2°  Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge

2° Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge

Dal 9 giugno al 19 settembre si svolgerà la seconda Biennale di Yinchuan, a cura di Marco Scotini – direttore artistico di FM Centro per l’Arte Contemporanea, del PAV Parco Arte Vivente di Torino e direttore del Dipartimento Arti Visive di NABA Nuova Accademia di Belle Arti – ospitata al MOCA – Museum of Contemporary Art Yinchuan.

La prima presentazione ufficiale della Biennale è avvenuta pochi giorni fa negli spazi di FM Centro per l’Arte Contemporanea, alla presenza del curatore, di Elisabetta Galasso (Amministratore Delegato di Open Care – Servizi per l’arte e Frigoriferi Milanesi), di Suchen Hsieh (direttore artistico, MOCA Yinchuan, Cina) e di Edoardo Bonaspetti (direttore, Mousse, direttore Arti Visive, Triennale di Milano) che, assieme ad Antonio Scoccimarro, ha raccontano le linee guida che Mousse Agency ha seguito per la realizzazione della visual identity della Biennale.

Nella serata di presentazione, tra i vari interventi dei relatori sono emersi i punti salienti della Biennale, ma non solo, anche le motivazioni che hanno visto come candidato ideale per questo impegno curatoriale Marco Scotini.
Ad aprire la conferenza stampa Elisabetta Galasso che sottolinea l’importante collaborazione che si è instaurata tra il centro per l’arte FM e il MOCA di Yinchuan. “Il nostro centro ha iniziato già da tempo a collaborare con importanti centri d’arte dell’Est Europa, per dar via a mostre e progetti condivisi. Per l’anno prossimo, a marzo, grazie alla collaborazione con il MOCA di Yinchuan inaugureremo una mostra che avrà un focus sull’arte contemporanea cinese. (…) Siamo particolarmente contenti di accompagnare Marco Scotini, direttore artistico del centro FM, in questa nuova avventura internazionale che lo vede confrontarsi con una sfida entusiasmante come quella della Biennale di Yinchuan, in un contesto fortemente connotato e pieno di suggestioni ed importanti prospettive. Pensiamo che per Marco, il contesto in cui si trova ad operare e compiere ricerche, sia particolarmente affine a quelle che sono i suoi orientamenti e le sue competenze.

2°  Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge - Conferenza Stampa - Foto Alessandra Di Consoli

2° Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge – Conferenza Stampa – Foto Alessandra Di Consoli

Dopo doverosi ringraziamenti da parte della Galasso, la parola è passata alla direttrice artistica del Museo di Yinchuan Suchen Hsieh che ci ha raccontato il contesto molto particolare in cui opera quotidianamente. Ha descritto le particolarità di questo museo che sorge nel confine tra zone umide e lussureggianti sopra il Fiume Giallo e il deserto dei Gobi, ai piedi del monte sacro Helasham. Il Museo è stato costruito in un’area decisamente lontana da quella che sono le rotte internazionali dell’arte contemporanea. Ma proprio per questa sua eccentricità, si è fatta di necessità virtù, cercando di sviluppare le avversità del sito per sviluppare e approfondire studi legati ad un discorso ecologico e naturalistico. L’attività e gli studi geologici dell’area, sono diventati parte strutturale dei programmi stessi del Museo che nei suoi archivi documenta le varie fasi ed evoluzioni del territorio. La stessa struttura architettonica, per molto versi, è come se rispecchiasse il paesaggio circostante e i suoi millenari cambiamenti. Situato all’interno di una grande piantagione biologica, il MOCA Yinchuan è il primo museo d’arte contemporanea nella Cina nord-occidentale.
Suchen Hsieh ha descritto il programma espositivo del museo dell’ultimo periodo, soffermandosi sull’importanza di quei progetti che, più di altri, hanno coinvolto la popolazione locale. La direttrice ha raccontato i molti temi affrontati nel programma espositivo con le mostre “Made in China” (un progetto monografico di ampio respiro che ha coinvolto artisti cinesi) “Crisscrossing East and West: The Remaking of Ink Art in Contemporary East Asia” (un progetto che ha approfondito il valore della ‘ink art’ sia nel passato che nel presente), ha sottolineato l’importanza dell’arte legata all’animazioni in quanto mezzo espressivo che, più di altri, coinvolge i giovanissimi all’arte e alla creatività ecc.
Una delle grandi sfide di questa realtà museale, infatti, è quella di allargare il bacino di fruitori di arte contemporanei, con progetti partecipativi, interattivi e che abbiano una forte connotazione didattica. Proprio questo aspetto, l’attività didattica, è stato una della motivazioni che hanno portato a scegliere Marco Scotini come il nuovo direttore della Biennale di Yinchuan, essendo direttore della sezione Arti Visive alla NABA, lui è una figura professionale particolarmente sensibile all’aspetto educativo e formativo dell’arte.

Ha preso la parola Marco Scotini per raccontarci la sua esperienza come curatore di questa particolare Biennale.
“Fondamentalmente sono tre i motivi per cui Suchen Hsieh ha voluto incontrarmi. Uno è per la mostra che ho curato nel 2015 “Too early, too late. Middle East and Modernity”  ospitata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna. Questa mostra era dedicata all’arte del Medio Oriente. Devo specificare che la maggior parte della popolazione dell’arte di Yinchuan è musulmana, di origine Islamica (ora sono cinesi da molte generazioni), ma i modi di vita e provenienza ha una forte influenza islamica.
La seconda motivazione che ha portato la commissione a inviarmi come curatore della Biennale è per il tema legato all’ecologia. Il museo nasce all’interno di una piantagione organica; ci sono molte coltivazioni di riso. Ha molto influito il mio lavoro di ricerca ed ecologia fatto in tanti anni e che ora, è ulteriormente approfondito con il programma al PAV di Torino.
Il terzo motivo è perché sono il direttore del Dipartimento Arti Visive di NABA. Come ha spiegato Suchen Hsieh, è importante la funzione pedagogica che può offrire un museo come quello di Yinchuan e la Biennale che ospita.
Questi tre motivi: la componente di ricerca sul medio oriente e islamica; la parte sull’ecologia e quella sull’educazione, sono gli aspetti che stavano particolarmente a cuore a Hsieh. (…)

2°  Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge - Visual Identity Mousse Agency

2° Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge – Visual Identity Mousse Agency

Uno degli aspetti che mi hanno colpito, nelle mie varie visite al museo di Yinchuan, è che ho avuto come l’impressione che lì, la storia, non ci fosse passata. Nella stessa città di Yinchuan è molto difficile trovare delle tracce del passato. Scoprivamo, nel corso delle molte ricerche che c’erano ancora i resti di una grande fabbrica del periodo della rivoluzione culturale di Mao, dunque sceglievamo di andarla a vedere. Dopo pochissimo ci dicevano che era appena stata distrutta. La percezione è stata quella di una continua e costante cancellazione della memoria. D’altro canto, è fortissima la presenza naturale, in tutto il luogo. Ricordo che Yinchuan è sopra il fiume giallo e appena sotto Helasham, una montagna che è considerata sacra tanto che moltissimi si fanno seppellire lì vicini per essere protetti. Molto vicino c’è il deserto, che si raggiunge dopo ore di viaggio in cammello. (…)
Il titolo scelto per questa seconda Biennale – Starting from the Desert. Ecologies on the Edge – è da comprendere sia da un lato fisico che metaforico. L’impressione che avevo, così come succede con il deserto, è che gli attribuiamo una geografia ma non una storia perché le tracce vengono continuamente cancellate. Si ha la sensazione che tutto sia in perenne movimento ma che si associa ad una apparente stabilità. Mi sembrava una metafora importante rispetto al luogo in cui mi trovavo a operare, estendendola puoi, come logica in relazione al significato di ‘storia’, a tutta la Cina. La Cina ha uno strano modo di raccontare e produrre la ‘storia’.
La dimensione geografica, ma anche dal punto di vista culturale, è che il deserto termina e laddove termina, inizia la campagna. Questa realtà, che io considero non opportunamente storicizzata, è da approfondire, anche in relazione al fatto che Yinchuan è una delle ultime stazioni della via della seta. L’ultima, che è veramente vicina, è a  Xi’an,  la fine più orientale della Via della seta e luogo dove è conservato l’esercito di terracotta.

Ho considerato dunque, questa posizione estremamente importante in quanto tappa della Via della Seta, ma anche luogo dove il deserto finisce; deserto senza storia ma che in realtà ha una storia antichissima. Oltre a questo aspetto affascinante, ho considerato Yinchuan anche un sito dove esiste un crocevia di ecologie sociali, ambientali, psichiche che diventava una sorta di presa di conoscenza di una bio-diversità fondamentale. Più mi confondevo in questo crogiolo e più ero consapevole che questi aspetti dovevano essere studiati e approfonditi. Senza contare che lì si incontra un modo di vita nomade e uno sedentario; un tipo di sussistenza nomadica e quella di tipo cinese legata alle coltivazioni. Lì non c’è soltanto una minoranza islamica, ma altrettanto fondamentali sono le minoranza buddista e sikh. Dunque un crogiolo non solo di modi e stili di vita, ma anche di religioni, le cui radici vanno ricercate, appunto, nell’antica via della seta. (…)

International Artists Village - Yinchuan

International Artists Village – Yinchuan

Un altro aspetto che questa Biennale approfondirà è il concetto di libro come paradigma.
Noi occidentali scopriamo la stampa con Gutenberg nel 1455, ma i cinesi l’hanno scoperta migliaia di anni prima. Devo dire che, visitando le loro biblioteche, che non sono come le biblioteche che pensiamo comunemente, sono collezioni di pietre con i testi di Confucio, Lao Tzu, i codici nestoriani … ero affascinato dall’idea che c’erano delle pietre disponibili a quanti, provvisti di una pagina di riso, mediante la tecnica del frottage, potessero portarsi a casa una parte di libro. (…)

A differenza della prima Biennale di Yinchuan a cura di Bose Krishnamachari, la Biennale che curo sarà decisamente antagonista. La Biennale, che aveva per titolo “For An Image, Faster Than Light”, non aveva nessun rapporto con il contento. Il mio compito, invece, è quello di creare forti relazioni sia con il luogo che con la cultura che lo permea. Ad esempio, uno dei temi che approfondirò è quello legato al concetto di ‘bordo’. La Cina ha costruito la sua storia attraverso due paradigmi: uno legato all’idea di ‘unitarietà’ delle diversità. Io infatti, voglio lavorare sulla porosità di questa unitarietà. L’altro paradigma tutto cinese è quello legato al concetto di ‘monoliticità’ senza tempo della cultura cinese, aspetto cercherò di indagare da più prospettive.”

Come conclusione della sua presentazione, Scotini ha sottolineato come sia molto grato di essere stato invitato a curare questa Biennale, “perché si tratta di lavoro dentro ad uno di quei contesti dove di progetta il futuro. Credo ci sia – e non lo dico solo io, ma sono in tanti a sostenerlo – che l’Asia sarà l’impero o la realtà imperialista del XXI secolo. Conoscere questo contesto è fondamentale. Lì dove si progetta il futuro, ho pensato secondo il mio metodo, di scavare un’archeologia; di mettere una sonda per ritracciare la memoria, ma anche per tratteggiare la velocità e la temporalità della Cina in questo momento…”.

Per ora non sono stati dichiarati i nomi degli artisti e una definizione dettagliata dei temi nello specifico, ma ci aggiorneranno presto.

2°  Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge - Visual Identity Mousse Agency

2° Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge – Visual Identity Mousse Agency

2°  Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge - Conferenza Stampa - Foto Alessandra Di Consoli

2° Yinchuan Biennale — Starting from the Desert. Ecologies on the Edge – Conferenza Stampa – Foto Alessandra Di Consoli