Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore

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Il duo attivo dal 2014, Venturi & Vasiljević (Nataša Vasiljević e Francesco Venturi) ha presentano il progetto sonoro Radio Tristano negli spazi di CURRENT, artist run space milanese. Fino a pochi giorni fa novembre si sono succeduti talk, concerti e performance. Segue un’intervista con

ATP Diary: Radio Tristano è il titolo dell’opera in mostra nello spazio CURRENT a Milano, qual è il concept che ha guidato la sua realizzazione?

Venturi & Vasiljević: Il progetto deve il suo nome al così detto Accordo del Tristano. Un accordo che proviene da molto lontano e che Wagner impiegò nel suo Tristano e Isotta, caricandolo di significati sui quali, ancora oggi, si scrive, si dibatte, si ricama… Il Tristan-Akkord viene letto come il simbolo della perdita dei punti di riferimento che inaugura il Novecento. Dalla prospettiva contemporanea appare come l’ultimo dei punti di riferimento salvo, il che la dice lunga su uno dei paradossi impliciti della nostra società: l’unica certezza è che non ci sono più certezze. Per noi è un pretesto per parlare di questa presunta perdita, partendo da un’operazione letterale, quella di trasmettere 24/7 l’accordo. La scusa del Tristan-Akkord è un punto di partenza, serve a creare un campo d’azione, uno spazio critico.

ATP: Il progetto è molto articolato, non si tratta solo di lasciare al pubblico la mera fruizione ma soprattutto di coinvolgerlo, di renderlo partecipe con una serie di eventi collaterali. Quali sono e cosa aggiungono al lavoro?

V&V: Uno dei concerti in programma consisteva in una maratona di Tristan-Akkord all’organo elettrico. Tutti i presenti erano invitati a dare il cambio all’organista di turno che, senza rilasciare i quattro tasti dell’accordo, passava attentamente la responsabilità a chi prendeva il suo posto. La durata della maratona dipendeva da questo tipo di affluenza, e quando oltre a noi due non ci fosse stato più nessuno a tenere l’accordo, la maratona poteva dichiararsi conclusa. Siamo riusciti a coprire in questo modo circa tre ore. Oltre a questo evento Radio Tristano non vede un particolare coinvolgimento del pubblico in senso stretto “relazionale”. Più che un progetto partecipativo si tratta invece del risultato di tante collaborazioni, di autorialità non-condivise. Abbiamo invitato artisti e pensatori a confrontarsi con noi sul tema della perdita dei punti di riferimento, sapendo che l’argomento solleva delle questioni cruciali che riguardano temi come l’identità, il lavoro, il fare, ecc. Cesare Pietroiusti, Gabriele Manca e Ezio Partesana sono stati nostri ospiti, il prossimo sarà Federico Ferrari, e ne inviteremo molti altri. Tutti i contenuti si possono ascoltare in podcast sul sito.

ATP: Dal 20 ottobre la web radio è online 24/7, quale sarà il futuro di RadioTristano?

V&V: Radio Tristano resterà on air a prescindere da qualsiasi progetto espositivo che la ospiti. Dovunque tu sia e in qualunque momento dell’anno, puoi essere sicuro che a quell’indirizzo troverai il Tristan-Akkord, un segnale generato dal vivo e trasmesso in diretta. L’idea è proprio questa: garantire un punto di riferimento.

Venturi & Vasiljević

Venturi & Vasiljević

ATP: L’idea di lavorare con il suono, in relazione o meno alle arti visive, da cosa è nata e come si inserisce nel vostro percorso artistico?

V&V: E’ una domanda a cui si potrebbe rispondere in molti modi, per dare una risposta unica. Diciamo solo che ritorniamo sempre al suono, nei nostri progetti. Esso ci da l’architettura, la scultura, naturalmente una temporalità, ma sopratutto ci mette nella dimensione poetica che ci interessa di più, quella che oscilla sulla soglia fra materiale e immateriale. Finora abbiamo tentato di risolvere l’immateriale in una dimensione monumentale. La musica, che unisce qualcosa di estremamente fisico con qualcosa di inafferrabile, è un modo di aprirsi su questa complessità. Ci interessa quell’operazione di “transustanziazione” che del resto è il principio musicale stesso. Anche se, in fondo, il nostro lavoro a poco a che fare con la musica. Sicuramente l’idea di lavorare con il suono deriva da una profonda necessità di entrare nella dimensione del LIVE.

ATP: Cosa implica la scelta dell’ambiente adatto ad ospitare e dialogare con l’opera sonora?

V&V: Lo spazio è parte integrante dell’opera, specialmente nei suoi aspetti negativi. Nell’allestimento bisogna considerare l’acustica di un luogo come si considera la sua illuminazione. Come si sa, possono letteralmente distruggere l’opera. La risposta in frequenza di un luogo è la sua voce, non un semplice amplificatore o una colorazione, è un interlocutore. Lavorare coi suoni significa mettere in dialogo le architetture. Perché ricordiamoci che il suono è un volume, esso colma gli spazi fuori controllo, e le nostre orecchie non hanno palpebre. Detto ciò, Radio Tristano opera su un altro livello, altrettanto spaziale. Se il suo primo piano di lavoro è incastrato all’interno dello spazio espositivo, il robot che genera il segnale dal vivo, i concerti, le talk, ecc. il secondo è fuori dalle sue quattro mura. Infatti hai potuto conoscere la nostra ”opera sonora” da casa, prima di venire fisicamente alla mostra…ma quella non era un’immagine da vedere in anteprima, quello che ascoltavi era il lavoro stesso, la scultura in sé, nel suo habitat naturale, l’etere. Una buona trasmissione radiofonica deve essere il più asciutta possibile, in termini di acustica, eppure è come se Radio Tristano fosse immerso in un ambiente tanto ampio, che c’è da aspettarsi un riverbero infinitamente più lungo di quello di Notre Dame de Paris.

ATP: A che grado dell’esperienza estetica si pone la percezione del suono? Esiste in questo momento nel panorama artistico per voi un livello adeguato di interesse e conoscenza di quest’ambito di ricerca?

V&V: Interesse moltissimo, conoscenza scarsissima…La situazione è più o meno eremitica, da tipico cliché postmoderno. Tutto quanto c’è di buono e di marcio è impastato in un imprecisato magma, bisogna ancora scrivere, curare, fare molta critica, lavorare a una struttura che sappia comprendere e collocare questo fenomeno, che è nel pieno della sua energia espansiva. Art or Sound, ad esempio, presentava solo una cronistoria dell’oggetto sonoro: come lo strumento musicale si è trasformato in un dispositivo non funzionale destinato alla produzione o alla significazione di fatti acustici. Sculture sonore, molto diverse da suoni scultori…Il suono in quanto materia scultoria o come supporto comunicativo, anche non autonomo, è il campo d’azione inesplorato. L’oggetto sonoro è stato ampiamente esposto, discusso ed eventualmente acquisito. Non basta una Soundings al MOMA con l’illustrazione della sordità, o una Sound and the City in cui ascoltiamo i suoni delle tubature di Roma, ci vogliono risposte (opere d’arte) ma sopratutto bisogna formulare le domande. Le vecchie generazioni hanno prodotto un corpus che, bene o male, ha trovato una sua collocazione, in un’ampia rete di senso. I giovani artisti, autori di questa rivoluzione linguistica e filosofica, sono costretti a muoversi in un contesto di grande impreparazione, che sfrutta i loro sforzi senza comprenderne la portata, ma anzi gettandola sul baratro dell’inconsistenza, del divertissement, del “cool”. Il suono non è l’ultima delle trovate di una generazione di artisti senza idee, è la naturale prosecuzione della storia dell’Arte! Ma qualcuno se ne sta già accorgendo…

Venturi & Vasiljević , Radio Tristano  - Current, 2016 Milano

Venturi & Vasiljević , Radio Tristano – Current, 2016 Milano

Venturi & Vasiljević , Radio Tristano - courtesy: the artists

Venturi & Vasiljević , Radio Tristano – courtesy: the artists

Venturi & Vasiljević , Tristan-Akkord Marathon courtesy: the artists

Venturi & Vasiljević , Tristan-Akkord Marathon courtesy: the artists