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ATPdiary vi presenta gli artisti del progetto curato da Rita Selvaggio ‘The Remains of the day’. Promosso da Casa Masaccio ‘The Remains of the day’ si ‘consumerà’ nella giornata del 21 giugno a  San Giovanni Valdarno in provincia di Arezzo. In diverse tappe la curatrice ci presenta gli interventi dei seguenti artisti: ?Alessandro Agudio, Marco Basta, Lupo Borgonovo, Cleo Fariselli, Dario Guccio, Invernomuto, Helena Hladilova, Andrea Kvas, Alice Mandelli, Beatrice Marchi, Anna Mostosi, Gianni Politi, Lisa Rampilli, Giangiacomo Rossetti, Manuel Scano, Namsal Siedlecki, Davide Stucchi, Serena Vestrucci

www.casamasaccio.it

Iniziamo con Alice Mandelli, Gianni Politi e Cleo Fariselli 

Testi di Rita Selvaggio

Alice Mandelli,   100 io sono ancora qui

Alice Mandelli, 100 io sono ancora qui

100 IO SONO ANCORA QUI / Alice Mandelli – Casa Masaccio e sedi varie

-“Cara Rita,

c’è questo sito che prende tutto quello che scrivi su Facebook, lo mischia e crea nuove frasi dai risvolti strani, divertenti ed emblematici. Ho deciso di riscriverne 100 all’interno di disegni veloci su A3 e di consegnarli a Lupo. Deciderete voi dove appenderli.  Che te ne pare?

Passa una buona giornata!

Alice-“

100, numero divino per i pitagorici, contiene 10 volte il 10, la sua idea di purezza, completezza e perfezione ritorna nella percentuale. Un campione è completo  quando è al 100%, mentre la spiga che porta 100 chicchi di grano è grazia di Dio, Abramo diventa padre di Isacco a 100 anni. Nel Mah?bh?rata sono necessarie quasi 100mila strofe per concludere l’era del Dvapara Yuga e dare inizio a quella del Kali Yuga. 100 lire, 100 passi, 100 come gli anni di solitudine in  -“quella Macondo dimenticata perfino dagli uccelli”- di Gabriel Garcia Márquez. E 100 quanti gli anni della guerra tra i Re d’Inghilterra e il trono di Francia, -“che cento fiori sboccino, che cento scuole rivaleggino”-aveva proferito il grande  mistico cinese Zhuang-Zi a proposito delle varie dottrine filosofiche che fiorivano al tempo dei Regni Combattenti (480-220 a.C).

100 io sono ancora qui, 100 disegni di Alice Mandelli che si intrufolano come un insidioso batterio nei progetti degli altri, nelle mostre degli altri e nei luoghi di tutti: tra i giornali dell’edicola in piazza, nella bottega del pizzicagnolo, sullo specchio del barbiere, all’osteria, sulla credenza del droghiere, smarriti tra i frequentatori distratti dei bar del paese, dal panettiere e in pasticceria, dal tabaccaio, durante le attese infinite all’ufficio postale, alle casse della Coop, tra una ribollita e la pappa al pomodoro in trattoria, inebriati di acqua di colonia in profumeria, raccolti in preghiera in mezzo a paramenti liturgici nel Museo della Basilica, stanchi di fare la coda in banca, trafelati agli arrivi e le partenze della stazione ferroviaria, storditi sull’incudine del calzolaio, sul banco della farmacia, persi tra stemmi affrescati in Palazzo d’Arnolfo …

100 disegni, dappertutto, perentoriamente proprio 100, quasi una dilagante epidemia.

Dopo tutto, come asseriva il colonnello Aureliano Buendia “-le stirpi condannate a 100 anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”-.

Gianni Politi,   GIULIAGIULIA

Gianni Politi, GIULIAGIULIA

GIULIAGIULIA / Gianni Politi – Vicoli del Centro

800 braccia di lunghezza e 400 di larghezza delineavano l’area perimetrale di Castro Sancti Iohannis,   disegnata da Arnolfo di Cambio per espressa volontà della Repubblica di Firenze che ne deliberò la fondazione durante il consiglio dei Cento del 26 gennaio 1299.

Chiasso Corboli, Vicolo Rossi, Chiasso La Torre, Vicolo di Peticcia, Chiasso di Monna Tancia, Vicolo di Fava Nera, Vicolo di Bita: già nella prima lottizzazione, quando Arnolfo progettò le linee geometriche di Castel San Giovanni, vi incluse piccole viuzze, larghe esattamente quanto i carri trainati da un unico animale, che avevano il compito di fornire l’accesso dal retro alle case più importanti, agli orti o ai pozzi. Ai carri era infatti interdetto il transito sulla via maestra, ove vigeva in molte ore la regola del massimo silenzio, mentre chi trasportava qualsiasi cosa alle famiglie nobili era autorizzato a chiamarne il nome a gran voce utilizzando l’uscio di dietro. E da qui  l’appellativo di chiasso in gergo toscano.

In questi luoghi bui, dove la luce vi penetra debole in mezzo a piccoli archi di mattoni rossi che uniscono i due lati del camminamento, l’intervento di Gianni Politi assume i tratti di una soglia, di un limite, di una temporalità di mezzo tra un prima e un dopo, di uno spazio intermedio tra il qui e l’altrove, tra l’io e il tu.

Giuliagiulia,   il nome di un amore, ma anche brandelli di cornici, lembi di tele prima dipinte e poi scartate, materiali archiviati a lungo e che, trascinandosi dietro una memoria, trasfigurano il tempo in immagine e spazio. Pittura fallita, nell’intervallo tra un’effigie e l’altra, si trasforma in  rappresentazione spaziale dell’attesa in amore. Giuliagiulia, un’eco che rimbalza e si allontana inseguendo un’ombra. Giulia, ipnoticamente Giulia, come un boomerang ossessivo e compulso. Quasi il ritornello di una canzone, di quelle che –“più sono stupide più sono vere”- come dice a Bernard la signora della porta accanto di Truffaut.  -E poi non sono così stupide, – continua Mathilde, – … che dicono? Dicono: “non devi lasciarmi”, “senza di te non c’è vita”, “senza di te sono una casa vuota”o “lascia che io divenga l’ombra della tua ombra”, oppure “senza amore non siamo niente”.

Cleo Fariselli Scultura 01 - impugnatura 01,   dalla serie Sculture impugnate,   fotografia digitale,   2014

Cleo Fariselli Scultura 01 – impugnatura 01, dalla serie Sculture impugnate, fotografia digitale, 2014

U, Cleo Fariselli / Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie  

Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, sala quarta: Beato Angelico, Annunciazione, 1432 circa.

Descritta secondo schemi iconografici convenzionali,   la tavola vede la scena  ambientata in un portico che ha un soffitto a cielo stellato. È qui che incede San Gabriele arcangelo, custode del verbo divino dal volto bellissimo e dalle raffinate vesti rosa. Le immense ali ancora dispiegate, segno che è appena arrivato dal suo non-dove, le sue mani, in atto di rispetto e venerazione, sono incrociate sul petto mentre inclinandosi verso Maria le annuncia la “buona novella”.

Annunciazione, adnuntiatio  in latino, o euangelismos  nell’originale greco, introduce il tema e l’espressione di una “coscienza anticipante”, alludendo all’infinito dal finito genera metafore fluttuanti in perpetuo mutamento  che  diventano ineluttabilmente simbolo, ovvero segnale di qualche altra cosa più o meno indefinibile che non può essere tradito dai sensi.

È di fronte a questa rappresentazione che si svolge U. Con una struttura  aperta a infinite variazioni, pianificate o improvvisate, Cleo Fariselli coinvolge il pubblico in una sorta di teatro circolare in cui  sequenze di sculture vengono “mostrate”, attraverso un’azione, a piccoli gruppi di spettatori per volta. L’apparenza e la sequenza degli oggetti coinvolti diventa la trama di una narrazione “non-narrativa”, una pratica di esercizio e meditazione attinente ai sensi in cui lo spettatore apre a una quarta dimensione e aggiunge alla complessità dei rapporti il portato del proprio essere nel tempo. Quasi una sorta di rito, di canto, il racconto di una notte di mezza estate in cui le parole da suono si sono solidificate in oggetti. La metafora ora viene scarnita per cogliere direttamente il senso del mutamento, si è convertita in forma  e passata da mano in mano. Le mani: -“Eppure stupiscono le tue mani / benedette quelle tue mani / Così chiare esse sbocciano dal manto / nello splendore che ti avvolge/, scriveva nel 1901 Rilke in “Annunciazione. Le parole dell’Angelo”.

ENGLISH TEXT

Opening 21 June 2014, 6:00 pm

100 io sono ancora qui (‘100 I’m Still Here’), Alice Mandelli / Casa Masaccio and various venues

-‘Dear Rita,

there’s this site that takes everything you write on Facebook, mixes it up and creates new sentences with strange, amusing and emblematic implications. I decided to rewrite 100 of them in rapid drawings made on A3 paper and deliver them to Lupo. You decide where to hang them. What do you think?

Have a nice day!

Alice’-

100, a divine number for the Pythagoreans, contains 10 times 10, its idea of purity, completeness and perfection returns in the percentage. A sample is complete when it reaches 100%, while the ear that bears 100 grains of corn is the grace of God and Abraham became the father of Isaac at the age of 100. In the Mahabharata it takes almost 100 thousand verses to bring the age of the Dvapara Yuga to an end and start that of the Kali Yuga. 100 lire, 100 steps, 100 like the years of solitude in Gabriel Garcia Márquez’s ‘Macondo forgotten even by the birds’. And 100 like the years of the war waged by the kingdom of England for the throne of France. ‘Let a hundred flowers bloom; let a hundred schools of thought contend’ had declared the great Chinese mystic Zhuangzi in relation to the various philosophical teachings that flourished during the Warring States period (480-220 BCE).

100 io sono ancora qui (‘100 I’m Still Here’): 100 drawings by Alice Mandelli that sneak like insidious bacteria into other people’s plans, other people’s exhibitions and everyone’s places: amongst the newspapers on the stand in the square, at the cheesemonger, onto the mirror at the barbershop, into the pub, onto the dresser at the grocer’s, lost among the inattentive patrons of the village bar, at the baker’s and in the pastry shop, at the tobacconist, in the endless queues at the post office, at the checkout in the Coop, between a ribollita and a pappa al pomodoro at the trattoria, drunk on eau-de-cologne at the perfumery, absorbed in prayer in the midst of vestments at the Museo della Basilica, tired of standing in line at the bank, out of breath at arrivals and departures in the railway station, stunned on the cobbler’s last, on the pharmacy counter, lost among frescoed coats of arms in Palazzo d’Arnolfo…

100 drawings, everywhere, peremptorily precisely 100, almost a spreading epidemic.

After all, as Colonel Aureliano Buendía asserted, ‘races condemned to one hundred years of solitude did not have a second opportunity on earth’.

GIULIAGIULIA, Gianni Politi / Lanes in the centre

A perimeter 800 ells in length and 400 in width outlined the area of Castro Sancti Johannis, designed by Arnolfo at Cambio at the behest of the republic of Florence, which decreed its foundation at the meeting of the Council of the Hundred held on 26 January 1299.

Chiasso Corboli, Vicolo Rossi, Chiasso La Torre, Vicolo di Peticcia, Chiasso di Monna Tancia, Vicolo di Fava Nera, Vicolo di Bita: already in the first division into lots, when Arnolfo was planning the geometric lines of Castel San Giovanni, he included small lanes, just wide enough for a cart drawn by a single animal, whose function was to provide access to the rear of the more important houses, as well as to vegetable gardens or wells. In fact carts were not allowed to use the via maestra, the main road, where it was the rule to keep as quiet as possible at many hours of the day, while anyone carrying things to the noble families was authorized to call their name out loud, using the back door. Whence the use of the word chiasso, or ‘lane’, to mean a racket or din in the Tuscan dialect.

In these dark places, where light penetrates only dimly between the small arches of red brick that link the two sides of the alley, Gianni Politi’s intervention takes on the traits of a threshold, a limit, of a time caught between a before and an after, of a space somewhere between the here and the elsewhere, between the I and the you.

Giuliagiulia, the name of a love, but also bits of frames, shreds of canvas that has been painted on and then discarded, materials long filed away that, dragging a memory behind them, transform time into image and space. Failed painting, in the interval between one effigy and the next, is turned into a spatial representation of the wait for a lover. Giuliagiulia, an echo that reverberates and fades away, in pursuit of a shadow. Giulia, hypnotically Giulia, like an obsessive and compelled boomerang. Almost the refrain of a song, one of those love songs that ‘the dumber they are the truer they are, ’ as Truffaut’s woman next door says to Bernard. ‘And then songs do tell the truth, ’ continues Mathilde. ‘What do they say? They say: Don’t leave me, I can’t live without you, I need you like the very air I breathe, I’ll love you till I die or Without love we are nothing’.

U, Cleo Fariselli Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie

Museo della Basilica di Santa Maria delle Grazie, room four: Fra Angelico, Annunciation, circa 1432.

Depicted according to conventional iconographic schemes, the scene in the panel is set in a portico whose ceiling is decorated with a starry sky. In it appears the archangel Gabriel, custodian of the word of God, with a beautiful face and wearing refined pink robes. His huge wings still unfolded, a sign that he has just arrived from his no-where, and with his hands folded on his breast in a gesture of respect and veneration, he is leaning towards Mary as he announces the ‘glad tidings’.

Annunciation, adnuntiatio  in Latin, or evangelismos  in the Greek original, introduces the theme and expression of an ‘anticipating awareness’. By alluding to the infinite from the finite it generates fluctuating and ever shifting metaphors that turn ineluctably into symbols, i.e. signals of some other more or less indefinable thing that cannot be revealed by the senses.

It is in front of this image that U  will be performed. With a structure open to infinite variations, whether planned or improvised, Cleo Fariselli will involve the audience in a sort of circular theatre in which sequences of sculptures are ‘shown’, through an action, to one small group of viewers at a time. The appearance and sequence of the objects becomes the plot of a ‘non-narrative’ narration, a practice of exercise and meditation pertaining to the senses in which the viewer opens up to a fourth dimension and adds to the complexity of the relations the outcome of his or her own being in time. Almost a sort of ritual, of chant, the story of a midsummer’s night in which the words have ceased to be sounds and solidified into objects. The metaphor is now stripped bare to grasp directly the sense of change. It is turned into form and passed from hand to hand. Hands: ‘Yet with such sweet wonder / Your hands blessed are. / So do they ripen, so they shimmer / from the sleeves’, wrote Rilke in 1901 in ‘Annunciation – The Angel Speaks’.

English translation: Huw Evans