Tino Sehgal - Carte blanche,    Palais de Tokyo

Tino Sehgal – Carte blanche, Palais de Tokyo

Tino Sehgal
Curator: Rebecca Lamarche-Vadel
Carte blanche,  Palais de Tokyo

Palais de Tokyo presents an exhibition conceived by Tino Sehgal (born in Great Britain in 1976, lives in Berlin). The second of a series of “carte blanche” shows – interventions by artists covering the entirety of the 13, 000m² exhibition space of Palais de Tokyo – begun by Philippe Parreno in 2013. For this show, whose main materials is human, in a metamorphosed Palais de Tokyo, Tino Sehgal is presenting his works alongside pieces by other artists he has chosen to invite: Daniel Buren, James Coleman, Félix González-Torres, Pierre Huyghe, Isabel Lewis and Philippe Parreno.

The exhibition, Tino Sehgal’s most extensive to date, brings together a selection of his major works, shaped around the labyrinthine architecture of Palais de Tokyo. The works merge and interact with each other, in ways the artist began to experiment with at Berlin’s Martin Gropius Bau in 2015, and earlier this year in Marrakech 2016, thus creating a new level of complexity for his projects.
Tino Sehgal challenges conventional museum exhibition precepts by placing a central focus on social interaction, rather than the inanimate object. His artworks are brought into existence through human capacities such as dance, speech and song, and are present during the entire opening hours of the show (from 12 October to 18 December). Often involving the visitors, each work has its own specific emotional and aesthetic nature.
Tino Sehgal at Palais de Tokyo

Tino Sehgal at Palais de Tokyo

Eugenio Tibaldi — Second chance
a cura di Andrea Busto
Museo Ettore Fico, Torino

Eugenio Tibaldi, nato ad Alba nel 1977, dal 2000 al 2015 ha vissuto e lavorato nell’hinterland napoletano. Dal 2016 si è trasferito a Torino per lavorare alla mostra Seconda chance. Artista attratto da sempre dalle dinamiche delle aree marginali, sceglie di rappresentare la contemporaneità attraverso i luoghi periferici, di documentarli e studiarli in quanto defilati e poco amati, prescelti per i cambi culturali ed estetici, liberi dal peso della storicizzazione e di conservazione.
Seconda chance è frutto di una lunga permanenza di Tibaldi nel quartiere di Barriera di Milano, a Torino, esplorato nei suoi aspetti eterogenei: dalla storia, alla società, fino alla presenza architettonica delle vecchie fabbriche, da tempo nell’interesse dell’artista: «Ho sempre pensato che l’architettura diventi una forma di arte nel momento in cui tradisce e sconfessa il progetto iniziale e comincia a vivere di vita propria sconfiggendo il binomio forma-funzionalità. Allo stesso modo, interi quartieri cambiano pelle e si ridisegnano».
Tibaldi ha scelto di vivere in Barriera di Milano per costruire una mostra che nasce dal contatto con gli abitanti, intesi come “ossatura” del quartiere stesso e attivatori diretti della trasformazione sociale-economica ed estetica che vi è stata e che è in atto in questi anni.
Il percorso espositivo racconta attraverso oggetti, storie e persone un cambiamento che, come afferma l’artista «reca le tracce di tutti i passati e di tutte le culture». Tibaldi utilizza oggetti dimenticati e dismessi, a cui dona una seconda possibilità di lettura, “miscelandoli” sia con i suoi lavori più recenti, sia con opere appositamente pensate per la mostra. Ne risulta un progetto espositivo in cui i dati di partenza non sono utilizzati mai in chiave archivistica, ma rielaborati come se fossero colori di una tavolozza con cui tracciare un dipinto, una linea utopico-analitica del momento storico in cui viviamo.

Eugenio Tibaldi,   Seconda chance,   fontana,   2016

Eugenio Tibaldi, Seconda chance, fontana, 2016

Eugenio Tibaldi,   Seconda chance,   fontana,   2016

Eugenio Tibaldi, Seconda chance, fontana, 2016