Secondo appuntamento con Visual Doggerel: progetti ‘idealistici’, momenti di riflessione su come e dove organizzare una mostra, fosse anche il nostro spazio mentale o lo scaffale di un frigorifero.

Hans- Peter Feldman aveva deciso di realizzare una ‘mostra nella mostra’ dentro il mio frigorifero. Aveva trovato sei uova di marmo scuro e le aveva sistemate nel portauova incorporato nello sportello del frigo. Sulla mensola più alta, aveva posto un’asse con delle piccole piume sovrapposte, che faceva l’effetto di una deliziosa filastrocca visiva in mezzo ai pochi vasetti e scatolette che chissà come erano finiti nel mio frigorifero sottoutilizzato.”

Fare una mostra, Hans Ulrich Obrist

Dall’alto al basso: Nicola Gobbetto, “The Birth of Venus”, 2019, cd player, perla, 14 x 14 x 12 cm Tania Fiaccadori, “Sea Monkeys cult”, 2018

Endless waterfall
di Andrea Lacarpia

L’immagine dello scorrimento continuo dell’acqua in una cascata, con il suo fluido movimento dall’alto al basso, può essere vista come una rappresentazione visiva della modalità con cui si fruisce delle informazioni attraverso i dispositivi tecnologici. Dal personal computer allo smartphone, i device elettronici sono divenuti parte integrante delle nostre vite e prolungamento dei nostri corpi postumani, determinando una profonda trasformazione nella modalità con cui si fruisce il mondo esterno, sia ciò che viene visualizzato attraverso gli schermi sia l’ambiente circostante.
Se è vero che l’informazione digitale fornisce un’immagine del mondo restandone in qualche modo subordinata – senza una preesistente realtà fattuale non ci sarebbe nulla da comunicare -, è altrettanto vero che immagini e contenuti testuali ininterrottamente diffusi nel web vanno ad amplificare i confini di tale realtà in uno scorrere continuo di informazioni.

Negli ultimi anni, uno dei cambiamenti più significativi relativi alla percezione del reale, di cui forse siamo poco coscienti, è l’aumentare del tempo quotidiano in cui la visualizzazione delle informazioni visive si attua con lo scorrimento veloce e verticale, tipico dei siti web, dei motori di ricerca e dei social, rispetto allo scorrimento più lento ed orizzontale con cui tendenzialmente vediamo il mondo camminando o muovendoci con i mezzi di trasporto.
Utilizzando un’immagine metaforica, se il mondo prima di internet si percepiva in orizzontale, oggi la realtà si mostra sempre di più come un paesaggio orizzontale, relativo al nostro muoverci nello spazio fisico, disseminato di impetuose cascate, relative invece al nostro guardare gli schermi dei dispositivi elettronici, attraverso i quali le informazioni sono incanalate in uno scorrimento dall’alto al basso.

Dall’alto al basso: Andrea Samory, “Pink velvet – a Cumeo”, 2019, chiuma poliuretanica, lacca poliuretanica, resina epossidica, acrilico, pvc, capelli sintetici, acciaio. Stefano Perrone, “Fishing net at Mercat de l’ Olivar”, 2019, olio su tavola, 50 x 35 cm
Dall’alto al basso: Matteo Gatti, “::?xno7bc:sbra_$$sbrax_frame!?”, 2019, silicone, sale, pigmenti, resina, grafite su plexiglass. Giorgio De Chirico, “I bagni misteriosi”, 1973 (dettaglio)

L’immagine della cascata in un paesaggio è molto presente nelle tipiche rappresentazioni di luoghi paradisiaci, in cui si mostra l’idealizzazione della natura selvaggia come espressione di una felicità ancestrale. Delle diverse rappresentazioni di cascate in contesti naturalistici sorprendono alcune elaborazioni digitali particolarmente artefatte e sovraccariche, in cui la tradizionale pittura di paesaggio cinese si trasforma in un prodotto abbondantemente kitsch ed ipercontemporaneo. Le immagini di cascate solitamente considerate di cattivo gusto, presenti nei quadri con gli effetti luminosi che danno l’illusione del movimento, in passato tipici dei ristoranti cinesi, nelle stampe lenticolari, nei wallpaper per il desktop del computer e nelle gigantografie che coprono le vetrine dei centri massaggi, possono essere viste come allegorie della condizione contemporanea, della vita come eterna distrazione in cui la realtà fisica si dissolve nei pixel.

Pur ispirandosi a progetti che ho fisicamente realizzato in passato utilizzando stampe lenticolari come sfondo di mostre collettive, Endless waterfall si sviluppa nel formato editoriale del sito web, modalità espositiva adatta ad un contesto in cui non si può uscire da casa (anche se sono sempre possibili le mostre casalinghe per famigliari, coinquilini o se stessi). La mostra sottolinea la verticalità della fruizione dei contenuti attraverso i dispositivi elettronici ed è delineata come una personale allegoria della “realtà che scorre in verticale” nel periodo d’isolamento dovuto alla diffusione del virus Covid19.
Le fotografie di opere di diversi artisti, non solo autori contemporanei ma anche artisti storici, sono associate ad un display espositivo ridondante, un tappeto verticale in cui l’immagine ripetuta di una cascata fa da sfondo determinando diverse letture d’insieme.

L’escapismo, la realtà digitale, l’energia psichica che rompe gli argini della razionalità.

Lo scorrere di una cascata senza fine.

Dall’alto al basso: Mirko Canesi, “Demone”, 2014, tecnica mista su vetro, 30 x 40 cm Bramantino, “Madonna delle torri”, 1505 – 1519, tempera e olio su tavola, 122 x 157 cm
Dall’alto al basso: Iacopo Pesenti, “Enigma”, 2019, tecnica mista su tela Francesco Pacelli, “I don’t want to have nightmares about you anymore”, 2018, ceramica smaltata, 15 x 14,5 x 14 cm bn+ BRINANOVARA , “Unpredictable Ecosystem 16”, pittura ad olio, smalti, mdf, legno, vernice trasparente, 110 x 85.5 cm


Tradotto dall’inglese Doggerel è una poesia irregolare nel ritmo e nella rima, spesso deliberatamente burlona o comica. In questo periodo difficile, anche un po’ triste, in cui risulta difficile collaborare o frequentarsi, la redazione di ATPdiary insieme a REPLICA – l’archivio italiano del libro d’artista – ha pensato di invitare un gruppo di curatori a pensare un progetto espositivo in un luogo impensabile e in forme impensabili.
Ad ogni curatore abbiamo richiesto di proporre una “mostra editoriale”, un sintetico testo critico sulla scelta dello spazio, delle opere, degli eventuali libri d’artista o pubblicazioni indipendenti che fungano da supporto critico-documentativo del progetto.
L’invito che abbiamo proposto è stato quello di impostare un’indagine sullo spazio – reale e virtuale – utilizzando immagini di opere, pagine di libri, luoghi impensabili o immaginati.