Realizzato includendo screen recording, filmati privati e materiale found-footage, Mein Zeitgeist (“Il mio spirito del tempo”) pone l’attenzione su evoluzioni e contraddizioni proprie dell’epoca nella quale stiamo vivendo. Benché abbia una sua fisicità – costituita tanto da mega e gigabyte, quanto da oggetti e materiali concreti – il progetto è fatto per occupare uno spazio specifico che ha poco a che fare con una certa corporeità.

Il suo paradosso risiede proprio qui: Mein Zeitgeist può essere considerato sia un’opera che un atto di resistenza in quanto la sua collocazione ideale si trova esclusivamente all’interno di ogni  coscienza individuale.

Mein Zeitgeist è una presa di consapevolezza: la dimostrazione concreta di essere consci di star attraversando un’era senza eguali; per questo motivo il video lo si può proiettare in ogni dove, e la sua bandiera può essere dispiegata sulla ringhiera del proprio balcone o sventolata per strada.
Mein Zeitgeist afferma che questo tempo è mio, ma è anche nostro, che c’è qualcosa di strano e che bisogna assolutamente prenderne atto. 

Valerio Veneruso è un esploratore visivo nato a Napoli nel 1984. Si occupa dell’impatto delle immagini nella società contemporanea sia come artista che come curatore indipendente.
Attualmente vive tra Arcade (TV), Torino e il web.


Visual Doggerel

Tradotto dall’inglese Doggerel è una poesia irregolare nel ritmo e nella rima, spesso deliberatamente burlona o comica. In questo periodo difficile, anche un po’ triste, in cui risulta difficile collaborare o frequentarsi, la redazione di ATPdiary insieme a REPLICA – l’archivio italiano del libro d’artista – ha invitato un gruppo di curatori a proporre un progetto espositivo in un luogo impensabile e in forme impensabili.
Ad ognuno abbiamo richiesto di presentare una “mostra editoriale”, un sintetico testo critico sulla scelta dello spazio, delle opere, degli eventuali libri d’artista o pubblicazioni indipendenti che fungano da supporto critico documentativo del progetto.
L’invito che abbiamo proposto è stato quello di impostare un’indagine sullo spazio – reale e virtuale – utilizzando immagini di opere, pagine di libri, luoghi impensabili o immaginati.