Damien Hirst, I Want to Spend the Rest of My Life, 1997

Riporto alcuni estratti di una conversazione di Angela Vettese con Paolo Consolandi. I testi sono stati pubblicati in occasione della mostra a Palazzo Reale: Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009 (24 marzo_23 maggio 2010) a cura di Giorgio Maffei e Angela Vettese. Ho fatto il gesto che mi viene meglio: copia/incolla. Penso che persone come Consolandi ne dovrebbero nascere tutti i giorni.

Paolo Consolandi: “Sono sempre stato molto interessato all’arte insieme a mia moglie Franca, donna colta e sensibile, laureata in archeologia. Ad un certo punto, verso la fine degli anni Cinquanta, abbiamo sentito la necessità di rendere più attuale la nostra passione e, visti i grandi cambiamenti in tutti i campi che caratterizzano la nostra era, ci siamo avvicinati all’arte contemporanea. Abbiamo intuito che era giunto il momento di rinnovare il nostro modo di percepire l’arte e così abbiamo cominciato ad acquistare quadri di artisti contemporanei per ornare le pareti della nostra casa. Successivamente ci siamo sempre più appassionati e, pur essendo partiti da qualche acquisto sporadico per modernizzare l’aspetto della nostra abitazione, abbiamo iniziato a collezionare con passione. Sono stati molto importanti la conoscenza e il rapporto personale con l’amico critico Guido Ballo, con gli artisti e i galleristi attivi allora a Milano; ricordo gli incontri con Carlo Cardazzo, Lucio Fontana, Castellani e Agostino Bonalumi. Vivevamo il nostro tempo: quei quadri alle pareti erano il segno tangibile del nostro essere dentro il mondo.”

PC “Ad un certo punto del mio percorso di collezionista, sommerso da una grande quantità di monografie, saggi e cataloghi, sono stato colpito da quei libri che per loro natura sfuggivano alla semplice funzione informativa. Alcuni di questi erano molto di più, erano opere d’arte a pieno titolo imbrigliate dentro un medium diverso, non riconducibile agli stereotipi delquadro o della scultura. Una scoperta affascinante, questa, che ci ha aperto la via per uncollezionismo parallelo a quello delle opere; una via complementare, del resto, e per me inderogabile, necessaria, complementare all’altra. Un modo ancor più sottile e intimo per seguire il corso e le mutazioni dell’arte del Novecento. La mia professione di notaio mi ha sempre tenuto vicino alla carta stampata: forse anche questo è stato un elemento importante, che mi ha fatto sentire il bisogno di avvicinarmi ai libri d’artista.”

Angela Vettese: “Qual è il libro a cui sei stato più affezionato? ?Lo stile delle tuescelte varia in maniera costante: si passa dal piccolo libricino d’altri tempi, un piccolo capolavoro di ironia di Gibert & George, al secco, serio, doloroso passaggio di numeri e quindi anche di tempo nel bianco e nero ossessivo di One Million Years di On Kawara; dalla narrazione quasi-pop di Ed Rucha, che descrive “vari piccoli fuochi” dal fornello all’accendino da tasca, all’immaginario animato che ci irretisce in Breathe di William Kentirdge.”

PC “Sono tutti miei figli e a tutti sono legato proprio per le loro particolarità; ognuno è un tassello imprescindibile che contribuisce alla completezza della famiglia. I primi libri che ho acquistato sono stati il “Flash” di Andy Warhol, dedicato alla morte di John Kennedy, e poi quelli di Mirò e di Leger. Certo ci sono i prediletti, per esempio i primi Fontana, il dossier postale di Alighiero Boetti, quello di Giulio Paolini, gli ultimi libri di William Kentridge, quelli di Sabrina Mezzaqui e di Maurizio Cattelan.

PC “Perché questa è sempre stata la mia linea e il mio interesse nel formare la collezione. Non mi interessa guardare indietro, mi piace cogliere il senso della contemporaneità. Ho acquistato Manzoni dal ’59 al ’64. I giovani di oggi realizzano libri fantastici, usano il libro in tutte le sue possibilità formali, tecniche, poetiche e di comunicazione. Nella loro straordinaria differenza, hanno mille motivi di fascinazione.”

Bruno Munari, Libro illeggibile bianco e rosso, 1953
Stefano Arienti, Pinocchio, 2006
Andy Warhol, Flash, 1963

 

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