• Ugo Rondinone al MACRO Testaccio - giorni d’oro + notti d’argento 2016
  • Ugo Rondinone al MACRO Testaccio - giorni d’oro + notti d’argento 2016
  • Ugo Rondinone al MACRO Testaccio - giorni d’oro + notti d’argento 2016
  • Ugo Rondinone al MACRO Testaccio - giorni d’oro + notti d’argento 2016
  • Ugo Rondinone, Macro Testaccio, Roma 2016 - Foto Alessandra Arancio
  • Ugo Rondinone ai Mercati di Traiano, Roma - giorni d’oro + notti d’argento 2016
  • Ugo Rondinone ai Mercati di Traiano, Roma - giorni d’oro + notti d’argento 2016

Testo di Alessandra Arancio

La mostra dell’artista svizzero Ugo Rondinone si presenta sotto il segno della dualità. Le opere che la compongono infatti si dispongono in due contesti differenti conciliati dalla riflessione sul tempo a cui l’artista fa riferimento nell’intervista rilasciata al curatore Ludovico Pratesi: “La rigida sequenza del tempo è modificata in qualche modo dall’esperienza mentale che subiamo quando guardiamo qualunque opera d’arte. (..) Nel mio lavoro mi piace rendere lento il trascorrere del tempo, nel quale niente è trascorso e concluso ma tutto può ripresentarsi ed essere rivissuto, in quanto passato, presente e futuro costituiscono un ciclo continuo.”

In giorni d’oro, prima tappa dell’esposizione che si sviluppa all’interno del padiglione 9B del Macro Testaccio, l’ambiente si dispone allo spettatore tra i colori sgargianti delle pareti del museo che diventano quinte sceniche di un teatro e che si aprono alla curiosità e alla ricerca che il visitatore compie. Lasciandosi attirare da una ‘scena’ o da un’altra, disposti per terra si trovano 45 clown in altrettante posizioni. Ognuno di loro ha un costume particolare e una distinguibile conformazione fisica; tutti sono accomunati dalle palpebre chiuse: chiara la volontà di sottrarre il confronto con il riguardante e accentuazione dell’inattività della propria professione, solitamente giocosa e pronta all’interazione con l’altro. Quale figura migliore del pagliaccio, nella sua celebre malinconia, per sottolineare l’inerzia che ognuno di noi prova durante alcuni momenti della giornata, svolgendo azioni quotidiane senza più prestarvi attenzione?

L’artista ne porta in mostra appunto 45 : respirare, dormire, sognare, svegliarsi, sedersi, ascoltare, guardare, pensare ecc.. che insieme producono Vocabulary of solitude. Tramite ciascuna di queste ‘azioni’ si attiva quotidianamente in noi un momento di raccoglimento. E’ curioso come l’artista abbia voluto accumularne tante, interpretate da copie dell’essere umano.

Sulle pareti abbaglianti, in cui l’occhio cerca occasionalmente riferimento, sono affissi orologi di vetro colorato senza lancette. Ogni nesso al tempo reale è negato e l’attenzione si concentra ancora di più sul presente e sull’individualità di ciascuno. Altro intervento di Rondinone è quello di ‘intrappolarci’ all’interno di due finestre (The Absence e The Bare) dalle quali la vista al di fuori è negata. Le aperture, infatti, sono provviste di vetri riflettenti che ci restituiscono la nostra figura: ulteriore tassello posto dall’artista per completare il percorso introspettivo dell’intero progetto.

Nel pieno del coinvolgimento emozionale che la mostra suscita, nella composizione arbitraria dei colori che la compongono, Rondinone allestisce nel mezzanino una vasta serie di arcobaleni disegnati da studenti, in collaborazione con l’Ufficio Didattica del Museo, che sono stati collezionati durante le tappe di questo percorso “circense” da Shangai, a Rotterdam ( città che hanno già accolto la mostra dell’artista) e infine a Roma, giunti adesso ad un numero di quasi 3000 carte, emozionanti da guardare per la leggerezza con cui – l’arcobaleno- è liberamente interpretato. Sulla scia dell’ evocazione che questi disegni suscitano facendoci desiderare di tornare bambini e ridisegnare l’arco colorato che illumina il cielo, la seconda tappa della mostra ci porta a rivivere un contesto archeologico in maniera sognante, pensando alla luna, antica e piena, che come sempre si rinnova.

Per notti d’argento, nel grande emiciclo dei mercati di Traiano, sono stati installati cinque maestosi calchi in alluminio bianco (preziosamente elaborati presso la Fonderia Nolana Del Giudice), di altrettanti ulivi millenari originari della Puglia e della Basilicata, così come la famiglia dell’artista. L’ambientazione di questi enormi corpi bianchi che decorano il mercato e che sono i primi di una serie di 12 unità, è sostenuta dal confronto secondo cui, mentre l’imperatore Domiziano faceva costruire il più antico centro commerciale del mondo, nello stesso momento quei giganti della natura nascevano. Ad ognuno di loro è stato poi attribuito un nome di luna piena secondo le antiche tradizioni: luna d’inverno, luna da fame, luna di vento, luna di primavera e luna di fiori. Celebrati per la prima volta in un contesto archeologico che li rispecchia pienamente, saranno trasferiti ad ottobre di quest’anno con gli altri calchi che completeranno il ciclo delle lune in un anno, a presenziare a Parigi, a Place Vendome, in occasione della FIAC.  

Mostra visitabile fino all’11 settembre 2016

Ugo Rondinone – Intervista con Ludovico Pratesi

Ugo Rondinone al MACRO Testaccio  - giorni d’oro + notti d’argento 2016

Ugo Rondinone al MACRO Testaccio – giorni d’oro + notti d’argento 2016

Ugo Rondinone ai Mercati di Traiano, Roma  - giorni d’oro + notti d’argento 2016

Ugo Rondinone ai Mercati di Traiano, Roma – giorni d’oro + notti d’argento 2016

Ugo Rondinone, be, 2014 (dettaglio da vocabulary of solitude)Polistirene, resina epossidica, tessutoEd. 1 di 3 + 1 AP86 x 112 x68 cmCourtesy l’artista, Sadie Coles HQ, Gladstone Gallery e Galerie Eva Presenhuber

Ugo Rondinone, be, 2014 (dettaglio da vocabulary of solitude)Polistirene, resina epossidica, tessutoEd. 1 di 3 + 1 AP86 x 112 x68 cmCourtesy l’artista, Sadie Coles HQ, Gladstone Gallery e Galerie Eva Presenhuber