• Niccolò Morgan Gandolfi, From the Notebook, Lambda print mounted on paper, linum, frame, 45x34 cm each Courtesy L'artista, A+B Gallery, Brescia
  • Silvia Hell, Strange Attractor_cart 1, 2016 Aluminium, brass, iron and stell, cart 75x45x95cm Courtesy L'artista, A+B Gallery, Brescia
  • Simon Laureyns, Imperialist, 2016, Backward billboardposter on alluminium frame, 280x190cm Courtesy L'artista, A+B Gallery, Brescia
  • Slash | Simon Laureyns, Silvia Hell, Niccolo Morgan Gandolfi - Courtesy l'artista e AplusB Gallery, Brescia - Crediti fotografici Boomfotografia
  • Slash | Simon Laureyns, Silvia Hell, Niccolo Morgan Gandolfi - Courtesy l'artista e AplusB Gallery, Brescia - Crediti fotografici Boomfotografia
  • Silvia Hell, Day Potraits_1 vertical (AC, CB, CV, DC, GC, GG, HF, LL, LT, RG), 2011. 108x140cm, C-print diasec - Even a Birch can be Real - Courtesy l'artista e AplusB Gallery, Brescia
  • Simon Laureys - Even a Birch can be Real - Courtesy l'artista e AplusB Gallery, Brescia
  • Niccolò Morgan Gandolfi, Foldin Studio _ Backpack_, 2012, wood, iron, six neon, electrical cable, power source - Even a Birch can be Real - Courtesy l'artista e AplusB Gallery, Brescia

Tre artisti per tre collettive: il progetto a cura di Gabriele Tosi presenta i lavori di Niccolò Morgan Gandolfi, Silvia Hell, Simon Laureyns – quest’ultimo alla sua prima mostra italiana – in tre appuntamenti a cadenza periodica lungo l’arco temporale di un anno alla AplusB Gallery. Un confronto che supera la modalità abituale delle esposizioni di gruppo in cui il lavoro degli artisti è spesso forzato all’interno del tema proposto, per proporre un dialogo più complesso che permette di approfondire le singole ricerche.

Gandolfi, Hell, Laureyns, incontratisi per la prima volta, – non hanno mai esposto insieme, hanno formazioni e ricerche differenti– si raccontano sul filo di suggestioni che evidenziano i sottili legami e differenze, ritrovandosi poi, a distanza di tempo, per continuare il discorso iniziato, ognuno con le proprie parole e la propria esperienza. Sono stati invitati dal curatore con lo scopo di avvicinare diverse visioni sulla suggestione di concetti che sono utili chiavi di lettura alla comprensione della loro pratica.

La prima mostra Even a Birch can be real pone la questione del rapporto tra l’artista e “l’intorno” – come lo definisce Tosi – cioè ciò che lo circonda. Invitati a raccontare la propria peculiare relazione con il reale e la sua restituzione estetica, i tre hanno proposto prospettive diverse: il belga Laureyns ha evidenziato il suo diretto rapporto con il contesto urbano da cui discende direttamente la sua visione estetica. Never Going Anywhere è parte dei suoi poetici prelievi diretti di manifesti dalla strada: stratificati l’uno sull’altro, staccati dai loro supporti e intelaiati a rovescio, diventano pure sedimentazioni urbane, tracce di memoria non più leggibile ma dall’incredibile forza suggestiva. L’intorno di Gandolfi è, invece, la natura. L’artista porta avanti una ricerca che lo avvicina quasi all’attività di un esploratore; con il banco ottico si avventura in luoghi difficilmente accessibili realizzando analogicamente delle immagini con tecniche simili a quelle degli esordi della fotografia: di queste fanno parte anche Folding Studio (backpack) oggetti scultorei ambigui, che altro non sono che grandi mascherature utilizzate per isolare le sue inquadrature. Hell si concentra invece sulla relazione con l’altro in Day Portraits, una serie di ritratti elaborati digitalmente in cui non viene restituita la fisionomia ma solo la mappatura di nei, come segni distintivi identitari, all’interno di un flusso di energia cromatica i cui toni sono scelti dall’artista e dalla persona ritratta, in una dinamica di scambio che concorre alla realizzazione dell’opera.

Nel secondo appuntamento, Slash, a cinque mesi di distanza, si fa riferimento al segno di interruzione – / – al taglio netto, all’apertura di una parentesi che indica una sospensione, un isolamento e quindi il ripiegarsi sullo specifico del proprio lavoro. Hell riflette sulla relazione tra il mezzo digitale e la manualità. In The wished-for-narrative isn’t holding fotografa lo schermo del proprio computer: le immagini ottenute sono l’evidenza di uno scarto che determina nuove aperture e possibilità forzando i limiti delle opposte modalità. L’irriducibilità di questa cesura è sottolineata anche dal titolo, preso da uno scritto della giornalista e scrittrice americana Susan Faludi sulle conseguenze dell’11 settembre: l’approccio operativo riflette e partecipa di dinamiche sociali più ampie. Laureyns si concentra ancora sullo scarto urbano e la sua rilettura estetica, prelevando degli elementi di parcheggi per biciclette ormai rottamati: Memory Lane sono pezzi di metallo divelti e non più funzionali che acquistano nuova dignità come forme pure e testimonianze del tempo presente, quasi fossero futuri reperti. Gandolfi invece presenta una natura morta, contemporanea rielaborazione del memento mori: Flowers_Appennino è una composizione di fiori ed erbe non fotografate ma scansionate e successivamente ingrandite, stampate e assemblate. Una rielaborazione che riprende e forza i limiti dei primi esperimenti a contatto degli esordi della fotografia.

Slash | Simon Laureyns, Silvia Hell, Niccolo Morgan Gandolfi - Courtesy l'artista e AplusB Gallery, Brescia - Crediti fotografici Boomfotografia

Slash | Simon Laureyns, Silvia Hell, Niccolo Morgan Gandolfi – Courtesy l’artista e AplusB Gallery, Brescia – Crediti fotografici Boomfotografia

L’appuntamento conclusivo A Sandbox in the Desert invece propone la riflessione sul momento di incontro la memoria e il cambiamento, passaggio tra l’impossibilità passata e la possibilità futura di cui Imperialist, il grande manifesto intelaiato fatto di diverse e non più separabili strati di Laureyns ne è una metafora. Hell declina il tema nella pratica concreta del processo tra scarto e potenzialità che porta all’ideazione, esponendo Strange Attractor, un carrello con una serie di oggetti residuali della lavorazione dell’alluminio sulle cui superfici sono stampate le immagini di progetti mai realizzati: dal cortocircuito di due fallimenti nasce un inedito percorso. The Notebook di Gandolfi invece è una serie di fotografie di paesaggi dalla luce quasi irreale – realizzati con lunghissimi tempi di esposizione notturna – che suggeriscono una distanza temporale. Le immagini formano le pagine di un libro in fieri non ancora compiuto, da sfogliare solo idealmente poiché sono incorniciate come reliquie in teche lignee: l’arte si esprime attraverso il tempo, in una sospensione che le è propria.

Le tre mostre esprimono un discorso a più voci che rivela diversi modi di incontro con il mondo, e, come scrive Tosi nel testo per la prima delle tre mostre, riflette «una densa compresenza di diversi piani del reale. L’apparenza astratta o enigmatica delle opere cela infatti il carattere attivo di un’esperienza soggettiva. […] I pezzi sono solo un segmento delle diverse ricerche artistiche, ma qui, tali frammenti sono anche porzioni di mondo: di possibili modi di viverlo, di dove scegliamo o ci troviamo a esperirlo».

 —
A Sandbox in the Desert (ottobre 2016- novembre 2016)
Slash (maggio 2016- giugno 2016)
Even a Birch can Be Real (novembre 2015- gennaio 2016)

Niccolò Morgan Gandolfi, Silvia Hell, Simon Laureyns

AplusB Gallery, Brescia
Novembre 2015- 12 novembre 2016

A Sandbox in the Desert, Exhibition View, A+B Gallery. Sx Simon Laureyns, Dx Niccolò Morgan Gandolfi, central Silvia Hell - Courtesy L'artista, A+B Gallery, Brescia

A Sandbox in the Desert, Exhibition View, A+B Gallery. Sx Simon Laureyns, Dx Niccolò Morgan Gandolfi, central Silvia Hell – Courtesy L’artista, A+B Gallery, Brescia

Veduta parziale della mostra  - Even a Birch can be Real - Courtesy l'artista e AplusB Gallery, Brescia

Veduta parziale della mostra – Even a Birch can be Real – Courtesy l’artista e AplusB Gallery, Brescia