Tra cielo e terra – Museo di Fotografia Contemporanea, 2019 – Installation view

Il tutto è nato qualche anno fa, durante una residenza artistica in Sicilia in cui dovevo trovare un modo per raccontare, in maniera inedita, la cittadina in cui mi trovavo. Girovagando per le viuzze del centro, continuavo a imbattermi in nicchie ed edicole religiose. Mi sentivo osservato dai santi rappresentati al loro interno.”  
Da un’esperienza personale, in particolare da una serie di passeggiate, nasce Tra cielo e terra, un interessante progetto e relativa mostra ospitati al Museo di Fotografia Contemporanea di Cisinello Balsamo (fino al primo marzo 2019).
A raccontarcelo lo stesso autore Claudio Beorchia che ha avviato questo progetto di “fotografia partecipata” nella primavera 2019, anche grazie al curatore Matteo Balduzzi. I primi passi sono stati mossi proprio grazie agli abitanti della Lombardia, invitati a osservare e fotografare il paesaggio dal punto di vista dei santi che sui quei territori vigilano da tempo.
Sono state raccolte, nel corso di questi ultimi mesi, ben 5800 fotografie di circa 2900 edicole o, sarebbe più corretto specificare, di 2900 sguardi immutati di santi che, forse anche da secoli, “abitano” le edicole votive che caratterizzano tanta parte del paesaggio urbano e rurale della Lombardia. La raccolta di fotografie ed esperienze ha dato vita a una mostra ospitata nelle sale del museo.

Per approfondire questo particolare e coinvolgente progetto, abbiamo posto alcune domande a Claudio Beorchia.

Elena Bordignon: Tra cielo e terra, è un titolo molto ambizioso: come fossero due metaforiche parentesi, cielo e terra abbracciano l’umano e il paesaggio che gli sta attorno. Mi racconti come è nata l’idea per il titolo di questo affascinante progetto presentato al Museo di Fotografia Contemporanea?

Claudio Beorchia: Il titolo è stato concepito più di un anno fa, nella fase di scrittura e definizione del progetto. Con Matteo Balduzzi, il curatore di Tra cielo e terra, cercavamo un titolo che auspicasse piuttosto che descrivere, che abbracciasse piuttosto che indicare, che aprisse piuttosto che circoscrivere. D’altra parte, si trattava di un progetto di fotografia partecipata, non sapevamo ancora cosa avremmo raccolto. Sapevamo però che volevamo estendere il più possibile il progetto, non solo nell’aspetto geografico, ma anche in quello di adesione del pubblico. Cielo e terra sono due parole d’uso comune, che tutti usiamo abitualmente, ma in grado di assumere significati ampi, profondi e stratificati.

EB: Le edicole votive, in provincia più che nelle vaste metropoli come Milano, connotano il paesaggio. Sono degli elementi silenziosi e spesso dimenticati. Ne ricordo alcune, in particolare, poste tra il crocevia di due strade di campagna e lungo una sperduta strada che portava in montagna. Tra cielo e terra, per molti versi, ha riattivato questi luoghi, li ha vivificati. Mi racconti la genesi del progetto?

CB: È vero, le edicole sono maggiormente visibili e connotano in maniera più significativa i luoghi montani e di campagna. Questo però non vuol dire che non ci siano edicole in città, anzi. Solo che la città è un ambiente visivo – con i fitti edifici, le ammalianti vetrine, le insegne luccicose e il traffico a cui prestare attenzione – molto più competitivo rispetto a quello rurale o montano. Una cosa interessante della fase operativa del progetto è che, man mano si va “a caccia” di edicole, l’occhio impara a individuarle, a scoprire ricorrenze, indizi e pattern (un po’ come quando si va a funghi). All’inizio le edicole votive non si vedono e sembra impossibile trovarne, poi le individui immediatamente e ti chiedi come avevi fatto a non notarle prima.
Il verbo che usi – “vivificare” – è qui davvero calzante. Per presentare il progetto abbiamo organizzato diversi incontri pubblici spostandoci in tutta la Lombardia: dalla Valcamonica all’Oltrepò Pavese, dalle pianure mantovane fino a Gallarate… Durante gli incontri, raccontavamo ai futuri partecipanti: quando troverete un’edicola, immaginate i santi vivi, come fossero gli abitanti di quelle piccole architetture, e le aperture delle edicole fossero le finestre alle quali si affacciano per dare un’occhiata al mondo che gli sta attorno. Forse è eccessivo dire che i luoghi fotografati siano stati riattivati, ma è senz’altro vero che, assumendo quel particolare punto di vista, li abbiamo resi visibili.
Il tutto è nato qualche anno fa, durante una residenza artistica in Sicilia in cui dovevo trovare un modo per raccontare, in maniera inedita, la cittadina in cui mi trovavo. Girovagando per le viuzze del centro, continuavo a imbattermi in nicchie ed edicole religiose. Mi sentivo osservato dai santi rappresentati al loro interno. Così, quasi di nascosto, mi sono messo io stesso a spiarli, rendendomi ben presto conto che in realtà il mio passaggio davanti a loro era solo un’eccezione, e che per tutto il tempo guardavano piuttosto il paesaggio che avevano di fronte. A quel punto mi è venuto quasi automatico mettere la fotocamera davanti ai loro occhi, per vedere ciò che da decenni, se non da secoli, guardavano del mondo.
Dopo quel primo episodio siciliano, ho ripetuto il progetto in altre località in Veneto, ma sempre come ricerca personale. Poi, parlando con Matteo e lo staff del Mufoco, ci siamo resi conto che ben si prestava a diventare un progetto partecipato. D’altra parte, le edicole religiose connotano tutto il territorio italiano e, dal punto di vista fotografico, si tratta di scatti che chiunque può realizzare senza particolari difficoltà tecniche. E così ecco che, in un anno di lavoro, tutto si è tradotto in un progetto complesso – con migliaia di foto scattate da ogni angolo di Lombardia da oltre 250 autori – articolato in una piattaforma web, una mostra, un libro.

EB: Una delle caratteristiche fondamentali del progetto è il coinvolgimento degli abitanti della Lombardia, invitati a osservare e fotografare il paesaggio dal punto di vista dei santi posti nelle edicole votive. Come avete giudicato il materiale arrivato? Ci sono degli scatti che, più di altri, hanno dato sostanza alla vastissima raccolta? C’è stata una selezione?

CB: Il materiale caricato sull’apposita piattaforma web durante i mesi di raccolta è stato davvero tanto, ben aldilà delle nostre aspettative. Ci sono arrivati materiali relativi a più di 2900 edicole. Il che vuol dire oltre 5800 fotografie, con il loro corredo di informazioni e testi. Ai partecipanti, infatti, oltre alle due foto per ogni edicola (la foto dell’edicola stessa e ciò che ha di fronte), chiedevamo di localizzare esattamente le edicole con le coordinate gps, di riconoscere il santo rappresentato, di scrivere note, aneddoti, ricordi o pensieri personali sulle edicole e sui luoghi fotografati. Anche per questo motivo siamo davvero soddisfatti di com’è andato il progetto: oltre 250 persone sono andate in giro per il territorio lombardo, hanno fatto le foto, hanno scritto, hanno caricato i materiali sulla piattaforma on line… Il livello di coinvolgimento dei partecipanti è stato intenso, l’impegno profuso è stato profondo. Per forza di cose, quando poi si è trattato di organizzare tutti quei materiali all’interno di una mostra, abbiamo dovuto fare alcune scelte. Ma non parlerei di selezione: è stata piuttosto una campionatura dei paesaggi raccolti. Abbiamo sempre cercato di sospendere il giudizio: non esistono foto belle o foto brutte in questo progetto.

EB: La mostra occupa i tre piani del Museo a Cinisello Balsamo, procedendo verso una sempre maggiore astrazione e formalizzazione del lavoro. Mi racconti come avete organizzato le opere fotografiche? Come avete messo in relazione le immagini, con i racconti e riferimenti geografici presenti?

CB: In mostra, in qualche modo, c’è tutto: al pian terreno, insieme alla documentazione di quanto fatto in questi mesi, abbiamo previsto l’allestimento di una postazione da cui è possibile visualizzare, grazie ad una mappa interattiva, l’intero archivio di immagini e testi. Poi, ai piani superiori, la mostra procede attraverso una maggior sintesi e astrazione.
Al primo piano c’è una video installazione in cui si succedono, per quasi due ore, 800 dittici: l’immagine dell’edicola su uno schermo, il corrispondente paesaggio sull’altro. Qui, attraverso una decina di “itinerari”, raccontiamo il territorio lombardo a partire dai temi che più lo caratterizzano: la presenza diffusa di acqua, le valli montane, la vocazione industriale e produttiva, quella agricola nelle pianure a sud…
Al secondo piano ci sono invece le 90 stampe che entreranno nella collezione del Museo. Qui ci siamo misurati – e in qualche modo divertiti – con un elemento classico del linguaggio fotografico: il passepartout. Si tratta infatti di 90 paesaggi, i più rappresentativi fra quelli che ci sono arrivati, caratterizzati da passepartout sagomati, il cui disegno corrisponde alla forma finestra dell’edicola da cui è stata scattata la foto. Se la finestra dell’edicola è ad ogiva, anche il passepartout è a ogiva, se la finestra è a tutto sesto, anche il passepartout ha quella forma.
Inoltre, parallelamente alla mostra, e mantenendone la strutturazione in tre parti, abbiamo lavorato ad una preziosa pubblicazione: un volume di oltre 700 pagine, che si ispira alla guida turistica, al dizionario, al messale, destinato certamente ai partecipanti, ma anche alla distribuzione nazionale e internazionale.

Tra cielo e terra – Museo di Fotografia Contemporanea, 2019 – Installation view
Tra cielo e terra – Museo di Fotografia Contemporanea, 2019 – Installation view
Tra cielo e terra – Museo di Fotografia Contemporanea, 2019 – Installation view