Rebecca Ackroyd, Underfoot – Installation view at Fondazione Arnaldo Pomodoro – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi

La casa rappresenta il luogo reale e simbolico del rifugio e dell’appartenenza, dell’intimità e della solidità, della sicurezza e della relazione. La casa, dice Gaston Bachelard, è il nostro angolo di mondo, il nostro primo universo. È ricordo, topografia del nostro essere intimo. Ogni spazio abitato incarna l’essenza di casa e di tutti i rifugi e ripari. È sede dell’immaginazione e della memoria attraversata da ricordi di infanzia e reminiscenze ancestrali. La casa diventa un insieme di immagini, tutte accomunate dall’idea di stabilità. Come tollerare quindi la mobilità, la mancanza e la perdita che le appartengono?

Nell’opera di Rebecca Ackroyd la casa diventa sinonimo di una memoria in un tempo passato che sfugge al presente. Un clima di assenza aleggia in Underfoot, installazione site specific presentata dall’artista presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro in occasione della sua prima personale a Milano. Frammenti di corpi e strutture domestiche sono disposte all’interno di una serra, un habitat artificiale normalmente utilizzato per la coltivazione, dando vita a un ambiente immersivo dai toni onirici. All’ingresso del percorso espositivo il video di un ragno mentre tesse la propria tela rimanda a una prima immagine di casa e al concetto di rete, elemento che ricorre sia nei materiali utilizzati dall’artista, sia nell’idea di trama narrativa che mette in relazione i diversi elementi esposti.

Rebecca Ackroyd, Underfoot – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi
Rebecca Ackroyd, Underfoot – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi

Infatti, come ritagli di un’unica immagine, una serie di brevi testi presenti nel catalogo della mostra danno vita a un ulteriore livello di lettura del lavoro attraverso racconti, quasi dei flashback, ambientati durante il movimento flower power degli anni ‘70. La vetroresina – un particolare tipo di plastica rinforzata con vetro, molto leggera e resistente – viene lavorata dall’artista per creare strutture sottilissime e trasparenti, fragili come l’idea di casa odierna minacciata da guerre e cambiamenti climatici in contrapposizione con la crescente disparità tra poveri e ricchi. Si avverte un senso di nostalgia per un tempo ormai trascorso e un sentimento di abbandono per qualcosa che rischia di essere perso per sempre se non trattato con cura. In questo scenario post apocalittico sospeso tra sogno e realtà, Rebecca Ackroyd riflette intorno ai concetti di appartenenza, evasione e resistenza in relazione alla nostra contemporaneità, per accrescere la consapevolezza della brutalità dell’ambiente urbano.

Underfoot è il terzo e ultimo appuntamento del 2019 di PROJECT ROOM, il ciclo espositivo voluto dalla Fondazione Pomodoro, a cura di Cloé Perrone, per approfondire la ricerca e la produzione di artisti under 40 che indagano in modo innovativo la scultura.

Rebecca Ackroyd –Underfoot
A cura di Cloé Perrone
Fondazione Arnaldo Pomodoro
Fino al 31 gennaio 2020

Rebecca Ackroyd, Underfoot – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi.(detail)
Rebecca Ackroyd, Underfoot – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi
Rebecca Ackroyd, Underfoot – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi
Rebecca Ackroyd, Underfoot – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi
Rebecca Ackroyd, Underfoot – Fondazione Arnaldo Pomodoro, Milano – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi
Rebecca Ackroyd, Underfoot – Installation view at Fondazione Arnaldo Pomodoro – Courtesy Fondazione Arnaldo Pomodoro – Foto Carlos Tettamanzi