BiancoValente, Misuro il Tempo, still da video, 2020

A promuovere l’arte in questi giorni di dura permanenza a casa dovuta al DPCM dell’8 marzo 2020 non sono soltanto grandi e piccole istituzioni museali. Molte sono le call e i progetti indipendenti avviati da artisti e curatori sulle piattaforme social, Instagram in particolare. ATPdiary ha raccolto le iniziative che sfruttano questi canali come un vero e proprio spazio espositivo, inaugurando un nuovo modo di presentare e far fruire l’arte.

Tra le novità su Instagram vi è la collettiva @emergencyexit_artinquarantine curata da Adriana Rispoli.
Partito il 10 marzo 2020 con una lettera spedita dalla stessa curatrice, il progetto ha raccolto numerose adesioni. All’appello di unione per far fronte alla “noia, ma soprattutto [al] senso di incertezza se non di paura che ci unisce in questo momento”, hanno riposto artisti da tutta Italia – Las Mitocondria, Luigi Presicce, Marzia Migliora, Anna Fusco, BiancoValente, Pierpaolo Lista, Rosy Rox, Davide Bramante, Filippo Berta, soltanto per citarne alcuni – con contributi di ogni genere – video, fotografia, scultura, disegno e interventi site-specific.
Interessante, inoltre, il fatto che gli artisti in certi casi abbiano affiancato alle opere delle testimonianze scritte, penseri che li hanno accompagnati durante l’esecuzione dell’opera oppure impressioni circa questo particolare periodo.
Luigi Presicce, ad esempio, scrive: “Non c’è molto da commentare tesoro, sono in studio, dipingo, altro non si può fare. Ogni giorno sembra domenica, è sempre domenica”; Premiata Ditta, a proposito dell’opera You Are Here: “… La città così spettrale è una visione molto inquietante, ma anche eccitante. Sembra che ogni giorno si ritiri un po’ di più la terra che hai sotto i piedi e intorno sale l’acqua”; Francesco Carone: “… Approfitto di questo esubero di tempo per mettere in ordine casa, lo studio, i pensieri e le stelle”; Luca Montesarelli, a proposito del suo video: “… Una raccolta di canti di uccelli travata sul web. Visto che da casa non se ne sentono ne ho intrappolati tanti in poco. DOPOTUTTO È PRIMAVERA!”.

Abbiamo intercettato Adriana Rispoli per farci raccontare l’evoluzione di questa esperienza tanto intima quanto universale.

Luigi Presicce, 2020
Las Mitocondria, Retiro Doméstico, 2020 © Nerea Coll

Antongiulio Vergine: Com’è nato il progetto Instagram @emergencyexit_artinquarantine?

Adriana Rispoli: @emergencyexit_artinquarantine è nato sotto l’onda di un’esigenza personale, l’urgenza di domare l’ansia dell’incertezza che è montata lentamente per settimane fino ad arrivare al lockdown totale lo scorso 9 marzo anche a Napoli, da cui scrivo.
Immagina giorno dopo giorno abituarsi all’idea che tutti i progetti a cui stai lavorando vadano in stand-by (in quest’ultimo periodo ho lavorato all’estero, e sono rientrata dal Sud Africa per chiudermi in quarantena), all’idea che il tuo compagno vive in un’altra nazione… E quindi chissà quando lo vedrai… Insomma @emergencyexit_artinquarantine è nato come una medicina per il mio spirito irrequieto. E a giudicare dalle risposte ricevute direi che è una piccola medicina anche per gli amici artisti che ho coinvolto.

A. V.: Hai contattato personalmente gli artisti o è stato anche il frutto di una reazione a catena?

A. R.: Ho preso finalmente l’iniziativa il 10 marzo e ho invitato circa 200 amici artisti a partecipare a questo pseudo gioco. Non è stata una reazione a catena, bensì un invito personale, perché, nonostante si utilizzi un social network e ci sia quindi intrinsecamente la volontà che sia un fatto pubblico, riguarda una COMUNITÀ specifica a cui sento di appartenere. Lo vedo come una sorta di progetto relazionale – dinamica a cui negli ultimi anni sono molto vicina – solo che la comunità di riferimento questa volta è la mia!

A. V.: Pensi di sviluppare ulteriormente questo progetto, prolungandolo o magari rendendolo fruibile fisicamente una volta terminato questo periodo di restrizioni?

A. R.: Rispetto al futuro di questo progetto… Chi vivrà vedrà! Di sicuro oggi @emergencyexit_artinquarantine è strumento catartico, e un domani costituirà un grande patrimonio: l’archivio di un momento difficile. Mi piacerebbe però che sfociasse in una pubblicazione e, perché no, in una grande festa collettiva: il vernissage della voce degli artisti italiani durante un difficile periodo di black-out.

Rosy Rox, FRAGILE, marzo 2020