arcobaleno Miart occhi

miartalks / curated by Fionn Meade, writer and curator, New York and Alessandro Rabottini, Curator at Large, GAMeC, Bergamo

Alcuni punti di vista dei protagonisti della giornata di  domenica 7 aprile. La fiera apre alle ore 10.00 per anticipare il blocco del traffico della Domenica a Spasso

? Marco Scotini,  Curatore Indipendente e Direttore Dipartimento di Arti Visive, NABA, Milano 

“Nel momento in cui biennali, annunci e-flux e spazi editoriali abbondano di progetti sul rapporto tra arte e attivismo, questo tema non poteva mancare dalla serie di talks della nuova edizione 2013 di Miart, che per la prima volta mette in campo una selezione di forze internazionali e promuove una piattaforma multidisciplinare, ricca di temi e figure. I relatori con me nell’incontro del 7 aprile (la data sarà solo un caso fortuito di coincidenze o è una trovata di Rabottini e Meade?) hanno sviluppato il carattere politico del loro ruolo negli anni
Settanta e ora vengono riscoperti felicemente un po’ ovunque: Baruchello nella prossima Biennale a Venezia, Gilardi invece nel suo tour museale in corso: Eindhoven-Nottingham. Si tratterà di un bel confronto tra gli anni Settanta e la scorsa decade o, come si dice, gli anni zero. Certo: Baruchello e Gilardi come artisti attivi dentro la fabbrica sociale italiana in trasformazione, io come curatore che, dopo trent’anni, ha raccolto e raccoglie esperienze simili su scala globale. Il dibattito tra arte e attivismo di questo Miartalk sarà anche una perfetta anticipazione dell’esposizione Disobedience Archive, che dal 22 aprile approda per la prima volta in Italia nelle sale del Castello di Rivoli.”

Domenica 7 aprile 12:15 – 13:15
Arte, ecologia e attivismo
Questo incontro esplora i modi in cui Gianfranco Baruchello e Piero Gilardi abbiano sfidato le convenzioni dell’arte visiva e i concetti di partecipazione e di emancipazione

Relatori: Gianfranco Baruchello, Artista, Roma;  Piero Gilardi, Artista, Torino;  Marco Scotini, Curatore Indipendente e Direttore Dipartimento di Arti Visive, NABA, Milano
Moderatore: Alessandro Rabottini

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? Pierre Bal-Blanc,  Director, Contemporary Art Center of Brétigny, Brétigny s/Orge

Extract from a letter addressed to Pratchaya Phinthong (2008) / Reversibility – A Theatre of De-Creation

“I have always been fascinated by the actions of workers  destroying their means of production as a way of claiming their rights, by farmers who dump their crops in city centers in defense of their agricultural production, and even sanitation workers who leave piles of waste in the streets to show and affirm their place in society. To my mind, if such actions have artistic qualities, it is precisely because they make no claim to being art as such. Rather, they create, at a fortuitous time and place, a consciousness of reality and its construction. In bringing together what is normally separated (for example, dumping a quantity of vegetables on a tarmac), the action of agricultural workers deconstructs the reality principle which enforces itself upon them in order to elicit an image that no longer obeys that very principle. One of the most vivid memories I have as a child is the silent march, without banners, of metalworkers in blue overalls fighting against job lay-offs on the site reserved for management and engineers at the factory where they worked. The sound of their steps was punctuated by the sound of shutters being closed in the surrounding houses. The texture and the color of blue working overalls being worn in the street in the middle of the day radiated sensuality and a vulnerability that appeared obscene compared with the reason for which they are normally worn. My proposal to invite artists to de-create a work of art rather than creating one within the context of a contemporary art fair, is undoubtedly related to my memory of this image of an informal march of uniformed factory workers in which my father took part.” (Mousse Publishing/Peephole Milan/CAC Brétigny 2013)

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? Marcello Maloberti, artista

“La città è la dimensione in cui il mio lavoro si immerge e respira. I ritmi spontanei, spesso marginali della quotidianità sono le tracce da cui poi costruisco le mie storie e azioni. I luoghi urbani sono il palcoscenico in cui ci si può sporcare con il reale, vivere e interpretare la contemporaneità. La provincia soprattutto è un tessuto urbano che mi interessa, si tratta di una condizione mentale più che fisica, la provincia è un “fuori” da cui si può guardare con più leggerezza la grande città.

Sono interessato all’ambiguità dell’identità culturale della città, nelle grandi città c’è uno scambio di culture, di linguaggi di pensieri e di azioni in costante mutamento, si vive nell’imprevisto, si cerca la deambulazione senza causa ed effetto. Le situazioni che voglio creare nei luoghi pubblici della città sono degli strumenti che trasformano questi luoghi in un altrove sempre inaspettato. E’ il modo in cui si abitano gli spazi che li trasformano e li riempiono di significato, e la città offre in questo senso moltissime possibilità di trasformazione e di ridefinizione, soprattutto una città come Milano che da sempre è in costante cambiamento.”

Domenica 7 aprile  17:15 – 18:15

Bodies in the City: performativity, architecture and participation

The panel investigates the practices of Ugo La Pietra and Marcello Maloberti, who both deployed the context of the city (specifically Milan) as a field for social interaction and as the site of a performative and temporary architecture

Speakers: Pierre Bal-Blanc, Director, Contemporary Art Center of Brétigny, Brétigny s/Orge
Giacinto Di Pietrantonio, Director, GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea, Bergamo; Ugo La Pietra, Architect and Designer, Milano; Marcello Maloberti, Artist, Milano
Moderator: Simone Menegoi, Curator, ZegnArt – Public, Milano

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? Paola Nicolin, Critic, Art Historian, Bocconi University, Milano

“Il meglio che si possa augurare a una qualsiasi iniziativa  culturale è di rispondere  a dei bisogni e di indurre a una domanda di sempre più alta qualità.  

Se una fiera d’arte rispondesse al bisogno di riattivaizione del mercato, di produzione di opere, idee e informazioni, e crescesse in relazione alle necessita’  di approfondire contenuti che da essi  muovono, lavorerebbe come un agente di scambio, relazione e confronto. Farebbe insomma il suo mestiere. Miart puo rispondere bene ai bisogni di milano perche si sta proponendo come un programma di attivta nel tempo, come uno strumento di negoziazine di relazioni tra citta e fiera e non ultimo tenta di costruire un palinsesto di attivita di approfondimento.  Secondo me il tema non e’ tanto pero’ portare a milano in modello che funziona solo nelle grandi citta’ europee e internazionali, ma piuttosto quello di enfatizzare la relazione tra patrimonio e arte contemporanea, anche con qualche licenza  spregiudicata che spariglia le carte e riscrive la storia anche recente.

La migliori fiere d’arte internazionali hanno di fatto lavorato in questa direzione, specializandosi piu o meno su alcuni mercati e caratterizzandosi per combinazioni di formati, geografie, sistemi di monitoraggio dei problemi dell’arte. Tutti bisogni di una comunita di appassionati e professionisti che e’ cresciuta molto megli ultimi ventanni e che le rispettive citta hanno saputo raccogliere editando la loro proposta culturale in relazione alla agenda fieristca. L’effetto desiderato e’ stato oltre che la conquista del consenso, una familiarita’ con l’esperienza dell’arte contemporanea che non ha prezzo in termini di effetti sul livello culturale di una citta’. In scala necessariamente piu ridotta e insistendo molto sulla relazione tra moderno e contemporaneo, penso che Miart possa lavirare bene. 

La parte delle conversazioni,  inutile negarlo, e’ tuttavia  quella  piu noiosa piu che altro perche nella dimensione fiera vince la simultanieta degli eventi e la sindrome del maratoneta da stand. Come fermarsi e perche mai?

Penso tutavia che  momenti di confronto sono molto utili perche nessuna istituzione, pubblico o privata, a milano ha mai  investito in modo non sporadico e del tutto slegatomdalla attivitabespositiva  questo importatissimo aspetto, che per me e’ la cosa piu interessantebe piu importante. e certi i centrinculturali o le universita non riescono ad attrarre pubblico assai diversificato per quanto gia’ autoselezionatosi nel monme o in cui visita la foera.

Che ruolo ha la fiera sotto questi punti di vista? 

Quali margini di liberta’ di discussione e quale grado di approfondimento potra’ avere nella messa in un scena di un palinsesto di incontri?”

Domenica 7 aprile  18:30 – 19:30
Bruno Munari: The Reasons for Timeliness
Bruno Munari was a master of crossing the disciplines: how can we consider his influence today when it comes to the merge of design, visual arts, education and theory?

Speakers: Paola Antonelli, Senior Curator, Architecture & Design and Director, Research & Development, The Museum of Modern Art, New York; Paola Nicolin, Critic, Art Historian, Bocconi University, Milano
Moderator: Alessandro Rabottini

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