In occasione della sua personale Dopo il diluvio – dove verrà presentato il suo ultimo ciclo pittorico intitolato Elogio delle vagabonde - Tomas Berra  ha deciso di condividere un diario visivo e letterario con suggestioni legate alla ricerca che lo ha accompagnato durante la creazione di questo ciclo. La mostra, a cura di Simona Squadrito,  inaugura il 22 gennaio presso Villa Vertua Masolo a Nova Milanese.
Spinto da un desiderio di essenzialità, Berra cerca con la sua pittura di comprendere la semplicità che la natura svela. Arrendendosi a essa e alla sua totale alterità rispetto all’essere umano, l’artista prova a coglierne l’impressione, dedicandosi allo studio di un solo colore: il verde. Qui, nelle infinite sfumature e tonalità, soggetti vegetali si susseguono in un mondo atemporale e statico, bidimensionale e aereo, ponendosi come immagini oniriche sospese. (Costanza Sartoris)

Giorno 1 —

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Nelle sere azzurre d’estate andrò per i sentieri,
pizzicato dal grano, a calpestare l’erba tenera:
come in sogno ne sentirò il fresco nei piedi.
Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
Non dirò nulla, non penserò a niente:
ma l’amore che non ha fine mi riempirà l’anima,
e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo
attraverso la Natura, felice come quando si sta con una donna.

Sensazione (A.Rimbaud)

«Dopo il diluvio è un’immagine mentale, quella di un desiderio. È la riscoperta dell’essenziale e della semplicità, la presa di consapevolezza di un artista che sa di poter ricreare il mondo con un solo colore; la forma di una sensazione attraverso l’immagine di intrichi di fogliame dove tutto è essenziale e abbondante.
Elogio delle vagabonde è l’ultimo ciclo pittorico di Thomas Berra, sono dipinti immobili, che raccontano infinite scale di grandezza e possibilità, in cui la luce non esiste e dove invano si cerca l’ombra inesistente della forma. Qui, tutto ciò che è rappresentato ha la consistenza di un sogno sgravato dal peso terrestre dei volumi. Dopo il diluvio è un mondo vegetale visto con gli occhi delle creature del sottobosco, è la preghiera che la lepre fa all’arcobaleno attraverso la tela del ragno. »
Simona Squadrito, Dopo il diluvio

Giorno 2 —


«Per un pittore il tempo è relativo. Il Tintoretto in tre giorni ti faceva un affresco con duecento figure e un altro grande pittore prendeva un mese per una figura. Il tempo della fattura conta poco, quello che conta è il tempo della maturazione.»
Lucio Fontana, tratto dall’intervista di Giorgio Boccaper per Il Giorno

Giorno 3 —


«Le piante viaggiano. Soprattutto le erbe.
Si spostano in silenzio in balia dei venti.
Niente è possibile contro il vento
Se mietessimo le nuvole, resteremmo sorpresi di raccogliere imponderabili semi mischiati di loess. »
Gilles Clément, Elogio delle vagabonde

Giorno 4 — 


« Era febbraio (o ancora gennaio), Simona stava seduta sul divano ed io (come di mio solito) fingevo di essere assorto su qualche pezzo di carta con la testa china sulla scrivania allora lei ruppe il silenzio con la parola “verde” Verde! »
Elia Gobbi – Tromple loeil

Giorno 5 — 


« Mi sono sdraiato su di un quadro (al mattino presto quando tutto è ancora umido), con la faccia appoggiata sull’erba, e ho iniziato a disegnare ciò che vedevo, a quel punto l’erba era più in alto del mio occhio, la natura del prato si è offerta rinnovata al mio occhio. »
Elia Gobbi – Tromple l’oeil

Giorno 6 — 

«Il De rerum natura di Lucrezio è la prima grande opera di poesia in cui la conoscenza del mondo diventa dissoluzione della compattezza del mondo, percezione di ciò che è infinitamente minuto e mobile e leggero. Lucrezio vuole scrivere il poema della materia ma ci avverte subito che la vera realtà di questa materia è fatta di corpuscoli invisibili.»
Italo Calvino, Leggerezza, Lezioni Americane