***
Art * Text * Pics: Mi spieghi la mostra in poche righe?
Lorenza Boisi: Se fossi in grado di spiegarla “in poche righe” rendendone pure un efficace surrogato, avrei, probabilmente, sbagliato lavoro…
ATP: Cosa si intende con il titolo ‘Water and me’?
LB: Il titolo è un semplice gioco linguistico che approccia senza enfasi il complesso apparato simbolico dell’elemento Acqua quale esternazione della mutevolezza del sé. Il titolo è “Water and Me”- e non- Water and I, laddove “Water” ed “Io” si configurassero come soggetto. Nel titolo troviamo un “io” che in comunanza sintetica con un immaginario vago si fa oggetto di una visione.
ATP: Cosa significa ‘accanirsi’ dentro alla ricerca della specificità della tecnica pittorica?
LB: È interessante la tua affezione per i comunicati stampa.
Direi che il CS si riferisca ad una mia, ed altrui, continuità di interesse verso la pittura e le sue categorie – quella “perversione” che mi mantiene testarda e vicina a me stessa ed a questa pratica amata a dispetto di molte considerazioni su quanto sia: “artisticamente spendibile” nelle attuali contingenze.
ATP: Cosa diresti a chi sostiene che la pittura è un mezzo come un altro?
LB: Che “ha ragione” e che, per logica, alla Pittura debbano essere riservato il medesimo rispetto, la medesima valorizzazione, destinati alle altre pratiche artistiche.
E’ un medium artistico come altri- ma sarebbe un errore invalidarlo a ruolo di “mezzo”.
La pittura è una pratica complessa, a tutt’oggi, progressiva, rischiosa, empirica e frustrante/esaltante.
Forse per questa ragione, per questa “pericolosità” se tra gli artisti, ci sono parecchie conversioni “dalla pittura” e rarissimi i ritorni di fiamma, tra i curatori ed i critici, si possono ascoltare amenità detrattici ai danni di una forma artistica la cui validità sia invece universalmente condivisa…
Io delineo una demarcazione tra la Pittura e il dipingere.
L’uso strumentale del mezzo pittorico a veicolo priorità altre, non mi interessa, non è “Pittura”.
La Pittura è contestualmente e relativamente oggetto e soggetto di se stessa. Laddove non ci sia attenzione, coscienza e convergenza focali specifiche, l’uso del mezzo pittorico è pretestuoso e parassitario- equiparabile all’uso strumentale di ogni altro medium.
Questo approccio a me non interessa.
La polemica sulla pittura è superata da almeno 15 anni in tutta Europa e in alcuni paesi, penso alla Germania, al Regno Unito e ai paesi Scandinavi, non ha mai avuto una vera radicalità storica. Si è continuato a fare pittura, a parlarne e a scriverne, si è sempre continuato ad amarla.
Piuttosto drammatico è il fraintendimento tra la crisi della rappresentazione e un’eventuale crisi della pittura…

Se il mondo per come lo conosciamo finirà nel 2012… spero che anche in Italia ci si possa finalmente rimettere da questa mistificazione che è prossima al falso storico, visto che a guarigioni miracolose qui stiamo di molto indietro…
Per un inveterato paradosso critico, la pittura, più di altre pratiche, soffre del peso di un preconcetto storico e di una schiera di pusillanimi detrattori.
Talvolta dispiace, perché “non si inventa”. Non ci si improvvisa pittori, non ci si sveglia pittori in un nuovo mattino, così come non è evidente sviluppare un sentimento critico per la pittura e la sensibilità cognitiva necessarie alla sua disquisizione.
In questa prospettiva potrebbe risultarci ovvio come dispiaccia quello che non “conosciamo” e come invece sia semplicissimo escamotage per sottrarci ad un imbarazzo, disconoscere a priori lo straniero a costo di un impoverimento del panorama artistico generale.
Forse, per questa ragione, tra gli artisti, ci sono parecchie conversioni “dalla pittura” e rarissime che procedano nel verso contrario; mentre tra i curatori ed i critici si possano tuttora ascoltare amenità detrattici ai danni di una forma artistica la cui validità sia palesemente condivisibile… ma la storia è un ineluttabile contraddanza di ricorsi ed il rischio attuale per la pittura italiana è uscire dallo stanzino buio per diventare il nuovo carro del fieno.

Spero ci sia la chance per la definizione di una terza via, una maggiore onestà intellettuale e critica verso una pratica che, anche in Italia, conosce buoni artisti.

Lorenza Boisi
Water and me
Federico Luger Gallery

Lorenza Boisi e federico Luger