Fatma Bucak, And then God bleesed them 2013 - Video Still, courtesy Galleria Alberto Peola and the artist

Fatma Bucak, And then God bleesed them 2013 – Video Still, courtesy Galleria Alberto Peola and the artist

Sabato 30 settembre, The Blank propone The BlankKitchen | Fatma Bucak, appuntamento culinario che vede come protagonista l’artista turca. In occasione di questo appuntamento, la curatrice Claudia Santeroni ha posto alcune domande all’artista.

Claudia Santeroni: Negli ultimi tre anni hai avuto mostre personali in Italia, Turchia, Londra, Svizzera, Finlandia, USA…  la tua ricerca ha a che fare con le culture, le tradizioni e l’identità politica, e il tuo viaggiare sembra riflettere la complessità della tuo lavoro. Quanto il tuo essere ‘globetrotter’ ti influenza? In che modo?

Fatma Bucak: Il mio lavoro si concentra sulla fluidità dell’identità, sul trasferimento e lo sfasamento culturale, sulle politiche di genere, le condizioni concettuali e ideologiche dei confini.  Ultimamente affronto questioni come il trauma collettivo in paesi in cui i “confini” sono causati dal trambusto politico. Per questo motivo il viaggiare, collaborare e soggiornare in questi posti diventa necessario; da parte mia sono viaggi importanti da affrontare, perché riguardano temi che “incido” nei miei lavori.
Capita i viaggi siano faticosi, ma anche ispiranti. In ciascuno vedo parti mancanti della mia visione, che si completa alla fine dell’esperienza.
Fondamentale è anche il momento in cui torno a casa con moltissimi aneddoti, che considero parti integranti del lavoro, in quanto diventano l’effettiva esperienza del viaggio compiuto. Il cambiamento che avviene in me è inevitabile, come è accaduto nel mio ultimo viaggio al confine di Texas, dove ho ascoltato, visto, annusato la sconfitta di noi esseri umano.

CS: Di recente ho visitato lo SMK – Statens Museum for Kunst di Copenaghen, dove ho visto delle opere straordinarie di Cornelius Norbertus  Gijsbrechts che mi hanno subito fatta pensare al tuo lavoro, special mondo alla serie “A study of eight lanscadpes”. Qual’è il tuo rapporto con la storia dell’arte?

FB: Ho studiato Filosofia prima di cominciare all’Accademia Albertina di Torino. La Storia dell’Arte è stato un inizio per percepire il mio lavoro. Ho studiato artisti come Dürer e Piranesi e i pensieri che muovevano la loro arte. Penso che la Storia dell’Arte sia una base talmente ricca che certe volte può addirittura intimidire. Piranesi soprattutto mi ha influenzata in un modo profondo.  Completamente diverso è il rapporto con l’arte contemporanea, che ho incontrato successivamente.
La Storia dell’Arte è e sarà sempre il punto di partenza, un’inesauribile fonte di stimoli.

CS: Passando appunto a parallelismi più contemporanei, riscontro sinergie con i lavori di Francesca Woodman e Ryan Mc Ginley, mi riferisco soprattutto alla tua serie “Melancholia” Mi parleresti dell’attenzione che hai dedicato al corpo nelle tue immagini?

FB: Quando ho cominciato a lavorare sul progetto la domanda che mi facevo era “Qual’è la natura dell’esistenza in uno stato di malinconia?” Ovviamente la condizione stessa si oppone a una semplice definizione; le parole possono nominare e descrivere ma senza trasmettere la portata dell’esperienza. La melanconia è uno stato complesso, una condizione psicologica e una situazione fisica profonda che definisce la nostra realtà esterna così come la nostra vita interiore. Confrontare il tema con il mio corpo era quindi una necessità: il corpo diventa un’esperienza vissuta, cresce e muore con l’anima in realtà diretta.
Le mie performance il più delle volte includono me stessa, per consentire una riflessione “conosciuta e comune”.

CS: Bergamo è una città che sembra amarti molto; questo “The Blank Kitchen” è il tuo terzo appuntamento, dopo la Residenza per il progetto The Blank Conversation e la mostra a BACO. Cosa succederà questo 30 settembre?

FB: Ho conosciuto Bergamo attraverso The Blank Contemporary Art, e devo dire che è una bellissima città, vitale e in movimento. Questa volta sono stata invitata per un progetto molto curioso che si basa sulle qualità unificanti del cibo: The Blank Kitchen. Il menù è ispirato alla tradizione culinaria della mia terra d’origine, la Turchia.

CS: The Blank Kitchen nasce con il desiderio di ospitare nella città di Bergamo alcuni dei più interessanti artisti emergenti del panorama internazionale, facendoli entrare in relazione con gli appassionati d’arte e i curiosi attraverso uno strumento trasversale e unificante come quello del cibo e della cucina. Come è strutturato il tuo menù?

FB: Il menu è nato dall’idea delle ricette che comprendono ingredienti più usati in Turchia e tutti i suoi vicini. E una ricerca di “comune” e la “ condivisione”.

Fatma Bucak

Fatma Bucak