• Teatrum Botanicum work in progress: Ambra Pittoni con Teresa Noronha Feio, Samuel Fuscà e Ilaria Quaglia, prove della performance Siate misteriosi e sarete felici / Esercizi della scuola della fine del tempo (ph. Martina Pontiggia)
  • Teatrum Botanicum work in progress: Andrea Magnani (ph. Martina Pontiggia)
  • Teatrum Botanicum work in progress: Daniella Isamit Morales (ph. Martina Pontiggia)
  • Discipula, Efficacy Testing Stream, 2015
  • Davide Dicorato, 4K (free press), 2016
  • Roberto Cattivelli, dalla serie Grace, 2013
  • Valentina Roselli e Marco Scarcella, O 2N2, 2016
  • Tiziana Pers, still dal video Elephant Song, 2016
  • Ambra Pittoni e Samuel Fuscà, still dal video della performance di Ambra Pittoni "Siate misteriosi e sarete felici/Esercizi della scuola della fine del tempo", Lavanderie a Vapore di Collegno
  • Marina Cavadini, CLIMBING BIRD’S NEST FERN / Microsorum punctatum Polypodiaceae, 2016
  • Giulia Pellegrini, Hortus Conclusus I, 2013-2015

— 

“Teatrum Botanicum. Emerging talents” un festival della durata di tre giorni con performance, proiezioni, talk e performance-lecture, dj set e live set che si svolgeranno all’interno del Parco Arte Vivente di Torino a partire da venerdì 16 fino a domenica 18 settembre. TEATRUM BOTANICUM – Programma

Giulia Mengozzi, membro dello staff del Pav, ci ha dato delle anticipazioni sul festival.

ATP: Che cos’è “Teatrum Botanicum”?

Giulia Mengozzi: Il Pav ha sempre operato all’interno di una dimensione sperimentale, lavorando spesso a contatto sia con artisti professionisti nazionali/internazionali sia con artisti emergenti. Quando Marco Scotini è diventato curatore del Pav c’è stato questo desiderio, un po’ per la natura stessa del suo lavoro, un po’ perché era un’urgenza in termini di ricerca: ovvero l’andare a indagare le origini di una pratica che poi è quell’attività a metà tra operazione ecologica e artistica, già più volte protagonista delle mostre più recenti al Pav. Un’indagine affrontata nella trilogia composta dalle mostre “Earthrise. Visioni pre-ecologiche nell’arte italiana (1967-73)”, “ecologEAST. Arte e Natura al di là del Muro” e che si chiuderà con la prossima mostra, a novembre, legata a Joseph Beuys e al movimento dei Verdi. La necessità di tornare a indagare il mêlee iper-contemporaneo, legato specificamente al territorio torinese, ha fatto quindi nascere l’idea del festival.

ATP: Al festival saranno presenti più di trenta artisti: come sono stati selezionati?

GM: Ci siamo appoggiati a una serie di figure intermedie come docenti dell’accademia e altri artisti. Ci è quindi pervenuta una serie di portfolio che lo staff del Pav ha selezionato in maniera corale. E’ nostra volontà rendere nota la rinuncia volontaria all’autorialità, dato che la natura stessa del Pav determina un ambito di indagine abbastanza circoscritto. L’evitare l’operazione curatoriale della mostra in sé e per sé significa trattare la questione in una maniera onnicomprensiva, senza andare a incanalarsi in un unico filone. Aumentando inoltre sensibilmente le partecipazioni abbiamo ritenuto di trasformare tutto in una festa.

ATP: Ci dai qualche anticipazione dei lavori presenti in mostra?

GM: Come accennato, i lavori non hanno una tematica specifica, ma tutt’al più un’aderenza alla dimensione naturale/ecologica che caratterizza il Pav. Tra i tanti presenti te ne cito alcuni come ad esempio Marina Cavadini con “Giorgia, Cristina e Alessia (leggendo Gilles Clément e Lynn Margulis)”, una performance basata sul nascondimento del lavoro e sul suo conseguente disvelamento (questa seconda parte può avvenire soltanto una volta che il pubblico entra in relazione con l’opera, applicata dietro le orecchie delle tre ragazze: delle piccole sfere di zucchero che l’artista associa alle spore delle felci, facendo riferimento alla simbiosi come importante componente dell’evoluzione). Sara Enrico con “Cut Out” porta dei lavori realizzati con materiali di scarto industriale e una serie di oggetti che richiamano elementi organici: in realtà essi sono finti e verranno installati nel contesto di Trèfle un muretto fatto con altri residui industriali trovati durante gli scavi di costruzione del Pav; si crea perciò un dialogo tra materiali, i quali attraverso un gesto estetico acquisiscono una nuova vita in forme organiche simili a piante infestanti o strani animali. Davide Dicorato invece porta “4K”, risultato dell’associazione di oggetti trovati, che ricordano all’artista come l’essere umano produca rappresentazioni di paesaggio quali ideologizzazioni della natura. La sigla 4K infatti indica lo standard di risoluzione più alto fino ad ora raggiunto dai televisori di ultima generazione, dove paradossalmente la qualità dell’immagine è talmente elevata da non sembrare vera: in questo l’artista ritrova la metafora del rapporto che l’uomo ha con la produzione di rappresentazioni della natura e con la relazione ad essa in senso più ampio. Isamit Morales sarà presente con “Giardino Triassico” ideato nell’ambito del progetto transfrontaliero “Acteurs transculturels/Creatività giovanile: linguaggi a confronto”. Si tratta di un’istallazione che comprende le piante presenti nel periodo geologico del Triassico, che gli studiosi ipotizzano siano sopravvissute all’estinzione nelle zone transalpine. La variazione presentata al PAV è aperta all’aggiunta di nuove specie di piante di origine triassica, attualmente compatibili con le condizioni climatiche locali. Andrea Magnani porta “Aneico” un lavoro sull’intelligenza delle piante: tramite un impulso sonoro tenterà di mandare una serie di domande, tradotte in codice binario, alle piante inserite in un vaso di inox fatto a scacchiera; a seconda di come queste cresceranno, egli le ritradurrà in codice binario. Questi sono solo alcuni tra i tanti artisti presenti al festival..

ATP: Oltre al coinvolgimento degli artisti avete collaborato anche con giovani curatori..

GM: Sì, esatto, con Clara Madaro abbiamo deciso di fare una piccola “mostra nella mostra” che si chiama Objectocene. La mostra si interroga sul ruolo degli oggetti e sulla loro relazione con lo spazio ambientale, e sono parte di questo percorso: Mirco Canesi, Fiorella Fontana e Stefano Serusi portano una nuova versione di “Gradient”, progetto collettivo che avevano già esposto anche a Parco Sempione, a metà tra spazio espositivo e caccia al tesoro, grazie anche a una mappa con indizi che guidano la visita del pubblico.

Ci sarà poi Ambra Pitoni con “Siate misteriosi e sarete felici/Esercizi della scuola della fine del tempo”, una performance basata sul rapporto con gli oggetti e focalizzata sul corpo e sul modo in cui esso attraversa e gestisce il tempo. Questa performance verrà eseguita con alcune ballerine e si terrà all’interno di una scenografia composta da oggetti che si ricollegano sul piano sonoro a una serie di registrazioni di versi di animali riprodotti da persone e raccolti dall’artista nel corso del tempo. Da anni Ambra porta avanti una ricerca sull’inattività, sullo sciopero, sulle forme di villeggiatura, come una sorta di elemento politico-artistico-performativo. Lavorando su tali coreografie e sulla gestualità, indaga come si possa tramite il corpo liberarsi da determinate imposizioni bio-politiche.

Sempre all’interno di Objectocene è presente Aurora Paolillo: il suo lavoro si concentra principalmente sulla modifica delle strutture abituali che compongono la vita di tutti i giorni, con particolare interesse all’oggetto, allo spazio e al rapporto fisico e ideale che l’uomo instaura con essi. Aurora indaga inoltre che cosa crea il non-rapporto tra l’essere umano e l’oggetto, sia in termini privati-personali sia in termini più ampi sul perché si provi attrazione per l’oggetto.

Teatrum Botanicum work in progress: Ambra Pittoni con Teresa Noronha Feio,   Samuel Fuscà e Ilaria Quaglia,   prove della performance Siate misteriosi e sarete felici / Esercizi della scuola della fine del tempo (ph. Martina Pontiggia)

Teatrum Botanicum work in progress: Ambra Pittoni con Teresa Noronha Feio, Samuel Fuscà e Ilaria Quaglia, prove della performance Siate misteriosi e sarete felici / Esercizi della scuola della fine del tempo (ph. Martina Pontiggia)

ATP: Durante le tre giornate sono previsti anche dei talk..

GM: Esattamente: sarà presente Zoe De Luca per parlare della mostra Assul? partendo dal terzo paesaggio di Gilles Clement. Ilaria Genovesio ci parlerà della questione di Gezi Park, essendo stata a Instanbul nel periodo successivo ai ben noti accadimenti, e incentra il proprio discorso sulle politiche dell’urbano. Ci sarà poi Lisa Kemmerer, filosofa e professoressa americana, venuta a presentare un libro sull’antispecismo. Mentre Leonardo Caffo, Azzurra Muzzunigro e Bombing Sempione affronteranno i temi biodiversità, città e architettura.

ATP: Al termine di ogni giornata del festival sarà la musica a chiudere i lavori: chi avete invitato?

GM: Per ogni serata abbiamo pensato di fare una piccola programmazione musicale poiché l’obiettivo del festival è di collocarsi al di là di una prospettiva che proponga cultura per compartimenti stagni. Abbiamo infatti tralasciato l’idea che un museo debba necessariamente ospitare soltanto la mostra, per cui in questo caso abbiamo invitato dei musicisti. La prima sera ci sarà un dj set di accompagnamento con Primo Amore e TDC Tana Del Cobra, i quali lavorano su Torino. La seconda sera ci saranno due live: il primo di Ramona Ponzini, costituito da modulazioni di suoni abbinate a dei vocals di letture di testi in giapponese incentrati sull’elemento naturale; a seguire ci sarà Petit Singe, producer di musica elettronica di origine indiana. L’ultima sera ci sarà una performance-esercizio di pratiche attentive dal titolo Ossigeno di Ilenia Berra, Saori D’Alessandro e Luca Garino; la performance, nata da un talk tenuto al Pav dal paesaggista Christoph Fikenscher, è ispirata agli indios dell’Amazzonia e al loro rapporto con il respiro. A modulare i suoni sarà il musicista Luca Garino, utilizzando canne di bambù, registrazione in natura e registrazioni dell’antropologo Jean-Michel Beaudet nel 77-79 raccolte tra le tribù Wayãpi nella foresta amazzonica della Guyana Francese.

ATP: Ci sarà una continuità e riproporrete il festival anche l’anno prossimo?

GM: Sì, assolutamente, e posso dire che prenderà una forma ancora più strutturata: vuole essere un festival e quindi non una mostra curata con una selezione precisa; anche se, ovviamente, ci sarà sempre un’attenzione a ricreare uno spaccato ampio di quello che può essere lo scenario di artisti contemporanei interessati all’elemento naturale, alla dimensione ecologica. Crediamo infatti che parlare di politiche legate allo spazio urbano abbia necessariamente un significato in termini ecologici, e tutto ciò che è ambiente ha infatti stimolato la curiosità di questi artisti. Queste sono le prove generali di un format che vorremmo sistematizzare. Il Pav è uno spazio pubblico e la proposizione di questo tipo di contenuti vorrebbe svolgere una funzione altrettanto pubblica di formazione, tramite l’offerta di un palcoscenico e di un contesto laboratoriale, per una serie di artisti che nella fase della loro carriera non avrebbero spazio in un’istituzione museale in senso stretto.

Teatrum Botanicum work in progress: Lucia Guarino,   still da video,   prove della performance in.cól.to (ph. Martina Pontiggia)

Teatrum Botanicum work in progress: Lucia Guarino, still da video, prove della performance in.cól.to (ph. Martina Pontiggia)

Bombing Sempione,   still dal video Bombing Sempione,   2016

Bombing Sempione, still dal video Bombing Sempione, 2016

Gli artisti coinvolti sono: Bombing Sempione, Roberto Cattivelli, Marina Cavadini, Marco Ceroni, Emma Ciceri, Laura Cionci, Davide Dicorato, Discipula, Sara Enrico, Andrea Famà e Valeria Dardano, Giulia Gallo ed Enrico Partengo, Lucia Guarino, Davide La Montagna, Francesco Liberti, Andrea Magnani, Valerio Manghi, Edoardo Manzoni, Daniele Marzorati, Isamit Morales, Giulia Pellegrini, Isabella Pers, Tiziana Pers, Elena Radice, Valentina Roselli e Marco Scarcella, Stefano Serretta, Francesco Snote, Mars Tara.

Intervengono nel programma di talk Bombing Sempione, Leonardo Caffo, Zoe De Luca, Ilaria Genovesio, Lisa Kemmerer, Azzurra Muzzonigro, Parasite 2.0, Ambra Pittoni, Elvira Vannini.