Progetto CLOSE ( ), Parsec, Bologna 2020

“Siamo tutti dei voyeur” affermò François Truffaut durante una conversazione con Alfred Hitchcock pubblicata nel suo libro Il cinema secondo Hitchcock del 1966. Ne erano consapevoli entrambi, e ne siamo consapevoli anche noi, in fondo. Le fondatrici di Parsec – Irene Adorni, Silvia Calderoni, Daria Casadio, Matilde Cassarini, Francesca Dondi, Iezzi Norina, Margo Lengua, Giulia Monte, Arianna Pasini, Judith Inglavaga Pedros e Ginevra Romagnoli – avranno pensato la stessa cosa, forse, quando hanno dato vita al progetto Close ( ). Il nuovo spazio non-profit bolognese, nato in via del Porto 48 C/D nel novembre 2020 – il coraggio non manca – è partito proprio con questa iniziativa, che, nonostante le ben note regole del DPCM ancora in corso, continua a garantirne comunque l’apertura. E di ‘apertura’, in effetti, si tratta, perché le mostre possono essere apprezzate da una fessura posta sulla saracinesca dello spazio: un piccolo taglio che diventa un invito, “spiraglio e possibilità – come si legge nel comunicato – di far emergere ciò che dovrebbe rimanere celato”.

Così, We’re closed, come closer: l’appello è quello di avvicinarsi, di sporgersi quasi, spiando al suo interno come fanno il giovane Agostino dell’omonimo romanzo di Alberto Moravia del 1944 e il giovane Renato del film Malèna (2000) di Giuseppe Tornatore, entrambi, però, nei confronti di altre forme. Nel caso di Close ( ), il voyeurism, infatti, non è nei riguardi di qualcuno, ma di qualcosa: “immagini, pensieri e suggestioni” – si legge ancora nel comunicato – che servono ad accendere “una serie di riflessioni e discussioni critiche online, sotto forma di approfondimenti messi a disposizione del pubblico”, nell’attesa di potersi poi confrontare nuovamente dal vivo.

Progetto CLOSE ( ), Parsec, Bologna 2020
Progetto CLOSE ( ), Parsec, Bologna 2020

Dopo l’installazione Articolazione n. 2 (2020) di Iside Calcagnile, accompagnata dalla performance di testo e voce Un’Altra Volta di Francesca Eleonora Capizzi e dall’approfondimento Per i boati che giungono inaspettati per l’ignoto che ci sbalza in un posto nuovo – un focus sulle relazioni tra pensiero, poesia, voce e arti visive – il progetto ha visto la partecipazione dell’artista Gloria Dardari con la video-installazione Dhomus (2019). La riflessione sul corpo e sul suo annullamento in un ambiente domestico – tema che ha anticipato quel che poi è stato – prosegue quindi nell’approfondimento intitolato In caduta libera: varie voci di critici, studiosi e artisti, come nel precedente caso, si susseguono per analizzare il concetto di ‘caduta’ declinato nelle diverse varianti di sospensione, perdita, sonno, riconducibili tutte all’unica condizione di trovarsi sospesi tra la vita e la morte. 

Parsec, termine che indica l’unità di misura delle distanze astronomiche, assume come primo fattore fondamentale il parallasse, ossia quel fenomeno che implica la sensazione di veder muoversi un oggetto quando l’osservazione dello stesso avviene da due punti di vista differenti. Ciò determina la creazione di nuovi orizzonti, la possibilità di contemplare molteplici visioni di noi stessi e di ciò che abbiamo davanti: “È in questo cortocircuito riflessivo, in questo sdoppiamento di noi stessi in qualcosa che sta dentro e fuori l’immagine, che si manifesta il nostro essere nel mondo”. Ed è questo l’obiettivo di Parsec: operare, attraverso l’arte, una moltiplicazione delle felici differenze che ci definiscono al fine di riunirle tutte in un unico, armonico segno maggiore.

We’re closed, so closer | Close ( )
Parsec, Bologna, via del Porto 48 C/D
parsecbologna.com

Gloria Dardari, Dhomus, installation view, Parsec, Bologna 2020
Gloria Dardari, Dhomus, Still from video, 4’ 55’’, 2019