Susanna Baumgartner,   17x8,   Nowhere Gallery,   foto di Fabio Mantegna.

Susanna Baumgartner, 17×8, Nowhere Gallery, foto di Fabio Mantegna.

Susanna Baumgartner ha creato una mostra partendo da un sogno vecchio mille anni, quello che lo scrittore medievale Guillaume de Lorris ha trasposto in versi (4.058 versi) all’interno del Roman de la rose negli anni ’30 del Duecento. Si tratta di un poema allegorico che descrive i meccanismi del primo innamoramento di un Amante fanciullo e ingenuo per una Rosa (di 7 petali) che galleggia su uno stagno, che si trova in un giardino magico. Qui, grazie alla guida della bella e vanitosa Oziosa, accede solo dopo aver oltrepassato le mura delimitanti: Odio, Slealtà, Villania, Avarizia, Invidia. È così che vede per la prima volta il bocciolo color incarnato, tutto chiuso in se stesso. Scopre anche i rischi della Fontana di Narciso, fatale trappola dell’amore di sé, da cui si salva solo dopo essere stato trafitto dai dardi d’Amore, che sono 5 come le dita d’una mano. Il romanzo termina, incompiuto, col bocciolo che rimane prigioniero di un castello.

Tutto è un gioco allegorico e un sogno fulgido, quindi la Rosa è ovviamente una donna e le diverse figure personificate le consuete problematiche che ogni essere umano vive quando ama, ma non è amato. E, ancora, allegoria dell’allegoria, l’amore letterario non è spesso o sempre un rimando alla vita? La donna non è la felicità di sé? Gli sforzi per conquistarla non sono le ritrite prove che dobbiamo superare negli anni? Il matrimonio non è il conseguimento dei propri propositi? L’adulterio non è lo smacco che si vive davanti ad una delusione?

D’altra parte, quella Rosa è totalmente sconosciuta al ragazzo, ma se ne innamora. È solo una tra le mille rose che, per lui, per sua scelta, in quel momento, assume un preciso significato, ma arbitrario. È quasi lo sforzo d’ingannare la pluralità inconoscibile delle possibilità, e delle vie parallele, con un’auto-convinzione.

Insomma, parlare d’amore in letteretura è spesso parlare di vita, non tanto perché la vita è fatta d’amore, o perché l’amore è vita, ma perché la letteratura usa spiegare per metafore e per simbologie, spesso volendosi allontanare dal tecnicismo diretto o dalla referenzialità esplicita. Quindi, partire da un testo letterario, studiarlo, è lo sforzo che si fa per capire qualcosa del mondo e di sé, magari dando una sistemata anche al proprio io.

Susanna trasporta il mondo letterario e, quindi, vitale in disegni (7×7) in cui traspare la dimensione ovattata del sogno, con i suoi elementi naturali (se si intende natura anche l’oltre-mondo), fasi lunari, ali d’angelo, ombre di volti. Assieme a questi, poi, ci sono anche delle sculture in bronzo create modellando la cera in modo tale che la grandezza finale fosse tutta contenuta nelle mani dell’artista (17×8). È come se qui il sogno avesse preso corpo, dopo essere stato catturato dalla mano che l’afferra. Tutte le sculture sono poi state disposte su una costruzione realizzata con la sovrapposizione di diversi tomi bianchi e intonsi delle stesse dimensioni del Roman de la rose.

L’evanescenza del sogno e l’indefinitezza dell’allegoria, nonché l’incommensurabilità dell’aspetto vitale a cui d’altra parte tutto rimanda, vengono arginate da un gioco di numeri, che, casuale o voluto, è ben coerente: 4.058 i versi; 4+5+8 dà 17; 1+7 dà 8. Le sue mani sono 17×8. Capita che la sostanzialità a cui rimanda la matematica (i cui numeri portano però anche all’infinito) dia la sensazione di un riposo piacevole e terapeutico di fronte all’emorragia del tutto scorre. E capita che a volte si “danno i numeri” per esprimere una propria metrica con cui misurare l’universo.

“Se le parole e le cose non attraversano, non esiste giardino da coltivare” (S.B.)

Susanna Baumgartner,   17x8,   Nowhere Gallery,   foto di Fabio Mantegna.

Susanna Baumgartner, 17×8, Nowhere Gallery, foto di Fabio Mantegna.

Susanna Baumgartner,   17x8,   Nowhere Gallery,   foto di Fabio Mantegna.

Susanna Baumgartner, 17×8, Nowhere Gallery, foto di Fabio Mantegna.

Susanna Baumgartner,   17x8,   Nowhere Gallery,   foto di Fabio Mantegna.

Susanna Baumgartner, 17×8, Nowhere Gallery, foto di Fabio Mantegna.