David Zink Yi, Untitled (Architeuthis), 2010
Thomas Hirschhorn, The Green Coffin, 2006
Wilfredo Prieto, Nebulosa, 2009
 
Patrick Hamilton, Copper Diamond, 2011
 
Wang Du, The Cradle, 2007
Jota Castro, Us, 2011
Nedko Solakov, A Beauty 4, 2000 – 2010
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Report di Simeone Crispino/Vedovamazzei > Dublino
Dublin Contemporary > ‘Terrible Beauty – Art, Crisis, Change & The Office of Non-Compliance’.
A cura di Jota Castro e Christian Viveros-Fauné

“Ecco quello che succede a Dublino:
mezza città chiusa, l’altra mezza cittá in vendita.

I pensionati non ricevono la mensilità da circa un anno e mezzo e i giovani studenti dormono per la strada. Non tutti sia chiaro. I soldi non servono lá dove mancano.

Altri suonano chitarra perennemente per l’unica strada pedonale esistente, Grafton Street. Sempre gli stessi e sempre la stessa musica; i turisti cambiamo e questo fa sembrare gli stessi musicisti nuovi.

L’Earlsfort Terrace, l’ala del palazzo in disuso da decenni, l’università di medicina affiancata alla National Concert Hall, recuperata per far posto alla Dublin etc… Bellissima.

Hanno fatto uno splendido lavoro, pochi soldi ma buoni e subito. Problemi ad avercene in quel modo.

Piccolo difetto: gli operai e addetti alla manutenzione, riabilitazione e alla messa in sicurezza della intera struttura alle 17:00 in punto chiudono e vanno a birre.

Non c’è verso di farli ragionare, il loro impegno finisce  laddove iniziano quelli sindacali.  

I giornali locali hanno bastonato i due curatori. “Stranieri” li hanno chiamati: un pò di razzismo sembra garantire a chi è arrabbiato una sicurezza del linguaggio. Ha un suo senso in effetti, un po’ quello e un po questo, la polemica sembra inevitabile quando la grana scarseggia. Il terrore di avere della ‘scimmie’ in città li rende nervosi, si spazientiscono. Ma grazie a Dio Bob Geldolf è nei paraggi e garantisce la chioma bianca in mezzo a tutto.

Nel frattempo piove quasi sempre che è quasi peggio se piovesse sempre, il vento si infila in mezzo alle orecchie e la birra vìola ogni ambizione. Altro caratteristico fenomeno gli Irlandesi lo distribuiscono gratis nei vari locali zeppo di gente, scureggie umide e puzzolentissime assistite da sudori ascellari e altro. Non fidatevi del vino rosso, andate a birra o piuttosto a Bushmill. Il cibo è quello che è (cercate di non essere mai affamati), il rischio è di pensare che sia buono. A patto che spendiate il valore di mezza opera al ristorante.

Dublino è carissima, quindi non offrite cene, limitatevi al vostro singolo piacere. Gli artisti presenti, molti irlandesi, non tantissimi, abbastanza, e una buona e ottima presenza di sudamericani e schegge internazionali sono il menu dell’evento. Riservati, gentili, colti e preparati. Nessuna gara prevedibile, solo gentili complimenti ma seri. Risate da morirne.

Molte stanze. Ogni artista ne ha una e se è grande ci buttano due artisti. Questo il terreno predisposto alla Dublino 2011 etc…

Molte opere nelle belle stanze sono belle. Ma sul serio. Indicare i nomi e il loro valore, rischia di menomare e influenzare negativamente coloro i quali non verrebbero ricordati, e non essere ricordati ha un pregio poetico ma non pratico.
In più, essendoci stato un solo giorno, ricattato da saluti di vecchi e nuovi amici, non è stato possibile registrare tutto. Alcune immagini fanno da compendio alle immagini. Oppure scaricatevi l’app di uno smartphone qualsiasi e buttateci l’occhio.

Le opere le hanno scelte i curatori e, sempre loro, le hanno posizionate. Curatori lavoratori quindi. Errori ce ne sono ma come si fa a ricordarli? Non ci sono stanze capolavoro ma è un capolavoro che ci sono le stanze e gli artisti. Tutti hanno gradito l’aspetto trasandato ma nobile del meraviglioso palazzo che ospita, si spera fino alla fine di dicembre 2011, la bellissima mostra con le notevoli opere.

Onore al merito per  tutto lo staff che ha contribuito a realizzare il capolavoro.