Nel libro d’artista Viaggio sul Reno 1974 pubblicato da Artphilein Editions (Lugano), Ugo La Pietra rimodella i suoi appunti e servizi fotografici realizzati nel 1974 durante una crociera sul Reno. Partiti da Düsseldorf e giunti a Basilea, conducono, lui e gli altri membri del Gruppo Comunicazione parte della scuola Global Tools, un viaggio/performance. In un ambiente chiuso, limitato e autoimposto esplorano il tema della “comunicazione” lasciando emergere i comportamenti dei partecipanti, le loro interazioni e i loro processi di dialogo.
Nell’intervista l’autore racconta nel dettaglio questa esperienza e che valore ha per lui la trasposizione di quanto accaduto in un libro d’artista.

Segue l’intervista con Ugo La Pietra a cura di REPLICA (Lisa Andreani e Simona Squadritto)

 Viaggio sul Reno nasce come laboratorio all’interno del Gruppo Comunicazione, una delle cinque “sezioni” che componevano Global Tools, una scuola a-scolastica fondata all’interno della rivista Casabella nel 1973 dai membri dell’architettura radical.
Ci può raccontare da dove nasce l’idea e come mai, visto il campo in cui operavate (la comunicazione) cosi vasto e ricco di media, questa attività si sia svolta all’interno di una barca?   

Nella Global Tools, attraverso una serie di seminari collettivi, abbiamo diviso le varie esperienze (didattiche!) attraverso una serie i gruppi di ricerca caratterizzati da diverse materie: il corpo, la teoria, la comunicazione… Nel gruppo Comunicazione (composto, oltre che dal sottoscritto, da Franco Vaccari, Gianni Pettena, Guido Arra) si era formata l’idea di fare un’esperienza di “analisi e osservazione”.
Guardare e guardarsi: cercare di leggere il comportamenti degli individui e le loro tecniche di comunicazione.
Secondo il modello dei “laboratori aperti” della Global Tools (nel tentativo di liberare le energie represse della nostra società), la ricerca si era indirizzata verso quelle esperienze individuali e collettive che la nostra società aveva messo in atto per “regolare e controllare” i nostri pensieri e comportamenti.
Il viaggio organizzato (quello su un battello, sul fiume, che viaggia di giorno e si ferma di notte e che costringe il turista a rimanere chiuso all’interno di una struttura che non gli consente nessuna esperienza “esterna”) ci è sembrata l’occasione concreta per leggere appunto la “comunicazione”, in questo caso ridotta ai minimi termini.

Viaggio sul Reno ci ricorda il romanzo, per molti aspetti simile, di David Foster Wallace dal titolo Una cosa divertente che non farò mai più. Si potrebbe dire che questo libro edito con Artphilen Editions SA (Lugano) rappresenti un’analisi a tutto campo nel raggio visivo della sua crociera. L’analisi sociologica dei partecipanti alla crociera si trasforma in qualche modo in un lavoro più introspettivo? 

L’analisi sociale che emerge dalle mie opere sul Viaggio sul Reno, e ancora di più dal libro edito da Artphlilein, è stata un’esperienza che mi ha fornito una serie di elementi conoscitivi sul “viaggio organizzato” come modello di un’occasione per leggere le attitudini dei viaggiatori: dalle paure verso esperienze cariche di azzardo, alle difese della propria identità, fino all’incapacità di perdersi nel viaggio, e quindi conoscere l’aspetto antropologico “dell’esperienza viaggio” e del rapporto individuo-ambiente.Ma ho anche avuto conferma di tutti i “miei” sospetti e delle “mie” resistenze nei confronti del “viaggio”, proprio come ho condiviso spesso i commenti negativi riguardo il viaggio-turistico di Ennio Flaiano.

Anche Franco Vaccari nel 1974 ha realizzato un libro dallo stesso titolo Viaggio sul Reno. Settembre 1974 in edizione limitata sulla stessa esperienza. Come si rapporta la sua pubblicazione a quella dell’amico e collega?

Alla fine del nostro viaggio, Franco ed io abbiamo realizzato una serie di opere (analisi/decodificazioni) in forma di collage/fotomontaggi molto vicine al linguaggio della narrative art. Quindi, nel 1976, le abbiamo insieme esposte alla Galleria Maud Center (di Giaccari) a Varese.
Franco aggiunse alle sue oepre anche una pubblicazione mentre io pubblicai più volte queste opere nei miei libri, come “Abitare la città”.
Percorsi, il mio e quello di Franco, paralleli e di condivisione, non solo dell’esperienza ma anche del linguaggio artistico (che si può trovare nell’affinità delle nostre opere) che si completa bene con questa pubblicazione.

Grazie alla pubblicazione Global Tools di Valerio Borgonuovo e Silvia Franceschini edita lo scorso anno da NERO Editions ci è possibile conoscere in maniera più approfondita il caso di Global Tools e in particolare quelli che erano gli obbiettivi del Gruppo Comunicazione formato da lei, Franco Vaccari, Guido Arra e Gianni Pettena. Ci potrebbe raccontare più nel dettaglio quali sono state le tecniche di coinvolgimento e provocazione e decodificazione che avete attuato? 

Nel cercare di mettere in pratica (con i laboratori di Comunicazione della Global Tools) un’esperienza di gruppo nella prospettiva di analizzare la categoria “comunicaazione”, abbiamo scelto come campo d’indagine il viaggio, ma un viaggio dove l’individuo (costretto all’interno di un sistema, quello del viaggio organizzato su nave) si trova a fare un’esperienza con il minimo di possibilità di rischio: protetto!

Che importanza ha per lei il libro d’artista? Come si colloca nella sua pratica?

Il libro in genere, e il libro d’artista in particolare, sono stati nella mia lunga pratica di ricercatore strumenti indispensabili. La necessità di produrre pubblicazioni, negli anni si è sempre più andata caratterizzando in libri capaci arricchire, completare ma soprattutto “spiegare” il significato delle mie opere.
Opere che quasi sempre sono un insieme di lavori, che ho spesso definito “lavori di ricerca”.

Titolo: Viaggio Sul Reno 1974
Testi, fotografie e disegni: Ugo La Pietra
Edition: 500 con 10 speciali edizioni, numerate e firmate
Dimensioni: 22 x 16 cm
Pagine: 80
Editore: Artphilein Editions, Lugano
Anno di pubblicazione: 2020
ISBN: 9788894375978
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