Tom Wesselmann,  Bedroom Painting #24, 1970, oil on shaped canvases, 190,5x236,9x63,5 cm -  Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann, Bedroom Painting #24, 1970, oil on shaped canvases, 190,5×236,9×63,5 cm – Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Una promessa di felicità. Questo è l’auspicio che il curatore Chris Shrap propone con “Tom Wesselman: La Promesse du bonheur”, monografica dell’artista americano che presenta una selezione di 25 opere fra schizzi, disegni, dipinti e maquette eseguite tra il 1963 e il 1993, a Villa Paloma. L’impianto curatoriale della mostra s’incentra sull’esame delle contraddizioni irrisolte nel lavoro di Wesselmann: dalla sua relazione con il corpo femminile fino alla sua oggettificazione, accusa rivoltagli dalle femministe negli anni Settanta, e dalla rappresentazione erotica fino all’apparente pornografia. Nelle serie esposte, vari Still Life, Great American Nude e Bedroom Painting, si evince una tecnica pittorica eccellente, campiture piene e colori saturi d’ascendenza Pop, ma molto ammiccanti anche verso i fauve e Matisse, emanazioni di una joie de vivre ma con un evidente penchant californiano fra abbronzature e barattoli di maionese sempre pieni. Perché, secondo Sharp, è soprattutto questo che la pittura di Wesselmann rappresenta: l’iperbolica società dei consumi americana e l’edonismo in seguito al boom economico.
La lente attraverso cui il curatore rilegge la pratica di Wesselmann è quella del saggio “The Other Victorians”, 1964, del critico letterario Steven Marcus, in cui viene coniato il termine di “pornotopia”, inteso come condizione immaginaria desunta dagli scritti pornografici d’epoca vittoriana, in cui l’attività sessuale fa da padrona, dove è sempre estate e si è sempre pronti allo scambio di liquidi. Secondo il saggio di Marcus i tabù sessuali sarebbero imputabili più a principi economici capitalisti che all’applicazione dei dettami teologici; secondo tali principi la sessualità andrebbe disciplinata per evitare sprechi, ricondotta all’utilitarismo borghese e alle dinamiche mercantili capitaliste. Le merci, così come i liquidi prodotti dal corpo, che all’epoca si ritenevano limitati, dovevano essere usati oculatamente e per meri fini riproduttivi.
La poetica di Wesselmann è, invece, un invito alla fruizione di questa sovrabbondanza di merci e liquidi; sebbene rasenti spesso l’equazione corpo-merce, le sue opere sono un manifesto per la liberazione della sessualità, e un incitamento alla fruizione dei corpi contro il filisteismo borghese. Da questo punto di vista i fisici abbronzati, nudi e formosi delle donne di Wesselmann, i frutti maturi e impeccabili, le suppellettili domestiche così come i peni eretti che divengono paesaggi, elaborano questa liberazione con un linguaggio decisamente convenzionale per l’epoca, ma sottendendo un’invettiva radicale che coniuga la forma artistica più à la page del momento con un’agenda emancipatoria.

Tom Wesselmann,  La Promesse Du Bonheur -Installation view -  Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann, La Promesse Du Bonheur -Installation view – Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann Gina's Hand, 1972-82 oil on canvas 149,86 x 208,28 cm  © The Estate of Tom Wesselmann/ Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann Gina’s Hand, 1972-82 oil on canvas 149,86 x 208,28 cm © The Estate of Tom Wesselmann/ Licensed by VAGA, New York

Se quindi lo sguardo prettamente eterosessuale di Wesselmann reifica i corpi, soprattutto femminili ma anche maschili, e li equipara a merci, i soggetti rappresentati rimangono sempre anonimi, anche se la modella principale fu per anni la moglie Claire. I suoi personaggi sono sempre fuori scala e idealizzati, spesso frammentari, attivando così l’immaginazione dello spettatore che deve completare l’opera, come in “Bedroom Painting #72”, 1983, dove le due tele sagomate delineano soltanto una silhouette fra cosce e capezzoli, oppure gioca con la scala di corpi over-size che de-eroticizzano i protagonisti dei quadri, come in “Great American Nude #82”, 1966, o “Seascape #10”, 1966. La composizione segue sempre un principio anti-gerarchico, sullo sfondo piatto giacciono allo stesso livello corpi al sole, sudati e scuriti, capezzoli turgidi, peni eretti, arance armoniosamente rotonde e reggiseni, come, ad esempio, in “Study for Bedroom Painting #20”, 1969 o “Great American Nude #53”, 1964.

La bellezza non è che una promessa di felicità, affermava Stendhal nel De L’Amour, 1822, allo stesso modo Wesselmann rappresenta la felicità nel consumismo edonista americano attraverso un incitamento alla jouissance, fisica più che psicanalitica. Al termine del percorso della mostra non è dato sapere se la promessa sia stata esaudita; lo sguardo estatico e rapito della protagonista di “Lichtenstein (Artist’s variation)”, 1988-1992, parrebbe voler dire di sì. Tuttavia questo “american dream”, ormai vintage tanto quanto i suoi simboli, ribadisce un bisogno di emancipazione e reimpossessamento dei corpi che appare ancora attuale anche a distanza di decenni.

Tom Wesselmann, La Promesse du Bonheur
NMNM – Villa Paloma, 56 boulevard du Jardin Exotique, Monaco

A cura di Chris Sharp
Coordinatore Scientifico: Cristiano Raimondi

Tom Wesselmann,  Great American, Nude #82, 1966, Painted molded Plexiglas, 137,2x200,7x7,6 cm - Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann, Great American, Nude #82, 1966, Painted molded Plexiglas, 137,2×200,7×7,6 cm – Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann,  Bedroom Face with Lichtenstein (Artist's Variation), 1988-92, Oil on cut-out aluminum, 172,7x208,3x33 cm -  Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann, Bedroom Face with Lichtenstein (Artist’s Variation), 1988-92, Oil on cut-out aluminum, 172,7×208,3×33 cm – Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann, Dropped Bra (Big Maquette), 1978 -1980 - Pittura acrilica su carta cotone 100%, 71,1x147,2x55,9 cm - Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann, Dropped Bra (Big Maquette), 1978 -1980 – Pittura acrilica su carta cotone 100%, 71,1×147,2×55,9 cm – Photo NMNM / Jeffrey Sturges, 2018 © The Estate of Tom Weeslmann / Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann Big Study for Great American Nude #75, 1965 pencil on paper 119,38 x 134,62 cm  © The Estate of Tom Wesselmann/ Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselmann Big Study for Great American Nude #75, 1965 pencil on paper 119,38 x 134,62 cm © The Estate of Tom Wesselmann/ Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselman, March 1962 © The Estate of Tom Wesselmann/ Licensed by VAGA, New York

Tom Wesselman, March 1962 © The Estate of Tom Wesselmann/ Licensed by VAGA, New York