Voyage à Naples - Romina De Novellis - Hermann Nitsch - Installation view  at Galleria Alberta Pane, Venice

Voyage à Naples – Romina De Novellis – Hermann Nitsch – Installation view at Galleria Alberta Pane, Venice

Testo di Laura Rositani

Nella sede veneziana della galleria Alberta Pane è in corso l’esposizione Voyage à Naples, a cura di Léa Bismuth, con opere di Romina De Novellis (Napoli, 1982) e Hermann Nitsch (Vienna, 1938).
Ne abbiamo parlato con Romina De Novellis.

La prima questione riguarda il dialogo e il confronto con il modus operandi di un artista come Hermann Nitsch, considerato uno dei massimi esponenti dell’Azionismo Viennese, le cui azioni performative risultano dissacranti ma al tempo stesso con una profonda valenza rituale e sacra, che portate alle estreme conseguenze fanno scaturire nel pubblico reazioni altrettanto forti di disgusto, di rifiuto.
I confini di ciò che è (ed era) generalmente accettato ed accettabile vengono azzerati: il lavoro di Nitsch mira al risveglio degli istinti più reconditi ed ad insinuarsi nel subconscio del singolo, secondo una concezione dell’arte come massima espressione che si oppone alla repressione. Come si colloca il tuo lavoro in relazione a Nitsch e qual’è stata questa volta, a tuo avviso, la reazione del pubblico?

Come mi colloco rispetto a Nitsch? In opposizione.  Nitsch appartiene ad un’epoca remota in cui quel tipo di azione performativa, degli artisti dell’Azionismo viennese e in generale degli artisti del suo tempo, risultavano estreme, violente: le performance negli anni Sessanta-Settanta erano sicuramente più dissacranti, più violente, più insanguinate di quelle che sono oggi le arti performative.
Per cui, essendo io l’erede di questo linguaggio, mi colloco in opposizione e in qualche modo in evoluzione, nel senso che il mio lavoro, per quanto di denuncia, è quello di un’artista che mettendo in gioco sé stessa, mettendo in gioco il proprio corpo, si esprime di conseguenza in maniera estrema, polemica e talvolta politica.
Si deve considerare che i tempi sono cambiati, le dinamiche sono altre e il mio lavoro è legato a Nitsch soltanto nei confronti del concetto di corpo e di rituale e quindi di quanto e come il rituale integri il corpo all’interno dei linguaggi del rituale stesso, quanto il corpo sia predominante all’interno delle dinamiche di rituali.

Francamente rispetto alle reazioni del pubblico oggi nel 2018, in quanto donna prima di tutto e in quanto artista, il mio obiettivo non è quello di provocare una reazione di shock, di scalpore o di scandalo, perché è già stato fatto. Quello che mi interessa invece è provocare una reazione riflessiva, cioè un’attenta riflessione a quelle che sono nel mio lavoro le dinamiche e gli aspetti socio-politico-antropologico e culturali che affliggono i tempi moderni. Quindi la performance oggi penso abbia un senso se collocata, come all’epoca di Nitsch, all’interno del contesto contemporaneo. Il mio contesto contemporaneo non è quello nitschiano, è un tempo di confusione di linguaggi, di codici, in cui emergono questioni legate ai diritti umani e al rispetto dell’altro. C’è molta confusione, si utilizzano tantissimi termini ma poi il mondo, soprattutto il Mediterraneo, che è quello che mi interessa particolarmente, sta volgendo a tutti i suoi limiti: quello che mi interessa è, attraverso la performance, denunciare quelle che sono le ingiustizie delle società contemporanee e non scioccare il pubblico ma al contrario portarlo ad una riflessione. Quindi sono al contempo in dialogo con Nitsch e in opposizione.

Voyage à Naples - Romina De Novellis - Hermann Nitsch -  Galleria Alberta Pane, Venice (detail)

Voyage à Naples – Romina De Novellis – Hermann Nitsch – Galleria Alberta Pane, Venice (detail)

Voyage à Naples - Romina De Novellis - Hermann Nitsch - Installation view  at Galleria Alberta Pane, Venice

Voyage à Naples – Romina De Novellis – Hermann Nitsch – Installation view at Galleria Alberta Pane, Venice

Il percorso espositivo si identifica in un voyage che oscilla tra video, fotografie e tele, per poi giungere a Napoli.
Nello specifico alcune immagini tratte da “Gradiva”, la statua errante, la performance tra i resti del sito archeologico di Pompei: è forte il riferimento alla “Gradiva” di Jensen che racconta di un archeologo che visitando un museo di Roma scopre un bassorilievo sul quale è rappresentata una figura femminile nell’atto di camminare.  Questa figura dall’estrema grazia, viene denominata “Gradiva”, l’avanzante.
Altri artisti, quali Dalì, Masson, Breton, nonché scrittori e filosofi ne hanno dato una loro personale (ri)interpretazione.
Mi parli un pò della sua azione performativa, della sua personale interpretazione.

In effetti il legame con “Gradiva” è interessante per vari motivi: innanzitutto c’è questo legame con le mie due città, Roma e Napoli, Pompei, perché in effetti il bassorilievo, soggetto dell’opera di Jensen, era appunto custodito in un museo romano, da cui provengo in quanto napoletana cresciuta a Roma.
Per cui questo fantasma pompeiano, nel mio caso, è quindi totalmente legato a degli aspetti autobiografici del mio percorso: il mio passato diventa un fantasma, io stessa divento un fantasma errante che all’interno delle rovine del mio passato faccio ritorno in maniera silenziosa ed invisibile. Napoli è una città che ho subito nel vero senso della parola perché provenendo da forti origini napoletane, ne ho subito tutte le tradizioni. E quindi ancora una volta ritorna il legame con il rito, con Nitsch, con Napoli: tutti gli aspetti della cultura napoletana che mi sono stati imposti pur essendo io romana. Quindi per me è stato interessante lavorare su “Gradiva” in questo senso.
Siccome il mio lavoro cerca sempre di essere più ampio dell’aspetto autobiografico e dell’autoanalisi, prima di tutto perché non è un aspetto del mio lavoro che mi interessa fare emergere attraverso il corpo, quello che cerco di fare è sempre sollevare un dibattito pubblico, creare una reazione di riflessione pubblica.
Quindi per me Gradiva, una donna fantasma cosciente della sua morte che trascina il cadavere di sé stesso all’interno di un cumulo di rovine, rappresenta per me la ricerca dell’identità all’interno di un contesto non solo personale ma, vista anche tutta la mia ricerca nel campo del Mediterraneo, anche rispetto alla storia e quindi alle sorti comuni.

Si parte dalla biografia personale, si attraversa la mia assenza a Napoli, la mia mancanza di Napoli, per arrivare a fare una riflessione prima di tutto estetica, filosofica e anche concettuale della ricerca dell’identità all’interno di un labirinto di rovine, e poi per collocare “Gradiva” all interno del suo contesto originario, cioè quello del Mediterraneo, delle catastrofi che si stanno continuamente ripetendo nei nostri mari e nei nostri territori, nelle nostre terre. Quindi in qualche modo Gradiva rappresenta anche il fantasma di una storia comune e di un futuro ambiguo per tutte le culture del Mediterraneo che arrancano e si trascinano tra le rovine di ciò che hanno creato.

Voyage à Naples - Romina De Novellis - Hermann Nitsch - Installation view  at Galleria Alberta Pane, Venice

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Il titolo della mostra e le tematiche possono essere considerate un omaggio di Venezia alla città di Napoli? Tenendo in considerazione anche il forte legame di Nitsch con la città che gli ha dato rifugio e riconoscimento.
Qual’è il suo legame con Napoli, con la sua energia vulcanica?

L’omaggio a Napoli è stato dato dalla curatrice con la quale ho viaggiato a Napoli per diverse ragioni, artistiche e personali. Ci piaceva l’idea di omaggiare la città di Napoli anche rispetto a delle dinamiche personali che ci hanno portate poi alla creazione di “Gradiva”, di cui Léa Bismuth è stata curatrice. Inoltre la curatrice si è interessata ed occupata di Nitsch in precedenza, si è quindi instaurato un legame diretto tra me, Nitsch, Napoli, Léa Bismuth e Alberta. Nel momento in cui mi è stata segnalata la possibilità di dedicare un lavoro alla mia città di nascita, alla quale ho già dedicato tre lavori, mi sembrava evidente accettare e anche contribuire intellettualmente poi al dialogo con Nitsch.

Per quanto riguarda il mio legame con Napoli: Napoli è la mia città, io mi sento a casa, lì ho tutta la mia famiglia. Il legame che ho con Napoli è quindi sanguigno, diretto, vero e franco, non è un legame solo astratto, ma è per me fisico, affettivo, emotivo.
Rispetto all’ energia vulcanica, penso di essere in questo figlia di napoletani, cioè la mia energia è esattamente quella vulcanica dei napoletani. Io dico sempre “penso napoletano e parlo romano”, io penso che siamo quello che mangiamo: ho sempre mangiato napoletano, ho sempre ascoltato il napoletano in casa, ho tutti i parenti napoletani e quindi il mio legame con Napoli è quello di tutte le persone che si sentono native di una città specifica e non di una qualsiasi.
Sono performer anche perchè sono napoletana. Napoli è la patria del teatro, patria dell’espressione corporale, è il luogo in cui il corpo è in assoluto non solo più rappresentato, ma anche più ritualizzato, e spiegato attraverso delle credenze popolari, se penso ad esempio alla “smorfia” in cui ci sono tantissimi riferimenti al corpo, e a tutti i vari riti napoletani, come il sangue di San Gennaro che si scioglie ogni anno, alle varie feste patronali tipiche del meridione, ma che a Napoli prendono una valenza molto importante.

Napoli è la patria del linguaggio non verbale, del corpo, ma è anche il paradosso che esclude i corpi in quanto è una città colma di pregiudizi ed quello che a me interessa rappresentare, forse un aspetto di cui non si parla molto, è raccontare la Napoli che si esclude, si vive di pregiudizi, di fede, di religione, di credenza profonda e che quindi esclude tutto ciò che non aderisce ai concetti della religione. Però grazie ai rituali, che hanno invece origine pagana, i napoletani riescono invece in qualche modo a includere all’interno del quotidiano tutte le differenze.Napoli è la città dei corpi, è la città delle contraddizioni dei corpi, è la città che sa escludere e includere nuovamente all’interno del contesto sociale del quotidiano.
è questo che mi interessa di Napoli ed è questo che cerco di raccontare.

Voyage à Naples - Romina De Novellis - Hermann Nitsch -  Galleria Alberta Pane, Venice (detail)

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