• Papeles (Fogli), 2003 92 fogli, carta Fabriano dipinta con l’acqua usata per lavare i corpi dopo l’autopsia 70x50 cm cad. Courtesy dell’artista e della Galleria Peter Kilchmann, Zurigo Installation views: Nordiska Akvarellmuseet, Skärhamm, Sweden, 2011 Photo: Kalle Sanner
  • Pista de baile de la discoteca "La Madelón" (Pista da ballo della discoteca “La Madelón”), 2016 Stampa su carta cotone , 125x185 cm, con cornice Courtesy dell’artista
  • Teresa Margolles - YA BASTA HIJOS DE PUTA - Installation viewPAC Milan - photo Nico Covre, Vulcano
  • Teresa Margolles - YA BASTA HIJOS DE PUTA - Installation viewPAC Milan - photo Nico Covre, Vulcano
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Raramente si esce da una mostra fisicamente ed emotivamente scossi. La mostra al PAC di Milano di Teresa Margolles è uno di questi rari casi: un’esperienza paragonabile alla sensazione che si prova entrando in contatto con il rimosso che siamo disabituati a gestire. La nostra società infatti non contempla la violenza e la morte se non nella dimensione mediata dall’esibizionismo dello spettacolo. Teresa Margolles, al contrario, le affronta senza mediazioni, ponendoci di fronte all’evidenza crudele di fatti brutali e luttuosi, presentati in forma di tracce prelevate direttamente dai luoghi dove sono accaduti e dislocate nel contesto espositivo come frammenti materiali e addirittura fluidi corporei. È l’inaspettato faccia a faccia con la violenza ad agire come un detonatore: improvvisamente la brutalità si avvicina e si fa concreta, la avvertiamo sulla pelle, la sfioriamo, la vediamo, la respiriamo, perfino. Ed è in questa prossimità che risiede la forza e l’incisività del lavoro di Margolles, sovversivo e controcorrente perché annienta pericolosamente le distanze, alzandosi coraggiosamente come un grido accusatorio e una presa di coscienza: “Ya basta, hijos de puta”, una scritta rinvenuta sul corpo decapitato di una donna, una tra le migliaia di vittime dell’infinta serie dei femminicidi in Messico che si pone come un’aperta denuncia contro il narcotraffico, lo sfruttamento e la violenza sulle donne e sui più deboli.

Teresa Margolles - YA BASTA HIJOS DE PUTA - Installation viewPAC Milan - photo Nico Covre, Vulcano

Teresa Margolles – YA BASTA HIJOS DE PUTA – Installation viewPAC Milan – photo Nico Covre, Vulcano

Ciudad Juarez, citta di frontiera tra Mexico e USA, è il “teatro di guerra” scelto dall’artista, tra i principali centri del narcotraffico sudamericano. Una città difficile, il cui tessuto sociale urbano è stato distrutto dal crimine e dalle dinamiche del capitalismo globale: zona franca con il più alto numero di fabbriche di assemblaggio – maquiladoras – ad alto sfruttamento della manodopera a basso costo e senza tutele, fittizio eden di sballo e sesso a portata di ogni tasca. Qui la violenza è onnipresente, i suoi segni sono disseminati ovunque, anche alla fermata dell’autobus: l’installazione La Bùsqueda (2014) ci catapulta direttamente in quella realtà con otto pensiline prelevate direttamente dalle strade di Ciudad Juarez sulle quali sono affissi dei volantini che denunciano la scomparsa di giovani donne. I volti ritratti in questi manifestini fatti in casa dai dai familiari delle desaparecidas e destinati anch’essi al logoramento e alla scomparsa, sono le lapidi effimere in cui la disperata tenacia della memoria diventa appello e denuncia. Le tracce di queste vite scomparse e brutalmente interrotte hanno la stessa potenza simbolica delle reliquie che Margolles richiama in Papeles (2003) una composizione di fogli dalle diverse sfumature di rosso le cui delicate gradazioni cromatiche sono realizzate con acqua mista a fluidi corporei raccolta in un obitorio. È come un enorme ostensorio laico che raccoglie i ritratti senza volto delle vittime di morte violenta.

Teresa Margolles - YA BASTA HIJOS DE PUTA - Installation viewPAC Milan - photo Nico Covre, Vulcano

Teresa Margolles – YA BASTA HIJOS DE PUTA – Installation viewPAC Milan – photo Nico Covre, Vulcano

L’identificazione è immediata così come il senso di disagio e perfino di repulsione che la vicinanza con la morte inevitabilmente provoca come in Vaporizacion (2011- 2018) dove ne siamo addirittura immersi attraversando un ambiente invaso dal vapore prodotto dall’acqua con cui sono state lavate le lenzuola usate negli obitori per avvolgere cadaveri di persone decedute per cause violente.
Nei lavori in mostra Margolles si fa portavoce degli ultimi, e ogni opera è un esplicito atto d’accusa a difesa dei senza diritti che subiscono violenza nell’indifferenza generale: poveri, donne e prostitute transessuali alle quali si riferiscono lavori come Karla, Hilario Reyes Gallegos (2016) torturata e lapidata a morte e Pista de baile (2016) una serie di ritratti fotografici di lavoratrici del sesso in posa sui pavimenti, da loro stesse ripuliti, dei locali dove lavoravano, ridotti in macerie dal fallimentare tentativo di drastica riqualificazione del quartiere a luci rosse.
Nella sua minimale semplicità 57 cuerpos (2010) è l’opera più emblematica della mostra: un filo formato da altrettanti frammenti utilizzati per le suture delle vittime di violenza dopo le autopsie ancora impregnati di sangue e fluidi, è la linea di confine labile e potenzialmente infinita che ci separa da questi destini, che potrebbero diventare i nostri.

TERESA MARGOLLES
YA BASTA HIJOS DE PUTA
Fino al 20 Maggio 2018
A cura di Diego Sileo

Teresa Margolles - YA BASTA HIJOS DE PUTA - Installation viewPAC Milan - photo Nico Covre, Vulcano

Teresa Margolles – YA BASTA HIJOS DE PUTA – Installation viewPAC Milan – photo Nico Covre, Vulcano

Teresa Margolles - YA BASTA HIJOS DE PUTA - Installation viewPAC Milan - photo Nico Covre, Vulcano

Teresa Margolles – YA BASTA HIJOS DE PUTA – Installation viewPAC Milan – photo Nico Covre, Vulcano