Il tempo, questo è il protagonista dei progetti che le tre artiste Alek O., Laura Pugno e Valentina Vetturi, hanno dedicato a Trivero, invitate all’edizione 2016 di ALL’APERTO, progetto a cura di Barbara Casavecchia e Andrea Zegna.
Scoprire luoghi e paesaggi inediti, utilizzare materiali di scarto, fare luce sull’oscuramento della memoria dovuto a patologie neurologiche: questi i temi con le artiste hanno attraversato la comunità di Trivero, grazie a incontri, scambi e scoperte.

In occasione delle Giornate FAI di Primavera, sabato 25 e domenica 26 marzo 2017, dalle ore 10.00 alle 18.00  a
Casa Zegna (via Marconi 23, Trivero, BI), si svolgerà il racconto dei due laboratori di Alek O. e Laura Pugno e l’opera Alzheimer Café, Trivero di Valentina Vetturi.
Laura Pugno, che a Trivero è nata, ha proseguito la propria indagine sul tema del paesaggio svolgendo un workshop con gli studenti delle terze medie, dal titolo “Ci vediamo in centro” perché, come scrive l’artista, “non capita spesso di trovare un Comune composto da 37 frazioni. Di fronte a una situazione così dispersa, è interessante chiedersi qual è l’immagine che i ragazzi hanno del proprio paese”. Il risultato di questa mappatura, volta a individuare luoghi inediti d’aggregazione e incontro, è un libro d’artista contenente tutte le “cartoline” elaborate dagli studenti.
Alek O. ha condotto il laboratorio “Anche se è bello, porta l’ombrello!” con alcune classi della prima media, utilizzando semplici materiali di riciclo per realizzare una grande composizione collettiva, tra tangram e mosaico. Facendo ricorso a oggetti “vissuti”, con una propria storia personale, l’artista ha invitato i ragazzi a sfruttare le proprie capacità manuali e a “dimenticare la funzione dell’oggetto iniziale per concentrarsi sulla varietà dei colori e dei pattern”.
Valentina Vetturi ha realizzato una nuova tappa di “Alzheimer Café”, un ciclo di lavori (Alzheimer Café I, Kunsthalle Göppingen, 2014; Alzheimer Café II, Museo MAXXI, Roma, 2015) che indaga le relazioni tra ricordo e suono. L’opera, che rimarrà esposta nel giardino di Casa Zegna, nasce da una collezione di motivi cantati o accennati da persone affette da patologie neurologiche che colpiscono la memoria. A Trivero, in particolare, l’artista ha raccolto le voci dei pazienti del locale Centro Alzheimer, per poi rielaborarne le tracce: “Questi suoni privatissimi che in principio erano ricordi altrui, ora trasformati cuciti post prodotti resi pubblici, diventano dispositivo moltiplicatore di memorie per chi li ascolta oggi”.

Valentina Vetturi, La Pendolare, 2010 ph Roberto Vetturi

Valentina Vetturi, La Pendolare, 2010 ph Roberto Vetturi

Estratti dall’intervista di Barbara Casavecchia fatta per Fondazione Zegna / All’Aperto

Barbara Casavecchia: Perché Alzheimer Café ha questo titolo e perché hai iniziato a lavorare attorno a questi temi?

Valentina Vetturi: Mi interessa l’esperienza del dimenticare. Se siamo ciò che ricordiamo, cosa resta di noi quando diventa difficile, se non impossibile, richiamare alla propria mente anche il proprio nome?

BC: Alzheimer Café è una serie di opere. Da quanto tempo lavori a questo ciclo?

VV: Ricordo di aver inviato a un curatore, nel 2012, un documento dal titolo “Alzheimer Café”. Ma se dovessi definire il momento d’inizio, direi che è antecedente e senza data. Una donna, seduta a un tavolo, mastica un pezzo di carne per un tempo indefinito. Lo dimentica. Il pezzo di carne cambia ripetutamente forma e non si sa se la donna sarà mai capace di deglutire quel bolo. Tra questa immagine e il 2014, anno in cui ho ricevuto due differenti inviti a produrre il lavoro, Alzheimer Café ha trovato una possibile risposta alla domanda: cosa resta quando si dimentica tutto?  Ricordi musicali, frammenti di canzoni, motivetti. Alzheimer Café è dedicato a questi ricordi, gli ultimi che incredibilmente resistono nella nostra mente alla degenerazione neurologica causata dalla malattia. E sono questi ricordi cantati da persone affette dal morbo di Alzheimer ad aver generato le prime opere del ciclo.

BC: Come raccogli i materiali e come li rielabori?

VV: Pur partendo dalla realtà, il mio non è un lavoro di documentazione. Frequento centri che lavorano con malati di Alzheimer, partecipo alle attività che quotidianamente coinvolgono gli ospiti, così da permettere loro di abituarsi alla mia presenza e viceversa. Poi registro le loro voci mentre cantano: la rielaborazione avviene in una fase successiva, in studio. Provo qui a riassumere un processo complesso e lento. Collaboro con un ingegnere del suono, Roberto Matarrese, insieme al quale procedo così: ascolto, catalogazione, ascolto, selezione, ascolto, composizione… Sono le immagini suggerite da quelle voci anonime, con le loro sonorità e timbri, e dai loro canti a guidare la costruzione della partitura sonora. Ogni tappa di Alzheimer Café, al di là delle forme diverse che assume, è concepita come uno spazio  pubblico dove si incontrano ricordi privati.

L’intervista prosegue nel sito Fondazione Zegna / All’Aperto

Laura Pugno - ALL'APERTO, 2016

Laura Pugno – ALL’APERTO, 2016

Immagini, fili colorati, identità e creatività: questi gli ingredienti del laboratorioUn posto che mi piace” che si svolgerà a Casa Zegna sabato 25 marzo in occasione delle Giornate FAI di Primavera e della mostra temporaneaAlek O., Laura Pugno e Valentina Vetturi: tre Artiste per Trivero”.

La mostra illustra i risultati dei laboratori tenuti da Alek O. e Laura Pugno con i ragazzi della scuola secondaria di Trivero: per la prima volta, nell’ambito del progetto di arte pubblica “ALL’APERTO”, sono state invitate due artiste a concepire dei laboratori pensati appositamente per le scuole di Trivero, nel contesto delle attività che la Fondazione Zegna dedica all’educazione e alla formazione dei giovani.

L’attività svolta dagli studenti della scuola media di Trivero ha ispirato il laboratorio che sabato 25 marzo sarà condotto da Elena Taverna con la partecipazione di Laura Pugno: un’esperienza aperta a tutti che coinvolgerà in modo diverso la sensibilità e la percezione dei ragazzi. Ai partecipanti sarà chiesto di individuare delle immagini che rappresentino un luogo importante, un luogo famigliare ed intimo che stimoli sentimenti ed emozioni. In secondo luogo, ognuno potrà intervenire sulle immagini attraverso dei fili colorati, evidenziando “un posto che mi piace” con un intervento artistico e creativo.
Laura Pugno, artista nata a Trivero, ha lavorato con i ragazzi delle terze medie sul tema del paesaggio, ideando il laboratorio “Ci vediamo in Centro” in collaborazione con Alessandro Allera e Raffaella Giorcelli di DiogeneLab. Di fronte a un territorio così dispersivo come quello di Trivero, composto da 37 frazioni, Lauro Pugno ha costruito un laboratorio chiedendosi quale fosse l’immagine che i ragazzi avessero del proprio paese: “mi è sembrato interessante proporre una sorta di ricostruzione insieme psicologica e visiva del territorio triverese, sulla base delle testimonianze di alcuni dei suoi più giovani abitanti” racconta l’artista.

Alek O. © Lorenzo Palmieri

Alek O. © Lorenzo Palmieri

Nell’ambito del progetto di arte contemporanea ALL’APERTO, le tre artiste Alek O., Laura Pugno e Valentina Vetturi, hanno lavorato per un anno a stretto contatto con la comunità e le scuole di Trivero per realizzare interventi e progetti legati al territorio.  Sabato 25 e domenica 26 marzo, in occasione delle Giornate FAI di Primavera, a Casa Zegna sarà visitabile la  mostra temporanea “Alek O., Laura Pugno e Valentina Vetturi: tre Artiste per Trivero” con i risultati dei laboratori tenuti con i ragazzi della scuola secondaria di Trivero, mentre Valentina Vetturi presenta una tappa del suo progetto “Alzheimer Café” studiata appositamente per “All’Aperto”.
Per conoscere da vicino questa iniziativa, abbiamo intervistato Alek O., artista argentina, che ha lavorato con gli studenti della scuola media di Trivero al progetto “Anche se è bello, porta l’ombrello!”

Puoi descriverci il laboratorio “Anche se è bello, porta l’ombrello!” che hai proposto ai ragazzi della scuola media Trivero? Come nasce questa idea? E’ la prima volta che lavori con ragazzi di questa età?

Sì, questa è stata la prima volta che mi sono confrontata con un gruppo di ragazzi. Il laboratorio ha preso forma via via durante le giornate di lavoro, mentre mi rendevo conto davvero di cosa volesse dire avere undici anni, ricordando l’energia di quell’età.

Ho chiesto ai ragazzi di portare da casa degli ombrelli rotti. Durante il primo incontro abbiamo smontato i tessuti dal supporto metallico e li abbiamo divisi in moduli triangolari, seguendo la loro struttura; questi triangoli, diversi per colori, soggetti e pattern, sono stati poi montati su dei pannelli in legno aventi la stessa forma e dimensione. Al secondo incontro ho chiesto ai ragazzi di lavorare in gruppi per combinare i pannelli, costruendo liberamente delle forme. I risultati sono stati svariati. Dalla simmetria perfetta di una stella, alla rappresentazione stilizzata di un gatto o un robot. I lavori sono stati infine appesi nelle scale della scuola.

L’ombrello è un oggetto quotidiano che quando perde la sua funzione viene normalmente gettato… Attraverso questo laboratorio artistico acquisisce invece un significato estetico e continua in qualche modo a vivere: come è stata vissuta questa esperienza dai ragazzi?

Durante il laboratorio il nostro approccio è stato molto vicino a quello che potrebbe avere un bricoleur. Trovi una cosa, la maneggi senza troppo rispetto, e ne tiri fuori un’altra. C’è un passaggio dato dalle tue mani e dalla tua immaginazione. Il punto di partenza in qualche modo ti limita – l’ombrello è quello, con un determinato colore; il suo tessuto è fatto di tanti triangoli, non è una stoffa vergine che puoi tagliare come vuoi. In più, il materiale è poco. A questi limiti si contrappone invece la libertà di farne quello che ti pare, senza troppi timori: tanto il materiale non ha valore, è tutta robaccia.

La cosa affascinante è stato vedere come i ragazzi si relazionavano al lavoro con un approccio che capita spesso anche a me di avere. Come hanno vissuto il laboratorio? Sarebbe per me bello sentirlo direttamente da loro. Li ho visti molto coinvolti, a volte arrabbiati – e questa è stata per me la prova di una partecipazione vera. Spero sia stato per loro un momento fuori dal comune, un’occasione per vedere le cose in modo più attento.

(Estratto dal sito di Fondazione Zegna /All’Aperto)