Viola Leddi, Creature adorabili, 2019, exhibition view. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency.

Viola Leddi, Creature adorabili, 2019, exhibition view. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency.

Testo di Martina Matteucci

Dea, musa, madre, angelo del focolare o pericolosa tentatrice, ritratta nella dimensione pubblica o nella sua intimità, la donna da sempre occupa un ruolo di primo piano nell’iconografia artistica. La sua rappresentazione è spesso sinonimo di sensualità e talvolta viene usata pretestuosamente nel tentativo di attribuirle significati diversi e affidarle messaggi ora moraleggianti, ora erotici. Il rapporto tra corpo femminile e desiderio cambia nel corso della storia: in età medievale, ad esempio, a seguito della diffusione della cultura cristiana, il corpo veniva intenso come tempio dell’anima e doveva essere preservato da impulsi carnali finchè, con l’inizio del Rinascimento, i canoni di bellezza cambiarono radicalmente e si passò da figure diafane a dame dalle curve generose e dalle gote vermiglie. Bisognerà però aspettare il XVI secolo perchè il nudo esordisca con valenza erotica, anche se accettato solo in quanto riconducibile ad una certa allegoria o alla riproduzione figurativa di brani mitologici. A queste considerazioni bisogna però aggiungere che le donne nell’arte più che soggetto ne sono state l’oggetto: la storia delle donne artiste è rivestita di pregiudizi e difficoltà e lo sguardo attraverso il quale le figure femminili sono state rappresentate è comunque per lo più uno sguardo maschile. È da queste premesse che nasce il manifesto realizzato negli anni ottanta dal gruppo delle americane Guerrilla Girls, le quali accanto a una odalisca di Ingres mascherata da scimmione, scrivono con provocazione: “Le donne devono essere nude per entrare nel Metropolitan Museum? Meno del 5% di artiste nella sezione di arte moderna sono donne, ma l’85% dei nudi sono femminili”.

Viola Leddi, Creature adorabili I, oil and acrylic on canvas, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency

Viola Leddi, Creature adorabili I, oil and acrylic on canvas, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency

Viola Leddi, Ragazza insonne, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency(1)

Viola Leddi, Ragazza insonne, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency(1)

Considerazioni queste che Viola Leddi (Milano,1993) sembra tenere presente in Creature Adorabili I, II, III, una serie di tele di grandi dimensioni con cui indaga il desiderio da un punto di vista femminile. L’artista parte da una ricerca intorno a riferimenti iconografici provenienti dall’arte preclassica etrusca, dalla pittura murale pompeiana, dalle avanguardie storiche del Novecento e dal Ritorno all’ordine italiano. Il fine è quello di esplorare le modalità di rappresentazione del desiderio legato al femminile, gli stereotipi, i luoghi comuni che si legano alla sua figura per liberarsene. La donna rappresentata da Leddi non è una donna passiva, indifferente ma desiderante, caratterizzata dalle sue debolezze, dalla sua carnalità, dal gusto per i piaceri e immersa in un paesaggio boschivo. Ricorda il soggetto della vergine come bagnante, tema di tradizione classica che viene ripreso nell’Ottocento e poi nel corso del Novecento e sinonimo della donna moderna, simbolo del fascino e dell’amore. Insieme a queste figure, Leddi dipinge creature chimeriche e fiabesche da sempre associate nella cultura visiva alla sfera femminile. Quest’ultime sono esseri spavaldi che si rivolgono direttamente allo spettatore nel sottolineare la propria vanità. Altri elementi che ritornano nella serie di dipinti esposti sono l’elemento del fiore, espressione per eccellenza della femminilità, e quello dell’albero, rimando al peccato che commisero Adamo ed Eva nel cibarsi del frutto proibito. Nella mostra è presente anche una scultura, Ragazza insonne, che ritrae una giovane donna mentre racconta sul proprio diario le emozioni di un amore non corrisposto. L’opera è un chiaro riferimento alla Musa addormentata di Brancusi anche se, nella riproposizione di Leddi, è rappresentata non una dea dedita all’arte e alla scienza come vuole il mito, ma una ragazza rapita dalla passione e per questo in assenza di sonno, a sottolineare la febbrilità del desiderio adolescenziale e il suo mistero.

La sfera femminile è indagata nelle sue manifestazioni emotive e fisiche e quindi calata nella realtà. I soggetti ritratti sono figure desideranti, sfacciate, ma mai volgari, che cercano lo sguardo del voyeur-spettatore nella esibizione di una libertà ormai palesata. Il desiderio diventa un canale aperto al sogno, al mistero e all’inconscio attraverso immagini appartenenti a un tempo passato ma che parlano un linguaggio ancora attuale.

Viola Leddi – Creature adorabili
A cura di Tile Project Space
Fino al 9 Aprile 2019

Viola Leddi, Ragazza insonne, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency

Viola Leddi, Ragazza insonne, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency

Viola Leddi, Creature adorabili, 2019, exhibition view. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency.jpg(1)

Viola Leddi, Creature adorabili, 2019, exhibition view. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency

Viola Leddi, Creature adorabili III, oil and acrylic on canvas, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency

Viola Leddi, Creature adorabili III, oil and acrylic on canvas, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. siliqoon agency

Viola Leddi, Creature adorabili III, oil and acrylic on canvas, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. Siliqoon agency

Viola Leddi, Creature adorabili III, oil and acrylic on canvas, 2019. Courtesy Tile project space and the artist. Ph. Siliqoon agency