• Yuri Ancarani Il Capo (The Chief), 2010, 35mm film, color, 5.1 dolby digital, single channel video projection, 15’ Collezione MAST / MAST Collection Courtesy of the artist and Gallery ZERO, Milan
  • Chen Chieh-jen Factory (Fabbrica), 2003, Single channel video projection, 31’9’’, loop Courtesy of the artist
  • Willie Doherty Empty, (Vuoto) 2006, video projection, color, sound, 8’, loop Courtesy Collection Irish Museum of Modern Art, Dublin (Purchase 2006)
  • Pieter Hugo, Permanent Error (Errore permanente), 2010 - Video installation with 10 monitors Collezione MAST / MAST Collection Courtesy of the artist and Priska Pasquer Gallery, Cologne
  • Ali Kazma, Household Goods Factory, single channel video projection, 12’ Collezione MAST / MAST Collection Courtesy of the artist and Francesca Minini
  • Eva Leitolf Ein Konzern, eine Stadt (Un gruppo industriale, una città / Company Town), 2015-2016 24- 12-minute loop of 24 images and 30 texts projected in shifting sequences on 5 screens - Created in cooperation with Kunstmuseum Wolfsburg for the exhibition “Wolfsburg Unlimited” (2016) Courtesy of the artist
  • Armin Linke, Flocking (Stormo), 2008 - single-channel video projection, 13’26’’, loop Courtesy of the artist - With the support of Goethe-Institut Rome, HFG Karlsruhe.
  • Gabriela Löffel, The Case (Il Caso), 2015 - Installation, 2-channel video, headphones, HD, stereo, 33’51” Courtesy of the artist
  • Ad Nuis Oil & Paradise, 10 viaggi in Azerbaigian), 2013 - 2-channel video projection, 30’ Courtesy of the artist and Paradox
  • Julika Rudelius Rituals (Rituali), 2012 - Video installation, HD video projection, 11’53’’ Courtesy of the artist
  • Thomas Vroege, So Help Me God (Che Dio mi assista), 2014 - HD Video projection, 23‘ Courtesy of the artist and Paradox

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English text below

Fino al 17 aprile, presso il MAST – Manifattura delle Arti, Sperimentazione e Tecnologia di Bologna, è in corso la mostra Lavoro in Movimento – Work in motion. Curata da Urs Stahel, curatore della photogallery del MAST, il progetto si presenta come unica nel suo genere nella giovane storia dell’ambizioso spazio espositivo; si tratta infatti di una mostra composta interamente da video, sottolineando un’attenzione inedita per l’immagine in movimento da parte dell’istituzione bolognese. Un’attenzione molto meritata e ben strutturata, che risulta da una selezione accurata e di qualità degli artisti e da un allestimento fruibile ed esteticamente molto piacevole. L’ambiente quasi completamente nero delle sale espositive si illumina alla luce degli schermi, sui quali sono in onda video di diversa natura, ma dal tema comune, di quattordici artisti di fama internazionale: Yuri Ancarani, Gaëlle Boucand, Chen Chieh-jen, Willie Doherty, Harun Farocki/Antje Ehmann, Pieter Hugo, Ali Kazma, Eva Leitolf, Armin Linke (in collaborazione con alcuni studenti del Centro per la meccanica statistica e complessa dell’Università La Sapienza, dello ZKM e delle facoltà di Fotografia e Media 3D Art dell’Università di Arti e Design di Karlsruhe), Gabriela Löffel, Ad Nuis, Julika Rudelius e Thomas Vroege. Artisti diversi che trattano il tema del lavoro in modo differente ma acuto e coinvolgente, in una mostra da scoprire senza fretta.

Attraverso quattordici differenti interpretazioni del mondo del lavoro si toccano nodi concettuali importanti: la considerazione del movimento come cambiamento e a volte rifiuto (sia in senso metaforico che letterale), l’individuazione di nuovi paradigmi, nati da crisi, cicli produttivi e delle società; sotto i riflettori anche le differenze tra lavoro pagato e gratuito, gli strumenti essenziali allo svolgimento del lavoro, il rapporto tra scienza, tecnologia e impiego, la ripetizione, i gesti, la memoria delle attività umane e come queste plasmino persone, rapporti, territori; il tema dell’abbandono e della dismissione entra in gioco anche incrociandosi con le tematiche del lavoro pubblico e privato, così come la potenza dei simboli, che anche nell’occupazione ha il suo posto privilegiato, così come, ovviamente, ha un rilievo decisivo il ruolo, e il gioco di ruoli, tra chi da lavoro e chi lo fornisce, e a volte subisce, così come potere e subordinazione, anche supposti e simulati, sono due capisaldi dell’attuale sistema del lavoro; realtà e reality, ma anche prove (come stage e tirocini, ora così diffusi) e simulazioni, e lo scontro di queste con le aspettative è un altro tema indagato nella mostra, insieme alla conseguente riflessione sul rapporto vita/lavoro, e quanto questi si condizionino a vicenda.

Così come diversi e numerosi sono gli aspetti del lavoro analizzati dagli artisti, sono intriganti i risultati: dallo sguardo insistente della videocamera che indaga il cambiamento di un paradigma lavorativo osservando un edificio di uffici abbandonato (Doherty) alla molteplicità di tante telecamere che registrano, a diverse latitudini, trucchi, difficoltà, narrazioni e ricchezza di moltissimi lavoratori che raccontano la propria quotidianità lavorativa (Farocki/Ehmann), dalla precisione, teatralità, cura e ripetitività dei gesti propri del lavoro (Ancarani e Kazma) al peso del lavoro sulla società e sull’ambiente, plasmati a volte a immagine e somiglianza uno dell’altro (Leitolf e Nuis), dall’importanza della tecnologia (Ancarani e Linke) alla sua obsolescenza, che diventa di riflesso obsolescenza e memoria anche per le persone (Chieh-jen), dalla pericolosità e, per converso, all’accettazione di questa per la sopravvivenza (Hugo) al potere intrinseco di una posizione, sperimentata (Löffel) o reale (Rudelius), dall’immaginario legato ad alcuni ambiti lavorativi (Vroege) all’isolamento dettato dalla propria posizione (Boucand).

Piccoli video, corto-, medio- e lungometraggi, in piccolo e grande formato, di narrazione o di suggestione, da seguire attentamente o da “sfogliare” in velocità; approcci diversi, stilistici e contenutistici, per una mostra di ampio respiro e grande valore.

Si segnalano anche gli incontri legati alla mostra:

Mercoledì 22 febbraio, ore 18.30  DEAN BURNETT / THE IDIOT BRAIN

Mercoledì 1 marzo, ore 18.30 ARMIN LINKE / L’APPARENZA DI CIÒ CHE NON SI VEDE

Mercoledì 29 marzo, ore 18.30 LUCIANO FLORIDI / FUTURO PROSSIMO: ROBOT, LAVORO E RESPONSABILITÀ

Mercoledì 5 aprile, ore 18.30  INA BLOM THE AUTOBIOGRAPHY OF VIDEO / THE LIFE AND TIMES OF A MEMORY TECHNOLOGY

Gaëlle Boucand JJA, 2012 Videoproiezione HD, 50’ HD video projection, 50’ red shoes production

Gaëlle Boucand JJA, 2012  HD video projection, 50’ red shoes production

Yuri Ancarani Da Vinci, 2012 Pellicola 35mm, 5.1 dolby digital, videoproiezione a un canale, 25’ 35mm film, color, 5.1 dolby digital, single channel video projection, 25’ Collezione MAST / MAST Collection Courtesy of the artist and Gallery ZERO, Milan

Yuri Ancarani Da Vinci, 2012, 35mm film, color, 5.1 dolby digital, single channel video projection, 25’ Collezione MAST / MAST Collection Courtesy of the artist and Gallery ZERO, Milan

Lavoro in Movimento – Work in motion | MAST, Bologna

On January 25th opened, at MAST – Manifattura delle Arti, Sperimentazione e Tecnologia in Bologna, the exhibition Lavoro in Movimento – Work in motion. Curated by Urs Stahel, curator of the MAST photogallery, the exhibition looks like unique in the young life of MAST; this is in fact a show composed only by videos, underlining a new attention for the moving image from the part of the institution. A very well structured and deserved attention, that shows from an accurate and high-quality selection of the artists and a usable and aesthetically very enjoyable display. The rooms, almost completely black, light up through the glow of the screens, on which are broadcasted videos of different nature, but with a common topic, by fourteen internationally renown artists: Yuri Ancarani, Gaëlle Boucand, Chen Chieh-jen, Willie Doherty, Harun Farocki/Antje Ehmann, Pieter Hugo, Ali Kazma, Eva Leitolf, Armin Linke (in collaboration with some students of the Center for statistic and complex mechanics of the University La Sapienza, of the ZKM and of the Faculties of Photography and Media 3D Art of the University of Art and Design of Karlsruhe), Gabriela Löffel, Ad Nuis, Julika Rudelius and Thomas Vroege. Different artists who deal with the topic of work in different but acute and captivating ways, in an exhibition to discover unhurried.

Through fourteen (at least) different interpretations of the world of work, important conceptual points are touched: the consideration of movement as change and sometimes as waste (both metaphorically and literally), the identification of new paradigms, which were born from a crisis, of  production cycles and of society; under the spotlight are to be found also the differences between paid and unpaid jobs, the essential instruments for the execution of a job, the relationship between science, technology and employment, repetition, gestures, memory of human activities and how these shape people, relationships, territories; the topic of abandonment and disuse comes into plays intertwining with the themes of public and private work, and the power of symbols, which has, in occupation also, a privileged place, such the role, and the play of roles, between who gives work and who supplies it, and sometimes undergoes it, has it, obviously, a decisive significance, and like power and subordination, even if assumed and feign, are two cornerstones of our current work system; reality and reality (as a game), but also trials (like stages or internships, so popular today) and simulations, and the clash of these with the expectations of workers is another theme examined in the exhibition, together with the consequent reflection on the relationship life/work, and how these influence each other.

The points of view on works analyzed by the artists are different and numerous, and the results are intriguing: from the persistent gaze of the video camera that investigates the change of a working paradigm observing an abandoned office building (Doherty) to the multiplicity of different video cameras registering, on different latitudes, tricks, difficulties, narrations and richness of a wide range of workers telling their everyday working routine (Farocki/Ehmann), from precision, theatricality, care and repetitiveness of working gestures (Ancarani e Kazma) to the weight of work on society and environment, shaped sometimes in each other’s likeness (Leitolf e Nuis), from the importance of technology (Ancarani e Linke) to its obsolescence, which becomes then obsolescence and memory for people as well (Chieh-jen), from dangerousness to the reception of it for the survival (Hugo), to the intrinsic power of a position, both experimented (Löffel) or real (Rudelius), from the imaginary tied to some working fields (Vroege) to the isolation prescribed from its own position (Boucand).

Short videos, short-, medium and feature films, small or full frame, driven by narration or suggestion, to be followed attentively or to be “read through” quickly; different approaches, stylistically and from the point of view of contents, for a wide scope and great value exhibition. Not to be missed, you have time until April 17th.

Ali Kazma Automobile Factory (Fabbrica di automobili), 2012 Videoproiezione a un canale, 10’ single channel video projection, 10’ Collezione MAST / MAST Collection Courtesy of the artist and Francesca Minini

Ali Kazma Automobile Factory (Fabbrica di automobili), 2012 – single channel video projection, 10’ Collezione MAST / MAST Collection Courtesy of the artist and Francesca Minini

Harun Farocki / Antje Ehmann Labour in a Single Shot (Lavoro in un unico piano sequenza), 2011 15 monitor, su ciascuno 6 video di un minuto 15 monitors, 6 one-minute videos each Courtesy of Antje Ehmann, Berlin

Harun Farocki / Antje Ehmann Labour in a Single Shot, 2011 – 15 monitors, 6 one-minute videos each Courtesy of Antje Ehmann, Berlin