• Lucio Pozzi, Senza titolo.1975
  • Gianfranco Zappettini al lavoro, 1973
  • Pope, Percorso variabile in rosso, 1972, acrilico su tela, cm 80x80
  • Riccardo Guarnieri, Lineeluce colore - omaggio a Piero Dorazio, 1978
  • Paolo Patelli (bis), Triple Forward, 1972, Acrilico e smalto su tela, cm 150x150
  • Enzo Cacciola al lavoro, 1974

“La pittura viene periodicamente data per morta. Tra gli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, in particolare, l’Arte Concettuale sembrò averne per sempre decretato l’inutilità. Eppure, tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, in Europa ma soprattutto in Italia, molti artisti non abbandonarono il campo e tentarono, ancora una volta, di rifondare la disciplina pittorica ripartendo da una sorta di «grado zero»: individuare alcuni elementi caratteristici di questo linguaggio e sondarne tutte le possibilità era il loro obiettivo. Era nata la Pittura Analitica.” (dal comunicato stampa)

Carlo Battaglia, Enzo Cacciola, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Claudio Olivieri, Elio Marchegiani, Carmengloria Morales, Pino Pinelli, Lucio Pozzi, Claudio Verna e Gianfranco Zappettini sono i pittori selezionati dal curatore Alberto Rigoni per la mostra Gli anni della Pittura Analitica che inaugura nella sede della Gran Guardia di Verona sabato 28 maggio alle ore 18: Temi come il colore, il supporto, il materiale, il processo di lavoro, lo spazio pittorico, sono affrontati da un variegato ma interessantissimo gruppo di artisti chiamati “analitici”, che negli anni Settanta, hanno ri-considerato e indagato gli strumenti indispensabili della forma espressiva pittorica.

Nella sezione parallela, a Palazzo Bottagisio di Villafranca di Verona, dedicata al Triveneto e curata da Michele Beraldo, espongono i principali artisti triveneti che nel corso degli anni Settanta hanno incrociato i propri percorsi con la corrente “analitica”, come l’istriano Paolo Patelli, il trentino Aldo Schmid, il portogruarese Pope e la veneziana Arabella Giorgi.

Claudio Verna,   Pittura 1979

Claudio Verna, Pittura 1979

ATPdiary incontra i curatori della mostra e li intervista.

ATPdiary: La mostra Gli anni della Pittura Analitica ha la sua sede principale al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Cosa ci dobbiamo aspettare dall’allestimento al piano nobile?

Alberto Rigoni: Abbiamo cercato di proporre al pubblico una mostra con opere degli anni settanta che facessero capire le affinità, ma anche le peculiarità dei vari artisti. Sono capolavori della Pittura Analitica provenienti da alcune prestigiose collezioni di arte astratta italiana, difficile vederne così tanti tutti assieme. Lo spettatore avrà modo di approfondire la conoscenza di questa corrente pittorica che sta avendo un grande successo di critica e di mercato in questi ultimi anni.

ATPdiary: Chi sono i protagonisti della pittura cosiddetta “analitica”? Qual è l’approccio curatoriale che hai adottato nella scelta e nella presentazione delle opere in mostra?

Alberto Rigoni: Per questa mostra abbiamo selezionato 13 pittori, tra quelli che con maggiore frequenza furono presenti nelle mostre di Pittura Analitica degli anni settanta. La mostra è divisa in sezioni, ciascuna dedicata a un particolare argomento di ricerca della Pittura Analitica, come per esempio il colore e la percezione, oppure il materiale e il supporto. Abbiamo affiancato le varie esperienze dei pittori per dare una visione d’insieme su questi determinati problemi.

ATPdiary: Una domanda a bruciapelo: secondo te, la pittura d’oggi gode di buona salute? Perché la Pittura Analitica ci riporta al “grado zero” della pittura?

Alberto Rigoni: La pittura gode di ottima salute: se guardiamo la statistica delle opere d’arte vendute nelle aste nel 2015, l’80% sono opere pittoriche. Certo, fa più parlare un’installazione provocatoria, o un video graffiante, o una scultura imponente, o un’architettura “impossibile”, però è la pittura che tiene in vita il mercato dell’arte. In tutto ciò, la Pittura Analitica ha avuto il suo ruolo: negli anni Sessanta, la pittura sembrava una lingua morta, incomprensibile se non con un dizionario. Negli anni Settanta – “gli anni della Pittura Analitica”, appunto – questi pittori che oggi ammiriamo alla Gran Guardia di Verona la riportarono al suo “grado zero”, a un livello essenziale, di base, smontando questo linguaggio per studiarne i meccanismi elementari e riproporlo aggiornato e fresco per i decenni a venire. Direi che il tentativo è riuscito, no?

ATPdiary: Palazzo Bottagisio ospiterà la sezione triveneta della mostra “Gli anni della Pittura Analitica”. Quali sono le tangenze degli artisti che hai scelto per questa sede con i protagonisti della Pittura Analitica?

Michele Beraldo: Ho posto la riflessione sul fatto che nel nostro triveneto, a Trieste così come a Bassano e Verona, sorsero le prime esposizioni con l’intento di presentare quegli artisti che allora venivano considerati gli artefici della cosiddetta Nuova pittura. Ho voluto perciò ripresentare nella mostra di Villafranca alcuni di quei protagonisti, come l’istriano Patelli, il trentino Schmid e la veneziana Arabella Giorgi. Essi parteciparono alla mostra di Trieste “Per pura pittura” curata a suo tempo, nel 1972, da Gianni Contessi. La Giorgi, assieme a Carmengloria Morales, è l’unica presenza femminile di quel gruppo di artisti che poi confluirono nella eterogenea corrente della Pittura analitica. In seguito solo Patelli e Schmid continuarono ad essere presenti, con alterne vicende, alle principali iniziative che rientravano in quel tipo di ricerca, la Giorgi purtroppo morì troppo presto. Anche Pope e Cappelletti, seppure più giovani, stabilirono in quegli anni un coerente legame con la nuova astrazione, che si fondava principalmente sui caratteri riflessivi del fare pittura e sull’analisi dei materiali, estromettendo di fatto dalle proprie opere ogni parvenza di soggettività.

ATPdiary: Ricordo una mostra sull’Astrazione Oggettiva di poco tempo fa allestita dal Mart alla Galleria Civica di Trento, in cui le tematiche della Pittura Analitica erano in parte sviluppate: mi incuriosisce la presenza di Aldo Schmid nella tua selezione ad esempio. Mi parli brevemente del rapporto tra Astrazione Oggettiva e Pittura Analitica?

Michele Beraldo: Aldo Schmid, che assieme a Mauro Cappelletti ha fatto parte del Gruppo di Astrazione oggettiva, fondato a Trento nel 1976, è con ogni probabilità il più importante artista trentino del secondo Novecento. Non c’è nessuno – forse nemmeno in altre regioni d’Italia – che abbia saputo coniugare, come ha fatto lui, arte e metodologia scientifica nello studio del colore. La metodologia, la tecnica come prassi è infatti una della coordinate principali della Pittura analitica e non a caso nel manifesto di Astrazione Oggettiva vi sono espliciti richiami a quella corrente artistica. Si può senz’altro affermare come l’esperienza trentina trovasse un parallelo – lo scrive Elena Pontiggia nel catalogo della mostra di Trento – “con i protagonisti della Pittura analitica, con cui condivideva amicizie e patrocini critici”.

Battaglia Carlo,   Secondo piccolo studio per Pelio,   1973

Battaglia Carlo, Secondo piccolo studio per Pelio, 1973

Aldo Schmid,   3 Tensioni 2 Contrasti,   1977,   acrilico su tela,   cm 100x100

Aldo Schmid, 3 Tensioni 2 Contrasti, 1977, acrilico su tela, cm 100×100

Gli anni della Pittura Analitica. I protagonisti le opere la ricerca  a cura di Alberto Rigoni

Verona | Palazzo della Gran Guardia | 28 maggio – 25 giugno 2016

Inaugurazione mostra: sabato 28 maggio ore 18.00

Gli anni della Pittura Analitica. Esperienze in Triveneto a cura di Michele Beraldo

Villafranca di Verona | Palazzo Bottagisio | 28 maggio – 29 giugno 2016

La mostra è patrocinata dal Consiglio Regionale del Veneto, il Comune di Verona, il Comune di Villafranca di Verona e ha il patrocinio di ArtVerona | Art Project Fair.