Valentina Furian, 55, 2019, installation view, courtesy Melania Dalle Grave e Agnese Bedini per DSL Studio

Valentina Furian ha presentato una nuova produzione video dal titolo 55 in occasione di Immersione Libera la collettiva presso la Palazzina dei Bagni Misteriosi a Milano (1/04 – 18/05/2019, un progetto di Marina Nissim a cura di Giovanni Paolin).
L’artista racconta a Margherita Moro il processo produttivo che si cela dietro ai suoi progetti, spesso sviluppati da un’iniziale condizione di vulnerabilità.
In questo caso 55 vuole riflettere sull’inettitudine dell’uomo davanti ad un immaginario drammatico seppur dal risvolto sublime.

Segue una conversazione tra l’artista e Margherita Moro.

Margherita Moro: Studiando il tuo portfolio ritorna molto spesso il tema dell’animalità e del confronto tra natura e cultura, le quali si mescolano e si osservano a vicenda. Partendo da questo elemento quanto ti identifichi nello sguardo del cane e perché la scelta di questo animale?

Valentina Furian: L’animale è un elemento che torna spesso nella mia ricerca. Altri animali hanno popolato i miei video e li abitano in assenza dell’uomo, diventano gli unici protagonisti. Mi interessa il legame primordiale che si instaura nella relazione con loro. Il legame visivo di questo tipo porta dentro di sé una sorta di inquietudine che mi attrae moltissimo. È un’inquietudine che io lego ad una proiezione disumana che prende forma in una sorta di personale introspezione: mi sento vulnerabile quando i miei occhi incrociano quelli dell’animale, succede lo stesso con lo sguardo dei bambini, prima che comincino ad appropriarsi del linguaggio e quindi a definirsi in quanto umani. Provo una specie di connessione molto reale, non manipolata dall’edificazione verbale invece necessaria ad uno scambio visivo tra individui adulti. Attraverso l’immagine in movimento questa relazione si manifesta nella performatività autentica dell’animale di fronte la camera, ciò fa cadere la struttura della messa in scena cinematografica e aumenta l’empatia con l’immagine.
Tramite il cane, l’animale addomesticato da tempi antichissimi, volevo proprio creare una sospensione allo stato di addomesticamento che rende umanizzata la figura canina nel nostro immaginario. Sospenderlo nella sua impossibilità di ritornare ad essere lupo.

Valentina Furian, 55, 2019, film frames, courtesy l’artista

MM: Vorrei mi raccontassi il processo dell’opera partendo dalla sua costruzione materiale, dove il concetto di costruire si capovolge e diviene distruzione, e ciò che questo disfacimento porta con sé a livello simbolico.

VF: Il set del video è stato allestito nelle colline toscane vicino a San Gimignano, città dove è nata Galleria Continua: un luogo incantevole. Nei giorni precedenti al fuoco con l’aiuto dello scenografo Alberto Favretto abbiamo lavorato alla costruzione di una scultura in legno d’abete di 4 metri cubi: la forma di una casa con una sola porta ed una sola finestra.
Il video è stato girato in piena notte, immergendo l’armonico paesaggio toscano nel buio; l’originale necessità del progetto era infatti quella di indagare la luce come fonte di luminosità e allo stesso tempo come energia distruttiva, sospendendo il soggetto in uno spazio neutro, indefinito.
La notte delle riprese il fuoco è stato acceso, la scultura veniva illuminata dalla stessa luce che la stava distruggendo, man mano che le fiamme divampavano la figura diveniva visibile alla camera da presa ma in questo passaggio lentamente scompariva, sottratta da quello stesso chiarore.
Nel montaggio di 55 ho deciso di eliminare la progressione del processo di combustione, preferendo la scelta di bloccare il momento in cui le fiamme divampano e cominciano a dissolvere l’elemento scultoreo, mi interessava così enfatizzare la condizione umana di inettitudine di fronte ad un’immagine drammatica dal risvolto sublime.

MM: Hai voluto lavorare su questo contrasto tra lo spazio espositivo, i Bagni Misteriosi che palesano l’elemento acquatico, e il tuo lavoro che invece porta con sé l’elemento del fuoco. È quindi un’opera site-specific, essendo una nuova produzione, o ti interessava indagare tale elemento?

VF: Quando incontrai la prima volta Marina Nissim e Giovanni Paolin ai Bagni Misteriosi fu espresso da subito il loro desiderio di creare una mostra di opere che dialogassero con lo spazio espositivo, proponendo quindi la possibilità di lavorare ad una nuova produzione.
L’idea di utilizzare il fuoco nasce dal desiderio di lavorare con un elemento in contrasto con l’acqua, entità predominante nel suggestivo spazio milanese. Man mano che il progetto si delineava alcuni elementi si definivano rendendo il lavoro sempre più connesso al luogo. La sala zenitale interrata si trova ad un livello architettonico che riconduce ancora una volta ad un parallelismo con la piscina; l’ambiente della sala ha poi un clima diverso dagli altri spazi, è più umido, più freddo e questa caratteristica mi sembrava ideale per creare un ulteriore scarto con le immagini dei due video e la realtà del luogo di fruizione. Penso si possa guardare a 55 non esclusivamente come un progetto site-specific, certamente il lavoro viene enfatizzato dal dialogo con le opere di altri artisti esposte ad Immersione Libera e dal contrasto con l’architettura dei Bagni Misteriosi ma riuscirebbe certamente a mantenere la sua forma e la sua potenzialità anche in uno spazio altro.

Valentina Furian, 55, 2019, film frames, courtesy l’artista

MM: Osservando 55 è difficile non soffermarsi sulla coesione che si instaura tra elemento visivo e sonoro, dove il sonoro prodotto dalle quattro casse, dilata le immagini riprodotte nei video quasi a dare la sensazione che la loro durata sia potenzialmente infinita. Dove risiede il punto di contatto tra i due elementi?

VF: Il doppio canale video di 55 ha una durata di circa 2 minuti, le immagini del cane e della casa in fiamme sono accostate ad una parte sonora che ne descrive in maniera fedele l’evento visibile. Il progetto si compone di un ulteriore paesaggio sonoro che crea un ambiente immersivo; assieme al sound designer Michele Braga abbiamo lavorato al suono ambientale creando un’ambiguità sulla durata delle immagini. La scelta formale di lavorare ad un metraggio breve è dovuta dal desiderio di elaborare due immagini essenziali e forti. Mi interessava sviluppare una narrazione che non fosse legata ad uno sviluppo cronologico ma fosse bensì istantanea, fulminea.
La relazione tra spettatore e 55 ha luogo nello spazio vuoto tra i due schermi, in uno spazio fluido. La narrazione continuativa tra le due scene filmiche è stata completata dallo sguardo del pubblico che proprio nel riflesso della luce ha costruito una continuità spaziale tra cane e casa. La durata dilatata del suono ha lavorato creando un luogo di illusione della visione.

MM: Progetti futuri?

VF: L’incontro con Marina Nissim e il sensibile impegno verso la produzione dei giovani artisti dimostrato con questa mostra ha sicuramente acceso in me un piacevole entusiasmo verso la possibilità di lavorare in Italia. Dopo questa e una serie di altre occasioni professionali successe nell’ultimo anno, guardo al panorama artistico italiano con molta fiducia.
Per quanto riguarda progetti specifici sto lavorando alla produzione di un lavoro complesso che prevede più forme di collaborazione. Sarà ambientato in uno scenario montuoso e lavorerà proprio sull’identità geografica del luogo, è infatti una ricerca che cerca di esplodere il limite tra realtà e finzione attivando una sorta di metamorfosi paesaggistica.
È un progetto che necessita di un supporto finanziario considerevole, in questo momento sto lavorando alla ricerca di figure professionali che sostengano l’aspetto tecnico del progetto e nel contempo sto valutando il miglior contesto in cui realizzarlo.
Sono certa che l’Italia possa essere il luogo ideale dove vederlo realizzato.

Valentina Furian, 55, 2019, backstage photography (ph.Violette Maillard), courtesy l’artista