Elisa Montessori, Veduta installazione Vita Morte Miracoli, 2018. Courtesy dell'artista, Galleria Monitor

Elisa Montessori, Veduta installazione Vita Morte Miracoli, 2018. Courtesy dell’artista, Galleria Monitor – Photo Credits Anna Positano / Opfot.com

Testo di Francesca Busellato

“Genova la città dove i longevi vanno in pensione.”
Parafrasando la frase della serie tv Portlandia, cult per appassionati hipster e di sottile comicità, Genova potremmo immaginarcela così dopo aver visto la mostra curata da Carlo Antonelli e Anna Daneri.Vita, Morte, Miracoli. L’arte della longevità ospitata al Museo d’arte contemporanea Villa Croce.
Si perché il luogo nel quale il tasso di natalità è il più basso d’Europa e un anziano su tre ha più di 65 anni è proprio Genova, la Superba e tramontata città marinara che sta vivendo prima di ogni altra al mondo quel fenomeno di invecchiamento planetario che nel 2050 coinvolgerà l’intero mondo occidentale e ci obbligherà a stabilire nuovi equilibri sociali ed economici per sopravvivere, almeno dignitosamente. E i genovesi che la vivono si trovano ad essere inconsapevolmente primi protagonisti del mondo che verrà.

La mostra propone un viaggio dentro al passato, con un occhio al presente già dentro il futuro. Gli artisti coinvolti sono nati a Genova o hanno trascorso un periodo della loro vita in Liguria per poi spostarsi in altre città. Una generazione, quella presentata, longeva e in salute che ha lottato e ha mantenuto la speranza e di cui la mostra restituisce l’impegno ed anche una certa leggerezza e positività.

Percorrendo lo scalone della Villa che accede alle sale del museo, incontriamo le voci di chi studia il fenomeno dell’invecchiamento, raccolte dal curatore Antonelli e dalla giornalista Paola Mordiglia: sociologi, medici, designer, genetisti, studiosi di tecnologie all’avanguardia per migliorare la qualità della vita di chi vive in età avanzata, ci accompagnano alla comprensione del mondo che “qui già c’è” e a fruire le opere nelle sale successive con un bagaglio di informazioni inedito.

L’allestimento gioca sul tema dell’invecchiamento, così le cuffie da cui partono le interviste sono incapsulate in dei contenitori che si rivelano essere i classici barattoli raccogli urine e il muro del museo è dipinto di grigio /argento con brillantini, proprio a richiamare la silver age in cui ci si sta immergendo.
I temi affrontati vengono riproposti anche in delle scritte rosse luminose e scorrevoli posizionate nelle sale, quelle classiche da insegna della farmacia per intenderci, come delle didascalie tematiche che arricchiscono l’allestimento.
La longevità va di pari passo con un miglioramento della qualità della vita e tra gli interventi proposti che si interrogano su chi si farà carico economicamente, socialmente e fisicamente di questa generazione si ragiona anche in termini di business e di come la progettazione di un luogo adeguato al mantenimento dell’alta qualità della vita degli anziani si suppone possa essere un luogo ideale nella strategia generale di miglioramento della qualità della vita di tutti. E Genova con la sua qualità dell’ambiente e del clima Mediterraneo potrebbe essere il territorio pioniere di questo cambiamento.

Allestimento Villa Croce -  Vita, morte, miracoli - Genova 2018

Allestimento Villa Croce – Vita, morte, miracoli – Genova 2018 – Photo Credits Anna Positano / Opfot.com

Una grande immagine stampata sul muro al termine dello scalone si presenta al visitatore come una sorta di manifesto dei curatori: una foto della città di Genova dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, un momento storico importante per la ricostruzione del paese in termini fisici e di valori, ed un periodo a cavallo del quale sono nati la maggior parte degli artisti presentati.

A seguire si apre il percorso espositivo in un’alternanza di opere tra lo storico e l’inedito. Di Lisetta Carmi, nota per essere stata la prima fotografa ad aver ritratto nei propri luoghi privati i travestiti del centro storico di Genova, sono proiettate le immagini di un viaggio in Sud America realizzato a fine anni Ottanta. Emerge anche qui la peculiarità del suo linguaggio, la capacità di far emergere la relazione tra i luoghi che fotografa e le persone che li vivono con raffinata semplicità e delicatezza.
Tra le foto esposte un omaggio anche ad Ezra Pound ritratto dalla Carmi nel 1966 nella sua casa di Sant’Ambrogio di Rapallo che si collega al video A proposito di Ezra Puond del 1955 realizzato da Anna Oberto, Martino Oberto e Gabriele Stocchi presente nella stessa sala. Una memoria dei luoghi del poeta che aveva eletto la Liguria quale territorio di vita per un lungo ventennio.

Il rapporto con gli spazi è caro sia alla Oberti, di cui viene riallestita in una sala la performance realizzata a Palazzo Bianco nel 1980 Scritture d’amore. Diario. Cerimonia per Adele H. dedicata alla rielaborazione dei diari di Adele H, sia a Franco Mazzucchelli che al rapporto con lo spazio e il pubblico ha dedicato la sua intera attività e che in Liguria, nello specifico a Santa Margherita Ligure nel golfo del Tigullio, negli anni Settanta realizzò la performance Abbandoni con i suoi celebri gonfiabili lasciati liberi in mare. A Villa Croce presenta Riappropriazione un intervento ad hoc con tele in pvc pensato per il museo, uno spazio fertile possibile, un ideale ventre nel quale immergersi.

Colpisce come i linguaggi tra gli artisti scelti si differenzino nelle forme in alcuni casi iconiche in altri più astratte, forme comunque di un’espressione autonoma e rigenerativa liberi da condizionamenti sociali come se l’età gli avesse concesso una maggiore libertà di pensiero e azione.
Lo conferma la presenza delle grandi tele e delle installazioni di Renata Boero che richiamano all’informale materico come Cromogramma del 1965 e anche nei lavori di produzione più recente come Telero del 2018, proseguendo successivamente con l’approccio quasi situazionista di Corrado Levi con Frankestein, poesia geografica del 1982 che indaga come in una mappatura psico-geografica il territorio spezzino nel quale abitò negli anni Settanta mettendolo in relazione con due interventi recenti che toccano in modo critico il tema delle migrazioni, Vestiti di arrivati indossati da Corrado del 2015 e Gommone chissà del 2017.

Corrado Levi, Villa Croce, installation view, Genova 2018

Corrado Levi, Villa Croce, installation view, Genova 2018 – Photo Credits Anna Positano / Opfot.com

Le ultime due sale esprimono un’attitudine degli artisti più istintiva: dai dipinti e dalle installazioni di Elisa Montessori che riesce ancora ad esprimere la sua potente vitalità per esempio con Trasparente #1 #2 #3 del 2018, colori e segni dipinti su vetro nei quali ha inserito elementi simbolici appartenenti alla sua memoria storica, a Rodolfo Vitone che ci ripropone un ambiente che restituisce il senso della libertà espressiva sviluppata negli anni Ottanta: Il labirinto di rose l’allestimento proposto all’interno dell’Ospedale psichiatrico di Quarto a Genova nel 1984 che richiama con le tende finemente ricamate l’atmosfera mediterranea del roseto del parco di Genova Nervi e con un corpo di donna seminudo dipinto evoca memorie De Andrettiane e di cultura classica comunicando passione, sensualità e gioia di vivere.
Jean Dupuy è l’unico artista “longevo” ma non genovese coinvolto che ha realizzato 22 mouvement between past, present and future un video concepito con suo figlio che va a ricreare idealmente un legame con le giovani generazioni e che ironizza sul senso del tempo che passa e spiazza.

A corredo di un percorso dedicato alla longevità si inseriscono quindi due giovani artisti rigorosamente genovesi Nuvola Ravera con Una storia dentro una storia dentro una storia/ Peeling un’installazione di gomme da cancellare in una nicchia dello scalone e Marco Bruzzone con Silverland una fantomatica agenzia immobiliare per over sixities. Nuvola Ravera sarà la guida e la protagonista inoltre di una performance nel week end del 24/25 marzo 2018, un’azione performativo/partecipativa, che coinvolgerà circa 30 persone, volta a di-scialbare le pareti fisiche del museo come in un rito sciamanico di svecchiamento e di rigenerazione del luogo con i cui residui l’artista realizzerà una scultura.

Esperti intervistati: Massimiliano Valerii (direttore generale del Censis), Valter Longo (direttore dell’Institute of Longevity di Los Angeles), Stefano Gustincich (genetista dell’Istituto Italiano di Tecnologia), Alberto Pilotto e Patrizio Odetti (primari di geriatria rispettivamente all’Ospedale Galliera e all’Ospedale San Martino), Massimo Livi Bacci (decano degli studi demografici), Franca Rossi Galli (sessuologa della terza età), Niccolò Casiddu (docente di design della “silver economy” alla Facoltà di Architettura), Carla Costanzi (sociologa), Lucio Ghio (primario di psichiatria dell’Ospedale Galliera).

A cura di Carlo Antonelli e Anna Daneri
Museo d’arte contemporanea Villa Croce, Genova
Fino al 1 maggio 2018

Rodolfo Vitone, veduta installazione Vita, morte, miracoli. Courtesy dell'artista

Rodolfo Vitone, veduta installazione Vita, morte, miracoli. Courtesy dell’artista – Photo Credits Anna Positano / Opfot.com

Franco Mazzucchelli Villa Croce, installation view, Genova 2018

Franco Mazzucchelli Villa Croce, installation view, Genova 2018  – Photo Credits Anna Positano / Opfot.com

Nuvola Ravera Villa Croce, installation view, Genova 2018

Nuvola Ravera Villa Croce, installation view, Genova 2018 – Photo Credits Anna Positano / Opfot.com