• Franco Vimercati, Untitled (Cow), 1995 Gelatin Silver Print 20,8×19,6 cm Ed. of 12 Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano © Eredi Franco Vimercati
  • Franco Vimercati, Untitled (Rollei), 1996 Gelatin Silver Print 30×25,1 cm Ed. of 12 Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano © Eredi Franco Vimercati
  • Franco Vimercati, Untitled (Ferro stiro), 1997 Gelatin Silver Print 30,7×25 cm Ed. of 12 Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano © Eredi Franco Vimercati
  • Franco Vimercati, 2016 Installation View at Galleria Raffaella Cortese, Milano - Photo: Lorenzo Palmieri
  • Franco Vimercati, 2016 Installation View at Galleria Raffaella Cortese, Milano - Photo: Lorenzo Palmieri
  • Franco Vimercati, Monforte d'Alba, Pettinatrice, 1973 Gelatin silver print 15,7×23,7 cm Unica Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano © Eredi Franco Vimercati
  • Franco Vimercati, 2016 Installation View at Galleria Raffaella Cortese, Milano - Photo: Lorenzo Palmieri

Riservato e schivo, Franco Vimercati ha portato avanti una ricerca lunga tutta la vita, analizzando instancabilmente il linguaggio della fotografia. Una pratica dagli esiti antispettacolari, condotta nel chiuso del suo studio quasi con accanimento, focalizzata su oggetti quotidiani che diventano il pretesto per sperimentare, senza distrazioni, le infinte possibilità della rappresentazione.

L’attenzione per la sua opera, a quindici anni dalla scomparsa, lo ha visto recentemente protagonista di importanti mostre, tra cui questa personale, che celebra quella di ventun anni fa con cui Raffaella Cortese inaugurò la galleria nel 1995.

Nei tre spazi espositivi sono presentati, con un approccio cronologico, i punti salienti dell’iter di Vimercati a partire dalla sua prima serie Sulle Langhe del 1973, poco conosciuta e raramente esposta. Si tratta di un catalogo di ritratti degli abitanti del piccolo paese dove l’artista trascorreva le vacanze estive, un repertorio sociale che descrive le persone attraverso i loro mestieri. Già in questa prima serie è evidente l’approccio concettuale: i ritratti formano un’ampia rassegna che è una vera e propria analisi antropologica d’insieme in cui risaltano alcune caratteristiche che si riveleranno costanti, quali l’uso del bianco e nero, il punto di vista sempre frontale, la variazione limitata delle inquadrature, lo sfondo che diventa sempre meno caratterizzato e più neutro, la ripetizione di uno schema quasi a volerne esaurire tutte le possibilità.

La ritrattistica è solo un episodio iniziale: negli anni immediatamente successivi Vimercati radicalizza la sua impostazione, concentrandosi sul suo vero interesse, la specificità del linguaggio fotografico. Va all’essenziale, abbandona il ritratto e lo spazio aperto e si chiude in studio, prendendo come soggetti – che sono solo pretesti perché, come affermava, «in fotografia un oggetto ci dev’essere per forza» – banali cose quotidiane, bicchieri, vasi, zuppiere. Ed è proprio una vecchia zuppiera sbrecciata, il suo lavoro più noto su cui si concentra per dieci anni, lo spunto per mettere il mezzo fotografico al centro. La zuppiera, posizionata sempre nella stessa postazione all’interno dello studio, è ripresa da punti vista leggermente differenti, con ottiche diverse: sempre uguale a se stessa nella molteplicità delle possibilità tecniche della rappresentazione. L’insistenza e la serialità non offrono appigli, non c’è narrazione, solo silenzio e ripetizioni diffenti, a volte minime. Instancabile, Vimercati continua ad applicare questo metodo, fotografando altre suppellettili, arrivando poi, negli anni novanta, alla serie emblematica Le capovolte, a cui è dedicata la terza sezione della mostra: qui l’oggetto è ribaltato, reso così come si imprime sulla pellicola all’interno del corpo della macchina (e sulla retina del nostro occhio). Le immagini, restituite capovolte, svelano il processo della visione portando alle estreme conseguenze la ricerca sul mezzo fotografico.

Ma le fotografie di Vimercati hanno soprattutto la particolarità di catturare l’attenzione e sospenderla, permettendoci di intuire l’essenza del tempo. Similmente a ciò che accade quando si osservano le rovine, queste immagini, nella loro dimensione remota ma non determinabile e nel loro essere presenze mute e inconoscibili, permettono di intuire – usando le parole di Marc Augé – « un tempo puro, non databile, assente da questo mondo di immagini di simulacri e di ricostruzioni […]. Un tempo perduto che l’arte talvolta riesce a ritrovare».  Marc Augé, Rovine e macerie. Il senso del tempo, Bollati Boringhieri, Torino, 2004.

Franco Vimercati,   Untitled (Zuppiera),   1990 Gelatin Silver Print 18,  9×24,  2 cm  Ed. of 9 Courtesy  Galleria Raffaella Cortese,   Milano  e Archivio Franco Vimercati,   Milano © Eredi Franco Vimercati

Franco Vimercati, Untitled (Zuppiera), 1990 Gelatin Silver Print 18, 9×24, 2 cm Ed. of 9 Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano © Eredi Franco Vimercati

Franco Vimercati,   Untitled (Zuppiera),   1990 Gelatin Silver Print 19,  7×25 cm  Ed. of 9 Courtesy  Galleria Raffaella Cortese,   Milano  e Archivio Franco Vimercati,   Milano © Eredi Franco Vimercati

Franco Vimercati, Untitled (Zuppiera), 1990 Gelatin Silver Print 19, 7×25 cm Ed. of 9 Courtesy Galleria Raffaella Cortese, Milano e Archivio Franco Vimercati, Milano © Eredi Franco Vimercati