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La superficie dei tuoi quadri sembra essere fatta di argilla. Sembrano sculture anziché dipinti”. È così che Paul Gauguin descrive i quadri di Van Gogh durante una eccitata conversazione sull’arte e la pittura nel film Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità di Julian Schnabel, distribuito da Lucky Red in associazione con 3 Marys Entertainment e proiettato in anteprima all’Anteo Spazio Cinema. Due visioni artistiche opposte, quella di Gauguin, interpretato da Oscar Isaac che lascia trasparire calma e ponderatezza, e quella di Van Gogh, interpretato da Willem Dafoe, (ruolo per cui ha vinto la Coppa Volpi alla 75° edizione del Festival di Venezia), in cui spicca l’irrequietezza del gesto e la velocità. Ed è stata proprio la volontà di indagare il suo impeto artistico e la sua visione del mondo a portare Schnabel alla realizzazione di un film che non tratta la biografia di Van Gogh, bensì il suo spirito artistico. Il progetto è nato durante una visita di Schnabel e Jean-Claude Carrière, sceneggiatore del film insieme a Louise Kugelberg, al Museo d’Orsay in occasione della mostra Van Gogh/Artaud: Il suicidato della società, dove hanno osservato alcuni dei dipinti dell’artista, tra cui Ritratto d’artista, La sedia di Gauguin, Un paio di scarpe. L’idea non è mai stata quella di lavorare su una biografia o di soddisfare le solite curiosità. Quello che ci interessava era che Van Gogh negli ultimi anni della sua vita fosse del tutto consapevole di aver acquisito una nuova visione del mondo, di non dipingere più come facevano gli altri pittori. Offriva alla gente un nuovo modo di guardare le cose, e questo modo di vedere le cose è quello che volevamo mostrare nel film” afferma Carrière.

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Il film parte da una base storiografica, tratta il fortissimo legame di Vincent con il fratello Theo, il rapporto con Gauguin e il periodo trascorso all’istituto psichiatrico di Saint-Remy, e affronta gli ultimi due anni della sua vita tra cui il soggiorno ad Arles e Auvers-Sur-Oise, ma si tratta di un lavoro di pura immaginazione in cui si cerca di ricreare le situazioni in cui Van Gogh avrebbe potuto trovarsi e quello che avrebbe potuto dire. Van Gogh. Sulla soglia dell’eternità è il ritratto della necessità dell’artista di dipingere, di entrare in contatto con la natura e riportarla sulla tela con colori vibranti e rapide pennellate per cogliere la bellezza dei campi di girasole, degli alberi e di tutto quello che attira il suo occhio. Durante uno dei dialoghi con Gauguin, Van Gogh afferma “l’essenza della bellezza è la natura. Quando la guardo vedo più chiaramente quel legame che unisce tutti noi”. Nel film, Willem Dafoe riesce a trasmettere lo stato d’animo dell’artista e l’impeto della sua pittura, non solo nella gestualità dei movimenti del pennello (una delle sfide affrontate è stata proprio quella di imparare a dipingere e ad osservare la pittura), ma anche nel modo in cui interpreta il rapporto con il paesaggio, dallo sguardo che ha quando si immerge completamente nella natura, quando accarezza le spighe dei campi di grano o tocca la terra. In una intervista per CBS Films la sceneggiatrice Louise Kugelberg commenta “Penso che ciò che rende questo film diverso dalle altre produzioni su Van Gogh sia la possibilità di immedesimarsi completamente in lui e di vedere il mondo attraverso i suoi occhi”. Schnabel ha collaborato con Benoît Delhomme, direttore della fotografia, per restituire questa completa immedesimazione agli occhi del pubblico. Gran Parte del film è stata girata con una macchina a spalla per permettere maggiore flessibilità e accentuare la carica vitale dell’artista mentre vaga per i campi. Inoltre, per alcune scene sono state usate lenti che offrono una doppia profondità di campo in una unica immagine per sottolineare maggiormente il particolare punto di vista di Van Gogh sul mondo. Altro elemento iconico è la luce dorata, che inonda diverse scene del film ed è un forte richiamo alla brillantezza dei suoi quadri e alla volontà di Van Gogh di riportare su tela la bellezza della luce del sole. Alcuni dei momenti più turbolenti ma anche famosi della vita dell’artista, come il taglio dell’orecchio o i momenti di pazzia che lo hanno portato a trascorrere un periodo all’istituto psichiatrico, passano in secondo piano grazie all’abilità di Schnabel e Defoe di raccontare il Van Gogh pittore e il forte impatto emotivo e visuale trasmesso dai suoi dipinti. La conversazione con il sacerdote, interpretato da Mads Mikkelsen, all’istituto di Saint-Remy, è uno dei momenti più rappresentativi del film con cui leggere l’opera di Van Gogh e la sua visione del mondo.

Sacerdote: “Perchè dici di essere un pittore?”.
Van Gogh: “Perchè amo la pittura. Io devo dipingere. Sono sempre stato un pittore e di questo sono più che certo. Probabilmente Dio ha voluto che fossi un pittore per quelli che devono ancora nascere”.

Nel film il pubblico di Vincent non è ancora nato, ma questo non gli impedisce di fare quello che sente di dover fare. Quando lo osservi in mezzo ad un campo, sorridente, mentre si butta addosso la terra, non è un pover’uomo. È un uomo che si sente di essere al posto giusto al momento giusto, in perfetta sintonia con la vita” commenta Schnabel.

Il film uscirà nelle sale italiane il 3 gennaio 2019.

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