Arrivo verso le 19.30 nello spazio no-profit MARS. Poca gente. Vedo Amedeo Martegani che parla, dinoccolato come al solito. Lo saluto. Saluto un pò di persone, conoscenti (Eva Fabbris, Giovanna Silva, Andrea Balestrero, Antonella Bruzzese. In seguito saluto Vincenzo De Bellis, Bruna Roccasalva, Dragana Sapanjos, Mattia Matteucci, Diego Perrone, Francesca Pagliuca ecc. Gli altri non me li ricordo). Sono molto curiosa e piena di aspettative. Già dall’invito via posta elettronica, non si capisce molto bene cosa abbia in mente di proporci l’artista. Un portone chiuso con il suo nome e delle biciclette (foto in bianco).


Mi avvio verso lo spazio espositivo. Un piatto con del pepe è collocato al centro della stanza. Scopro che è pepe dopo la conversazione che ho avuto con Martegani, che più o meno è andata così:
E: Ciao Amedeo, mi racconti un po’ il lavoro?
AM: Non c’è molto da raccontare…
E: Capisco, ma un po’ me lo devi, no?
AM: Ho preso un piatto e del pepe speciale, trovato in uno dei miei viaggi. Veramente speciale.
E: Certo, capisco, è speciale qui… Non avevo capito che fosse del pepe.
AM: Si capisce che è pepe, se ne sento il profumo.
E: Sai com’è, io fumo. L’olfatto se ne è andato a quel paese.
AM: Ho preso questo pepe speciale e l’ho messo sopra un piatto. Ne è uscita una sorta di costellazione. O per lo meno, lo è per me.
E: Certo, capisco, e…
AM: Il piatto non è semplicemente messo a terra. E’ appoggiato sopra un tappo di bottiglia rosso. Dunque è alzato dal pavimento di pochi millimetri.
E: Certo, capisco…
AM: Poi c’è un piccolo catalogo, lo hai visto? Te lo vado a prendere.
E: Grazie Amedeo. Molto bello. Capisco.


Ho il catalogo tra le mani. In effetto è un delicato libricino. Ben stampato e amorevolmente rilegato da Giulia Di Lenarda, che è poi anche l’autrice degli scatti. Il catalogo è stato stampato in 15 copie.

Chi c’era?