• Alberto Tadiello - Concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, Arzignano (VI) 2017
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Lo scorso 10 giugno è stata rivelata ad Arzignano (Vicenza), l’opera vincitrice del concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, promosso da Gruppo Mastrotto per ricordare il fondatore dell’azienda oggi leader in Europa nel settore della concia delle pelli bovine.

L’opera, fortemente voluta dalla famiglia Mastrotto – donata alla cittadinanza – è dell’artista Alberto Tadiello e consiste in una scultura di marmo alta oltre due metri che riproduce l’impressione lasciata da una mano.  Per l’ideazione dell’opera la famiglia ha lanciato un concorso rivolto ad artisti emergenti di fama internazionale, senza alcun vincolo nella scelta della formula espressiva e dei materiali, proprio per stimolare la loro creatività, promuovendo in tal modo un rapporto virtuoso non solo possibile, ma auspicabile fra arte e impresa.
La scultura di Alberto Tadiello è stata scelta come vincitrice del concorso curato da Elena Dal Molin dell’Associazione culturale Atipografia. 14 giovani artisti hanno manifestato grande interesse e risposto al bando con i propri progetti, che sono stati selezionati da una giuria composta dai critici d’arte di fama internazionale (tra cui Andrea Bruciati e Luca Beatrice).
L’opera di Tadiello è allo stesso tempo un omaggio all’instancabile operosità e alla dedizione al lavoro di Arciso Mastrotto. Il progetto ed il processo messo in atto per la sua realizzazione, attraverso l’impiego di tecnologie 3D, ha permesso di trasformare un materiale “tradizionale” come il marmo in un’opera contemporanea e innovativa. Il segno dell’impronta diventa quasi il ritratto di una famiglia e del suo dna, come simbolo e ricordo già affidato al futuro.

Alberto Tadiello - Concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, Arzignano (VI) 2017

Alberto Tadiello – Concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, Arzignano (VI) 2017

Testo tratto dalle tavole del progetto presentato da Alberto Tadiello per il concorso “Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro”

Ognuno sa quale sia la malattia che affigge il nostro tempo: esso non riesce a dominare e organizzare le possibilità che ha saputo creare.*
Penso che la vita di Arciso si sia declinata sotto il segno di un grande imperativo: Fare.
Un fare che è operare, agire, compiere, eseguire, comporre, produrre, esercitare, professare.
E ancora pensare, ideare, credere. Imprimere. Guardare oltre.
Sempre con quella pratica basica ed elementare che è pr pria del contadino, che sa – proprio perché fa – come cambia la luna, come si sposta un temporale, se quell’agnello nascerà o meno nei tempi, quando è l’ora di cambiar qualcosa per migliorare una coltura così come un pensiero.
Credo che una grande impresa nasca proprio così. Facendo quotidiano tesoro di quel buon senso semplice, pratico, vero.
L’arte non può allontanarsi da questa base, comune. Deve riuscire a dominare e gestire questa grande possibilità.
Il lavoro proposto si radica in questa riflessione, elevandola a potenza.
Nasce da un gesto semplice, dalla stretta di una mano, letta quale minimo comun denominatore del Fare.
L’impressione decisa e profonda lasciata dal palmo di una mano su una plastilina da un rappresentante della famiglia Mastrotto viene scansionata ad altissima definizione e moltiplicata di scala ergendosi a monumento contemporaneo fermato nel marmo.
La scultura prodotta ricorda il lavorio continuo dei vermi e le loro mirabolanti costruzioni che si elevano sopra i terreni e i campi, ha a che fare con la verticale disegnata dai gladioli e dalle loro bocche floreali che si aprono contemporaneamente spingendosi verso l’alto.
Non dimentica il gioco d’infanzia di un bambino che si colora le mani per vedere tutti i segni che possono lasciare su un foglio, così come tiene ben presente la stretta di mano tra due persone e la carica che è in grado di sprigionare.
Il processo messo in atto, dalla scansione 3D all’acquisizione dell’oggetto, dalla digitalizzazione alla restituzione fedele del modello su marmo in scala, è qualcosa che si ancora al contemporaneo. La scultura, che parla un linguaggio assolutamente fuori da qualsiasi tempo, viene ad acquisire una connotazione d’oggi. Quasi come fosse un “selfie” di una famiglia, del suo dna, del suo midollo, restituita e messa in evidenza, in mostra, quale modello, ricordo vivido, sincrono e già affidato al futuro.

* Siegfried Giedion, Breviario di architettura, Bollati Boringhieri editore s.r.l., Torino 2008 (I Ed. Garzanti, Milano 1961), pag. 46.

L’opera si mostra come la riproduzione in scala dell’impressione lasciata da una mano su una plastilina. La scultura è realizzata in marmo Rosso Asiago grezzo e ha le dimensioni di 250x110x80 cm. È posta su un basamento in cemento armato di 200x200x50 cm.

Alberto Tadiello - Concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, Arzignano (VI) 2017

Alberto Tadiello – Concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, Arzignano (VI) 2017

Alberto Tadiello - Concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, Arzignano (VI) 2017

Alberto Tadiello – Concorso Arciso Mastrotto. Memoria e Futuro, Arzignano (VI) 2017

foto monumento 2