Cara Elena,
mi permetto di mandarti questa lettera di riflessione perché ho notato alcune tendenze abbastanza marcate all’interno del The Best of 2016 che hai appena condotto, in cui chiedevi semplicemente di selezionare una mostra in Italia e una all’estero tra quelle che avevamo visto nell’anno passato. Penso si tratti di un un campione affidabile da un punto di vista statistico visto l’alto numero di curatori italiani che hai coinvolto, la maggioranza dell’ultima generazione mi verrebbe da dire. Spero i miei colleghi non se ne abbiano a male, e spero anche concordino con me nella necessità di riflettere sulle tendenze, più o meno momentanee, perché molto ci dicono e molto ci fanno capire, a mio parere, di come vanno le cose.

Ho diviso le risposte in alcune categorie che mi sembravano significative e esaustive. La stragrande maggioranza (spero di non aver fatto troppi errori) delle segnalazioni consiste di mostre personali all’estero di artisti stranieri, ben 18. In seconda posizione vengono le mostre collettive in Italia, 13 progetti segnalati. A questo punto iniziano i dati più sorprendenti: al terzo posto troviamo le mostre personali di artisti stranieri in Italia, composte di 10 segnalazioni. Le collettive all’estero segnalate sono state 9. E infine si arriva al punto dolente, ovvero quanti nomi di artisti italiani, impegnati in mostre personali sia in Italia che all’estero (sembrerà strano ma ogni tanto anche gli italiani hanno mostre personali all’estero), sono stati fatti. Li ho divisi in due categorie molto semplici: gli artisti italiani sopra i sessant’anni e quelli sotto, in maniera un po’ arbitraria e per non limitare la mia analisi (rispetto a quello che più mi interessa) ai solo giovani. Ebbene questo gruppo corposo di curatori italiani dell’ultima generazione è riuscito a segnalare 5 mostre personali di artisti italiani che hanno superato la sessantina e “ben” 4 (compresa quella citata dal sottoscritto) mostre di artisti italiani che rientrano nel gruppo più giovane.

La mia analisi non vuole avere giudizio di critica o di rimprovero, ma penso sia abbastanza indicativo di quello che pensano e di come vedono l’arte italiana di oggi i curatori più giovani. Teniamo conto che anche nelle collettive che vengono nominate il numero di italiani e di italiani sotto i sessant’anni è bassissimo. Questi risultati potrebbero anche significare che l’arte italiana e gli artisti italiani di oggi siano di basso livello, perché no. Ma allora forse come critici dovremmo assumerci la responsabilità di dirlo e provare a capire perché gli artisti italiani non siano in grado di produrre nulla di significativo.
Io non lo penso minimamente, anzi, a mio parere il livello degli artisti italiani è molto alto, e si tratta di una comunità ampia, variegata, complessa e sparpagliata in maniera vivace per tutto il paese. Ho allora una paura peggiore, ovvero che da parte dei critici e curatori italiani (in questa sede mi soffermo sulla mia categoria ma la questione sarebbe ampliabile) ci sia una sorta di rifiuto del presente, di rifiuto di tutto ciò che è a loro più vicino, fisicamente e cronologicamente. Vedo un rifiuto del presente come rifiuto della responsabilità, soprattutto della responsabilità di emettere un giudizio di valore, di cui nel tempo ci sarà chiesto di rendere conto. E’ meglio allora occuparsi solo di cose distanti, perché meno pericolose. E per distanti intendo sia fisicamente che concettualmente. E’ sparita dall’Italia ogni idea di prossimità. Non c’è presente perché non c’è presenza, ma solo assenza, assenza come condizione di assoluzione continuativa e procrastinata. Ancora, il presente è ciò su cui possiamo agire, e di cui dovremmo rendere conto, allora è meglio parlare degli stranieri o del passato.

Credo sia interessante perché questa tua analisi Elena rispecchia quella che è la considerazione che di solito abbiamo per gli artisti italiani, in ogni fase del nostro lavoro: quando facciamo una mostra, quando decidiamo di scrivere un testo, quando ne parliamo informalmente a tavola, ecc. Qui è ancora più interessante perché vengono meno tutte le questioni relative alla debolezza del sistema, alle nostre ristrettezze economiche ecc. Non vi possono essere ragioni economiche o sistemiche nel momento in cui si decide di selezionare uno straniero invece che un italiano in un Best Of. Dobbiamo iniziare a capire che queste condizioni sistemiche che spesso riteniamo la causa dei nostri mali sono solo un sintomo o un effetto finale della convinzione che abbiamo di noi stessi e del sistema dell’arte italiano. E’ sempre la stessa storia: se non partiamo da queste cose, come possiamo pretendere che gli artisti italiani emergano all’estero? Come possiamo pretendere che all’estero vogliano lavorare, capire, amare i nostri artisti, se noi per primi non lavoriamo, capiamo e li amiamo? Come possiamo pretendere che il sistema politico/istituzionale o economico sotto forma di collezionismo creda in noi? Come possiamo sperare di poter fare un giorno un bel padiglione italiano a Venezia (per usare un luogo comune della discussione ormai talmente logoro che mi vergogno di nominarlo in questa sede) se gli artisti italiani non sono nel nostro radar, non discutiamo mai del loro valore e sono diventati invisibili a noi per primi? Il tutto in attesa che questi stessi artisti italiani diventino ottantenni e vengano riscoperti da qualche galleria straniera e quindi anche da noi.

Riflessione di Antonio Grulli

THE BEST 2016

Hanno partecipato: Luca Lo Pinto, Simone Menegoi, Ilaria Gianni, Rossella Moratto, Domenico de Chirico, Emanuele Guidi, Davide Giannella, Barbara Casavecchia, Matteo Innocenti, Lorenzo Bruni, Eva Fabbris, Francesco Garutti, Francesco Urbano, Lorenzo Balbi, Marianna Vecellio, Stefano Raimondi, Antonio Grulli, Andrea Bruciati, Marina Dacci, Marinella Paderni, Elvira Vannini, Adriana Rispoli, Ilaria Bonacossa, Denis isaia, Piero Gaglianò, Massimo Torrigiani, Eugenio Viola, Maria Chiara Valacchi, Mariuccia Casadio, Martina Angelotti…

Nazionale di calcio dell'Italia - Italia '90

Nazionale di calcio dell’Italia – Italia ’90