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Il corpus delle opere di Georgina Starr è come un lungo percorso psicoanalitico (non a caso la sua homepage si apre su un cervello), incentrato sul rapporto conflittuale con i genitori e su un immaginario pre/durante/post-adolescenziale. Un universo molto femminile, fatto di sorelline adottive sparite e poi riapparse, attrici di film muto che somigliano alla madre, la collezione di vinili bruciata dai genitori, piccole ossessioni per immagini e ricordi dimenticati o ritrovati, le feste, la musica, i vestiti, il cibo, i gatti, le sedute spiritiche… insomma un punto di partenza piuttosto ordinario e parecchio british, anche.

Per la sua quarta personale da Pinksummer, dal titolo “The Joyful Mysteries of Junior” Georgina riesuma un suo lavoro del 1994 quando, durante un soggiorno di due settimane a L’Aia, a suo dire per combattere la noia, aveva realizzato Junior, un pupazzo a sua immagine e somiglianza, divenuto poi protagonista di alcuni video, performance e altri lavori. Dopo 18 anni a Junior, raggiunta la maggiore età, proprio l’età alla quale la sua creatrice aveva abbandonato la casa dei genitori, viene riservato il compio di simboleggiare il conflitto irrisolto dell’autrice con il tema della maternità. L’artista (ormai abbondantemente quarantenne) sostiene di non aver mai desiderato di essere madre… l’esito potrebbe essere tragico!

E invece l’affermazione potrebbe essere vera, o comunque la frustrazione viene esorcizzata in maniera divertente, perché l’approccio iconografico al tema del ventre materno, visto come qualcosa di estraneo, si trasforma in un’equazione decisamente irriverente: Pancia=bubble gum! Palloncini gialli e rosa evocano scenografie belle époque e spettacoli di varietà, in cui le ballerine sono tutte incinte di Junior. C’è un po’ di tutto, autoritratti vecchi e nuovi, sculture, acquerelli, video, pornografia vintage, vinili e tip-tap.
La mostra ti cattura, ha ironia, paranoia, un che di allucinatorio ed inquietante, ma anche misura, e la malizia non scade mai nel cattivo gusto. La performance è curata nei dettagli e i disegni sono bellissimi. Alla fine di tutto c’è pure il rischio che l’idea di appenderti in casa una collezione di cicche masticate, appuntate come fossero farfalle, potrebbe non sembrarti nemmeno così assurda.

Andrea Balestrero