PIOTR UKLANSKI, HOW THEY MET THEMSELVES, Massimo De Carlo, Milan/Belgioioso – Installation Views – Photo Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
Piotr Uklański Untitled (Stunner I), 2020, Oil and resin on jute 97.2 × 76.5 × 3.2 cm – Photo by Christopher Burke Studio Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

Testo di Samuele Menin —

Dèjà vu, questa la sensazione che si ha entrando nelle sale della personale How They Met Themselves, dell’artista Piotr Uklański presso la sede della galleria Massimo De Carlo all’interno di Palazzo Belgioioso a Milano.
La mente scorre sui dipinti alle pareti cercando di risalire al momento esatto in cui siamo già entrati in contatto con quei soggetti. Un attimo ancora ed ecco la rivelazione: “la madeleine proustiana” si rivela nel manuale di storia dell’arte degli anni del liceo. Quella è Elizabeth ‘Lizzie’ Sidall, la moglie di Gabriel Dante Rossetti, il maggior esponente del gruppo dei Preraffaelliti!
Cosa ci fa nella mostra di un artista contemporaneo il ritratto di una dama di fine Ottocento?
Lo stupore cresce quando, continuando la visita, si scoprono i volti di Jane Morris, Emma Jones e Annie Miller. In pratica, ci si rende conto di essere ospiti di un conciliabolo fra tutte le muse femminili che hanno ispirato il movimento pittorico ottocentesco nelle sue mire di rinnovamento della pittura con un ritorno ai “veri valori” della natura e dell’uomo, sposando le storie, le iconografie e i valori dell’epoca che a loro giudizio rispecchiava meglio questo mondo ideale: il Medioevo.
Uklański è riuscito a stupirci di nuovo!
L’artista polacco, che ha fatto dell’ironia e dello spaesamento dello spettatore le sue chiavi stilistiche, utilizza, infatti, da sempre la riproposizione modificata di soggetti iconici della cultura elevata e pop già noti al grande pubblico e in questa mostra propone la sua serie più recente, una rielaborazione pittorica, appunto, dei ritratti femminili dei Preraffaeliti.
I quadri non risultano essere la semplice opera di un falsario o di un copista, Uklànski non ridipinge pedissequamente le opere dei Preraffaelliti, ma dimostra di aver studiato approfonditamente il movimento facendo suoi i soggetti, le pose, le cromie, i formati, le pennellate, in pratica sfornando dei falsi-nuovi Preraffaelliti.

PIOTR UKLANSKI, HOW THEY MET THEMSELVES, Massimo De Carlo, Milan/Belgioioso – Installation Views – Photo Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
Piotr Uklański Untitled (Emma Jones), 2020 Olio e resina su tela in poliestere, 71.1 × 55.9 × 3.2 cm – Photo by Christopher Burke Studio Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
PIOTR UKLANSKI, HOW THEY MET THEMSELVES, Massimo De Carlo, Milan/Belgioioso – Installation Views – Photo Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong

Avvicinandosi alle tele si ravvede, invece, la totale libertà tecnica di Uklański che per ottenere il “giusto” effetto, il più simile all’aurea degli originali ottocenteschi, per ogni opera si è servito di un mix di materiali e di espedienti diversi. Se Untitled (Marguerite Khnopff) e Untitled (Elsie Maquet) sono dipinti su velluto e la polvere che vi si deposita naturalmente imita la patina del tempo, Untitled (Emma Jones) ha, invece, una preparazione del fondo diversa a seconda dell’area del quadro. In Untitled (Lizzie Siddall’s Dream) sono le pennellate a olio su iuta grezza che emergono tridimensionalmente, materializzando fisicamente il turbinio di colori che rappresenta il sogno della fanciulla trascinandoci dentro.

Le opere nella loro natura di doppi, palesata anche allestitivamente grazie alla contrapposizione nelle due pareti principali di Untitled (Mary Emma Jones as Proud Maisie) e Untitled (Gertrude Sandys as Proud Maisie). Due dame diverse, ma rappresentate nella medesima posa tanto da sembrare la stessa persona, comunicano tutte un aspetto “magico” quasi da feticcio vodo. D’altronde, come affermato dallo stesso Uklański, la sua fascinazione per il movimento è nata anche per la peculiarità di aver rappresentato soprattutto donne dalla capigliatura rossa e dalla diceria che questa sia una delle caratteristiche delle streghe.
L’artista, lui stesso stregone, realizza quindi non dei semplici quadri ma delle vere e proprie macchine del tempo.
Se poi, visitando il salone principale della galleria vi poneste al centro della sala e alzaste gli occhi, vedreste il volto in bassorilievo di una donna che vi sorride enigmaticamente.
Chissà se la scelta delle opere da esporre Piotr Uklański non l’abbia fatta dopo aver visto proprio questo dettaglio dello spazio espositivo.

Piotr Uklański Untitled (Stunner II), 2020 Olio e resina su tela, 35.6 × 61 × 3.2 cm / 14 × 24 × 1 1/4 inches ogni tela – Photo by Christopher Burke Studio Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
PIOTR UKLANSKI, HOW THEY MET THEMSELVES, Massimo De Carlo, Milan/Belgioioso – Installation Views – Photo Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
Piotr Uklański Untitled (Elsie Maquet), 2020 Olio, pastello e resina su velluto di mohair su cotone / 81.9 × 81.9 × 3.8 cm – Photo by Christopher Burke Studio Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
Piotr Uklański Untitled (Gertrude Sandys as Proud Maisie), 2020 Olio su tela / 96.5 × 76.2 × 3.2 cm – Photo by Christopher Burke Studio Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong
PIOTR UKLANSKI, HOW THEY MET THEMSELVES, Massimo De Carlo, Milan/Belgioioso – Installation Views – Photo Roberto Marossi Courtesy Massimo De Carlo, Milan/London/Hong Kong