Is This a Painting, virtual installation view, Nomas Foundation, Roma

ATPdiary prosegue la sua ricerca di eventi online dedicati all’arte con la stimolante esperienza di “Is this a Painting?”. La mostra, inaugurata dalla Nomas Foundation di Roma il 23 marzo 2020 e aperta fino al 31 dicembre 2020, consiste in una collettiva realizzata all’interno di uno spazio virtuale 3D con trenta opere dei seguenti artisti: Francesco Arena, Darren Almond, Elisabetta Benassi, Julien Bismuth, Thomas Braida, Peter Linde Busk, Pietro Capogrosso, Etienne Chambaud, Nemanja Cvijanovic, Gabriele De Santis, Patrizio Di Massimo, Matteo Fato, Francesco Gennari, Parker Ito, Julius Koller, Else Leirvik, Francesca Leone, Sol LeWitt, Emiliano Maggi, Oliver Osborn, Alessanro Piangiamore, Gianni Politi, Dan Rees, Ugo Rondinone, Giuliana Rosso, Wolfgang Tillmans, Ian Tweedy e Eric Wesley.

La mostra nasce dall’esigenza di estendere la riflessione attorno alla memorabile domanda “Is this a painting?” pronunciata da Jackson Pollock nei confronti della moglie Lee Krasner in riferimento a un suo lavoro, allargando quindi il discorso a tutto ciò che sta accadendo all’arte in questi ultimi anni e, in particolar modo, in questi ultimi giorni. Le piattaforme social e i percorsi virtuali stanno contribuendo a sviluppare il concetto di fruizione attraverso esperienze che non ammettono più soltanto la visione effettiva delle opere. A questo punto viene da chiedersi: è questa la strada a cui è destinata l’arte? Davvero questi canali sostituiranno (in parte) la presenza fisica dello spettatore nei luoghi ad essa deputati? I lavori di “Is this a Painting?” A Virtual Reality Group Show riflettono tutti su questi nuovi scenari, concentrandosi sulla natura dei cambiamenti che questi comporteranno e sulle questioni legate alla percezione che inevitabilmente suscitano. D’altronde, come evidenzia lo stesso progetto, la medesima carica di perplessità era contenuta nelle considerazioni di grandi pensatori come Karl Marx e Sigmund Freud – due dei tre “maestri del sospetto” individuati da Paul Ricœur nel 1965 – in lotta, in maniera diversa, contro i paradigmi della fenomenlogia moderna. Il video Natura morta di Nemanja Cvijanović (2004) e Freud Arrives in London as Refugees di Elisabetta Benassi (2010) si focalizzano proprio sulle figure dei due filosofi: nel primo, le lacrime di Marx ci riportano all’Introduzione della Critica della filosofia del diritto di Hegel (1844) e alla “valle di lacrime” causata dall’illusione della religione; nel secondo si mette in evidenza come Freud fosse costretto a combattere non solo per l’accettazione da parte della società di una componente “scomoda” dell’essenza umana, ma anche contro i rischi e i soprusi dell’epoca.

Elisabetta Benassi, Freud arrives in London as refugee, 2010, ©Nomas Foundation, Roma
Is This a Painting, virtual installation view, Nomas Foundation, Roma
Julien Bismuth, Untitled (Piraha), 2016, © Nomas Foundation, Roma

Partendo dalla libertà intrinseca all’espressione artistica, i lavori si concentrano dunque sui nuovi percorsi che questa libertà sta attraversando, fino ad arrivare alla condizione di stand-by attuale per cui alcune azioni che prima risultavano scontate, adesso si ritrovano ad essere momentaneamente congelate. Del primo gruppo fanno parte, ad esempio, i lavori di Francesco Arena e Wolfgang Tillmans: Portrait with Komeijni del primo (2008) e Anders pulling splinter from his foot del secondo (2004) permettono agli artisti di fondersi con le loro opere o di far con-fondere queste con altre appartenenti alla storia – l’amico fotografato da Tillmans assume la stessa posa dello Spinario di età ellenistica. Incentrate sulla questione arte-tecnologia sono invece le opere di Parker Ito e Pietro Capogrosso: se Inkjet Painting 29# del primo (2014) si avvicina alla natura corpuscolare dell’elettricità, e quindi dell’elettronica, Pasolini di Capogrosso (2005) ci riporta alle considerazioni anticipatorie dello scrittore circa la società post-moderna e i suoi media. Legata invece alle recenti vicende è Untitled (Pirahã) (2016) di Julien Bismuth: in una società capitalistica e consumistica come la nostra, privarci di poche libertà quotidiane costituisce poca cosa rispetto alle semplici e arcaiche condizioni nelle quali vivono gli Hiaitsiihi, popolo dell’Amazonas (Brasile). Sulla stessa scia si pone New Amsterdam di Eric Wesley (2001) che ci rammenta l’ingiustizia e la violenza subite dai Lenape, nativi americani stanziati nell’allora villaggio nord-americano divenuto poi di dominazione olandese.

“Is this a Painting?” A Virtual Reality Group Show offre quindi numerosi spunti sui quali riflettere. In un’era in cui il sociale è stato trasformato in “social”, dominata dall’online e da strumenti che permettono connessioni fast – della quale ne ha risentito evidentemente anche il nostro vocabolario – arte e tecnlogia coestistono, mescolando a volte le proprie esperienze. Come è cambiato allora il rapporto con lo spettatore? Quali conseguenze comporta questo nuovo tipo di fruizione? La collettiva online della Nomas Foundation invita il pubblico a interrogarsi proprio su questi quesiti alla luce dello slittamento percettivo che un’esperienza del genere implica. La natura incorporea del progetto esige, infatti, un maggior affinamento dei sensi, data la mancanza della visione in loco delle opere. Rappresenta forse un limite tutto questo oppure un’opportunità?

“Is this a Painting?” A Virtual Reality Group Show
A cura di Raffaella Frascarelli
Nomas Foundation, Roma
Dal 23 marzo 2020 al 31 dicembre 2020

Is This a Painting, virtual installation view, Nomas Foundation, Roma
Eric Wesley, New Amsterdam, 20 01, © Nomas Foundation, Roma
Nemanja Cvijanovic, Natura Morta, 2004, © Nomas Foundation, Roma
Pietro Capogrosso, Pasolini, 20 05, © Nomas Foundation, Roma