• Vivian Maier, St. East no108, New York, NY, 28 settembre 1959 ®Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
  • Vivian Maier, Senza titolo, s.d.® Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
  • Vivian Maier - Street Photographer, Museo Man, Nuoro 2015 - Installation view
  • Vivian Maier - Street Photographer, Museo Man, Nuoro 2015 - Installation view
  • Vivian Maier - Street Photographer, Museo Man, Nuoro 2015 - Installation view
  • Vivian Maier, Senza titolo, 1963 ® Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
  • Vivian Maier, Senza titolo, 1960 ® Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
  • Vivian Maier, Sans titre,Chicago, 16 Mai 1957 © Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
  • Vivian Maier - Street Photographer, Museo Man, Nuoro 2015 - Installation view
  • Vivian Maier - Street Photographer, Installation view at Museo Man, Nuoro 2015
  • Vivian Maier - Street Photographer, Museo Man, Nuoro 2015 - Installation view
  • Vivian Maier, New York, Ny, s.d.® Vivian MaierMaloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York
  • Undated, New York, NY
  • May 28, 1954, New York, NY

Tutto comincia nel 2007 quando John Maloof, film maker, fotografo e storico, acquista all’asta una scatola piena di negativi sperando di trovare materiale utile per la stesura del suo libro sulla storia di Chicago. Di questo enorme archivio che comprende più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 e 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere, Maloof riconosce immediatamente il grande valore e si mette subito alla ricerca dell’identità del fotografo. L’enigmatico artista si rivela essere una donna di nome Vivian Maier (1926 – 2009) della quale riesce a reperire poche notizie. Di lei si sa che passò la sua gioventù in Francia, in quanto la madre era di origini francesi, e successivamente si trasferì in America dove lavorò per tutta la vita come babysitter delle famiglie benestanti di Chicago e New York. Ha un alone di mistero la vita tranquilla di questa signora che appare a tutti come una donna tranquilla, riservata e silenziosa ma che conduce anche una vita parallela in giro per le strade della città vagando alla ricerca di un volto o di una situazione.

Le migliaia di scatti ritrovati non sono stati solo una scoperta dal punto di vista storico – uno spaccato esauriente delle classi sociali dell’America del dopoguerra – ma anche di quello artistico in quanto rivelano da subito il talento naturale di questa fotografa. Sebbene le istituzioni ufficiali storcano un po’ il naso quando si parla di artisti autodidatti e che si avvicinano all’arte solo come hobby, è innegabile nel lavoro di questa donna un talento innato che la portò ad avvicinarsi così tanto ai soggetti dei suoi scatti senza che la loro vita o la concentrazione dei loro gesti venissero bruscamente interrotte dall’intrusione dell’obiettivo. Sono fermi immagine che riportano istanti congelati della vita di tutti i giorni ma, anche a distanza di tanti decenni, rimangono comunque impregnati della bellezza e della carica emotiva del momento. Alcuni critici oltreoceano hanno infatti, non a caso, paragonato idealmente le opere della Maier a quelle di Diane Arbus sia per la resa minima dell’intrusione del fotografo nella vita del soggetto sia anche per la serie di freaks, soggetti strani o emarginati che popolano alcuni dei suoi scatti.

Vivian Maier  - Street Photographer,   Museo Man,   Nuoro 2015 - Installation view

Vivian Maier – Street Photographer, Museo Man, Nuoro 2015 – Installation view

Non importa che il soggetto della foto sia un ambulante, un bambino che piange, un vagabondo o un gruppo di eleganti signore, l’obiettivo si aggira discreto ma curioso tra i personaggi che compongono la folla di New York e Chicago. La città è per Maier un grande cantiere di emozioni, di attimi unici da fermare con la sua fidata Rolleiflex in bilico tra i personaggi di un libro Dorothy Parker piuttosto che di uno di Dawn Powell ma con un retrogusto enigmatico e a volte macabro come sanno essere solo alcune fotografie di Weegee.

Parte del corpus delle opere di Vivien Maier – che comprende non solo fotografie ma anche documenti audio e video – sono visibili nella mostra visitabile fino al 18 ottobre 2015 presso il MAN di Nuoro. L’esposizione, a cura di Anne Morin e realizzata in collaborazione con diChroma Photography, è la prima che propone un excursus di tutta l’opera della fotografa in un’istituzione pubblica italiana. Il corpus è formato da 120 fotografie datate tra i primi anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, da una collezione di scatti a colori della metà degli anni Sessanta e da una serie di filmati in super 8. La seconda parte del percorso è invece dedicata alla produzione della Maier degli anni Settanta e documenta il passaggio dalla fidata Rolleiflex alla Leica, cambiamento che la porta ad un’importante trasformazione della visione e, di conseguenza, dell’atto del narrare.

Corredano, infine, la mostra una serie di provini a contatto che aiuteranno il visitatore a comprendere i processi di visione e sviluppo della fotografia. Il progetto di un’esposizione interamente dedicatale è sicuramente ambizioso e renderà quest’artista (è bene considerarla tale e non solo “fotografa”) ancora più interessante al grande pubblico come già aveva fatto intendere il documentario “Alla ricerca di Vivian Maier” (trailer). Quest’ultimo è una testimonianza importante che chiarisce alcuni punti di questa enigmatica figura. Il video raccoglie interviste allo scopritore dei materiali, agli amici della fotografa ma anche ai bambini, ormai adulti, ai quali aveva fatto da babysitter. Ed è forse qui che si capisce l’ambiguità e la complessità psicologica di una donna che ha sempre vissuto sola in casa di altri, segregata in piccole stanze piene di giornali dei quali non riusciva a disfarsi. Una personalità ossessiva, a tratti ambigua e sicuramente introversa che ha parlato con le immagini e, attraverso i ritratti di altri, ci ha parlato anche di lei.

Testo di Annalisa Malavolta

Vivian Maier. Street photographer

fino al 18 ottobre 2015

MAN Museo d’Arte Provincia di Nuoro, via S. Satta 27, Nuoro

Vivian Maier,   New York,   10 Septembre 1955 © Vivian Maier Maloof Collection,   Courtesy Howard Greenberg Gallery,   New York

Vivian Maier, New York, 10 Septembre 1955 © Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier,   Sans titre,   Autoportrait,  s.d. © Vivian Maier Maloof Collection,   Courtesy Howard Greenberg Gallery,   New York

Vivian Maier, Sans titre, Autoportrait, s.d. © Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier,   Ragazzo con piccioni,   s.d. ® Vivian Maier Maloof Collection,   Courtesy Howard Greenberg Gallery,   New York

Vivian Maier, Ragazzo con piccioni, s.d. ® Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York

Vivian Maier,   New York,   NY,   Septembre 1953 © Vivian Maier Maloof Collection,   Courtesy Howard Greenberg Gallery,   New York

Vivian Maier, New York, NY, Septembre 1953 © Vivian Maier Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York