Studio visit - Live Works vol. 6 - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Studio visit – Live Works vol. 6 – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Al via la sesta edizione di Live Works Performance Act Award, la piattaforma internazionale sulla performance art che si svolge dal 20 al 22 luglio presso Centrale Fies, all’interno della 38esima edizione di DRODESERA, festival delle arti contemporanee quest’anno titolato Supercontinent2.

Al via la sesta edizione di Live Works Performance Act Award, la piattaforma internazionale sulla performance art che si svolge dal 20 al 22 luglio presso Centrale Fies, all’interno della 38esima edizione di DRODESERA, festival delle arti contemporanee quest’anno titolato Supercontinent2.

Live Works, a cura di Barbara Boninsegna, Simone Frangi e Daniel Blanga Gubbay si struttura grazie a un periodo di residenza artistica offerto ai 12 progetti selezionati tra le 422 application arrivate e intende la performance come uno spazio di lavoro, che sottolinea la natura di “apertura” e fluidità del performativo, la sua implicazione sociale e politica e il suo valore pubblico. Live Works crea un network effettivo per l’artista e nel corso degli anni ha fatto nascere diverse collaborazioni tra i curatori e gli artisti proposti. Quest’anno i guest curators sono Alessio Antoniolli, direttore di Gasworks, Alexander Roberts, curatore e producer, Gundega Laivina, direttrice di Homo Novus Festival, Juan Canela, curatore e scrittore e Vittoria Matarrese, curatrice di Performance Art al Palais de Tokyo.

Studio visit - Live Works vol. 6 - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Studio visit – Live Works vol. 6 – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Michele Rizzo

“Il progetto che sto sviluppando in questo momento si colloca in una fase di transizione rivolta a chiudere un ciclo di lavori che hanno avuto come oggetto l’esperienza del club e della danza ad esso legata. Cerco di sviluppare un metodo compositivo e poetico che possa esprimere l’intersezione di due modi di percepire la suddetta esperienza (in intimità e in collettività) elaborandoli non più riferendomi all’originaria fonte della riflessione, ma guardando ad essi in maniera più generica e astratta. Percepisco il teatro come un’opportunità per vedere da vicino il modo in cui realtà enigmatiche apparentemente disgiunte, si mescolano e comunicano tra di loro. Un terzo tipo di spazio emerge, forse sconosciuto, o forse soltanto sfuggente, che richiede di essere guardato attraverso.”

Diplomato in coreografia nel 2011 presso la School for New Dance Development (SNDO) di Amsterdam, dove ora è docente ospite in coreografia e movement-research, e nel 2015 presso il Master in arti visive Dirty Art Department del Sandberg Institute di Amsterdam, dal 2012 è sostenuto dal centro coreografico ICKamsterdam di Emio Greco e dal 2015 dal fondo olandese AFK Amsterdam Fonds vor de Kunst. Dal 2013 il teatro Frascati di Amsterdam in collaborazione col festival Something Raw, ha prodotto i suoi lavori: il progetto M, Higher e la sua ultima creazione Spacewalk. La pratica artistica di Michele tocca varie discipline, tra cui performance, musica e arti visive, e ruota intorno a tematiche di natura ontologica: la definizione del sé, la propria posizione nel contesto culturale e sociale, il concetto di origine, la propriocezione della persona nello spazio architettonico e nello spazio virtuale che abita.

Michele Rizzo - Live Works vol. 6 - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Michele Rizzo –  SUPERPOSITION – Live Works vol. 6 – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Reza Mirabi – PURPOSE

Reza Mirabi ha studiato Arti Visive a Mumbai e si sta per iscrivere al Master di Coreografia ad Amsterdam. Attualmente vive a Berlino. Per Live Works sta mettendo a punto l’idea di un brand legato al culto “materialista” di un futuro distopico. Parte dall’estetica contemporanea delle sale d’aspetto, delle sale riunioni e dei centri commerciali, per appropriarsi di una parte della loro natura e apparenza ultra-commerciale, dei codici e della cultura popolare che li sottende.

Queste sono le parole che usa per presentare il suo progetto a Live Works: “My work during the LiveWorks Residency is an approach to create a symbiosis between contradictory binaries and draws thereby on trends in the contemporary. I call my practice […] ENGINEERING SYMBIOTIC FUTURES. I focus here specifically on the bias of culture and nature. This dualism, in which, humans and culture are categorically distinct from that which is nature, has left us indifferent and removed from the world. Moreover, the dualistic bias blinds us to the inseparability of nature and culture, mind and body, spirit and matter, it blinds us from seeing matter as dynamic, self organizing agents with morphogenic potential outside of our understanding.” Reza considera il brand come un materiale speculativo “morfogeno” e ne esamina la materialità, la fisicità, gli effetti emotivi tangibili sul corpo, l’identità e l’ambiente che vive: “the body and identity of the brand independent of its products can become viscerally experienced. The brand is sculpted and at the same time retaining the agency to sculpt itself as well as its environment.”

Reza Mirabi - Live Works vol. 6 - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Reza Mirabi –  PURPOSE NEXT – Live Works vol. 6 – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Christian Botale Molebo – Kok-lat-vil solo +Invocation +Incantation +Exorcism

“KOK-LAT-VIL Solo Incantation + Invocation + Exorcism is a table of rituals married to technology to solve current problems in DR Congo” è il modo in cui Christian Botale Molebo presenta il suo progetto per Live Works vol. 6. Nato a Kinshasa nel 1980, ha studiato comunicazione visiva presso la scuola di Belle Arti di Kinshasa nel 2006 e nel 2012 si diploma alla Haute école des arts du Rhin di Strasburgo. Christian è un artista visivo e un performer che lavora principalmente con il corpo e con gli oggetti che di volta in volta potenziano e amplificano le sue narrazioni. Nelle sue opere racconta le storie del periodo coloniale del Congo Belga, dello Stato Libero del Congo e dello Zaire sotto la dittatura di Mobutu, tutte trasmesse dal padre per via orale.

“Welcome to my parents’ bedroom, I was not allowed to enter, and you have the right. Now he will return to this space in the present, are you ready to welcome him? My father died in 2007. I discovered manuscripts testifying the history of Belgian colonization in the Congo, the dictatorship of Mobutu, all the important archives of a family, which my father never publish for fear. I was interested in the oral version that he told me about the daily traditional objects that were brought to Brussels for the great collection Leopold II king of the Belgians.”

È importante che questi oggetti continuino a rimanere lì dove sono? Sono ben conservati? Se questi oggetti non vengono “espatriati”, sono comunque visibili? Chi ha deciso di conferire loro lo status di opere d’arte? L’artista decide di scolpire le sue versioni degli oggetti espatriati e le colloca al centro della performance, posizionandosi lui stesso tra memoria e storia e raccogliendo metaforicamente l’eredità sradicata dai colonizzatori.

Christian Botale - Live Works vol. 6 - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Christian Botale –   Kok-lat-vil –  solo + Invocation + Incantation + Exorcisme – Live Works vol. 6 – ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Judith Raum – Rock an Clay Improvisation

Judith Raum è un’artista e autrice residente a Berlino. Ha studiato Belle Arti, Filosofia, Storia dell’Arte e Psicoanalisi a Francoforte sul Meno e a New York. I suoi dipinti, oggetti, testi, inseriti in lecture performance e installazioni, esaminano la tensione tra la ricerca storico-sociale e il desiderio artistico. Dal 2011 al 2013 è stata borsista della Scuola di Specializzazione per le Arti e le Scienze presso l’UdK Berlin. Nel 2015 è stata borsista presso Villa Romana a Firenze. Nella performance che presenta a Live Works, Judith indaga la figura della storica, archeologa e diplomatica britannica Gertrude Bell (1884-1926), che parlava correntemente la lingua araba e viaggiava per quello che allora era chiamato Impero Ottomano orientale (Siria, Giordania e Iraq) scattando più di 6000 fotografie, immagini che sfidarono il conformismo scientifico dell’epoca e mettono ancora oggi in discussione lo sguardo. Gli spostamenti della Bell nel Medio Oriente come archeologa e donna europea sono stati parte di una confluenza problematica di poteri e interessi coloniali. Judith, nella lecture performance presentata per Live Works, si chiede in che modo oggi queste fotografie possano ancora smuovere equilibri e interrogare il nostro modo di vedere l’Occidente e l’Oriente del mondo.

“Gertrude Bell’s photography has never been investigated. If not merely seen as an early woman-traveller, she is generally considered in her role as British secret agent in Mespotamia, or as a central figure in the foundation of modern Iraq (1921). Bell’s movements in the Middle East as archaeologist and European woman were part of a problematic intersection of colonial powers and interests. Nevertheless, the language she chose in her photography indicates a readiness to get close up and let herself be affected, especially so when compared to ways in which Bell’s contemporaries in archaeology used the medium. Do her photographs challenge the regime of the gaze and the scientific conformism of the time? How do these photographs reflect on visual practice in general?”

Judith Raum - Live Works vol. 6 - ph. Roberta Segata per Centrale Fies

Judith Raum –  Rock and Clay Improvisation –  Live Works vol. 6 – ph. Roberta Segata per Centrale Fies