Exhibition view Ve(r)nice, zolforosso Mestre, Ph Janos Chiala

La città di Venezia si presenta come una vetrina espositiva a cielo aperto, in cui giungono artisti, galleristi, curatori e critici da ogni parte del globo.  L’attrazione data da Biennale è forte ma la scena artistica più vivace e underground si sta sviluppando al di fuori dell’isola, tra le strade della vicina Venezia Mestre. In magazzini e condomini, molti giovani artisti hanno deciso di aprire qui i loro studi, luoghi di lavoro e di aggregazione. Una rete sta nascendo e si sta ampliando, qualcosa si respira nell’aria. 

Chiacchieriamo oggi con zolforosso, artist-run space nato nel 2017 e diffuso in tre diversi spazi tra Venezia e Mestre. 

Veronica Pillon: zolforosso è una realtà attiva dal 2017 e presente sia a Venezia che in terraferma. Da dove nasce il progetto e quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a spostarvi a Mestre?

zolforosso: zolforosso nasce nel 2017 dalla volontà di sei ex studenti dell’Accademia che, dopo la tesi, volevano rimanere a Venezia per proseguire la propria ricerca. Come prima cosa abbiamo cercato e preso in affitto uno spazio di 100 metri quadri in zona Santa Croce che è stato adibito a laboratorio. Nel frattempo, il collettivo si è ampliato, gli artisti sono cambiati e abbiamo creato l’associazione iniziando a curare i primi eventi, come open studio, residenze, collaborazioni con altri studi, lezioni universitarie e mostre indipendenti. Nel 2019 abbiamo deciso di partecipare ad un bando comunale per ottenere un secondo spazio, più piccolo, da utilizzare come white cube per le esposizioni, ad esempio, o come studio di posa. Dopo una lunga attesa e qualche confronto a distanza con l’amministrazione locale, siamo riusciti (finalmente!) ad ottenere le chiavi, esattamente due anni dopo, nel luglio 2021. Nonostante la situazione abbia dell’incredibile, nei due anni d’attesa la nostra esigenza di crescere e lavorare a nuovi progetti diventava sempre più impellente: a febbraio 2020 (subito prima del lockdown) abbiamo deciso quindi di espanderci anche a Mestre per superare alcune problematiche tipicamente veneziane, dagli esorbitanti costi per l’affitto di uno spazio agli ambienti spesso piccoli, umidi e a rischio acqua alta. In quattro ci siamo spostati a Mestre, in un ampio magazzino che ci permette di lavorare e di diversificare le nostre attività, dal lavoro in studio alle esposizioni e/o attività laboratoriali. 

zolforosso Venezia
zolforosso Venezia

VP: zolforosso non è un semplice studio, è pensato come un artist-run space. Quali sono quindi gli artisti che gravitano a zolforosso? Avete una provenienza, un medium che vi accomuna? 

zolforosso: Di base proveniamo tutti dall’Accademia, principalmente da pittura – molti di noi hanno condiviso lo stesso atelier, tenuto dal professor Di Raco – ma anche da scultura, incisione e decorazione. Inoltre, c’è anche chi ha studiato o studia tuttora Arti Visive allo IUAV. In realtà non ci siamo aggregati sulla base di un manifesto poetico, ma il nostro interesse primario è la relazione, sia dal punto di vista creativo che umano. In comune abbiamo una certa attenzione e propensione al tema dell’ambiente e della sostenibilità, i materiali che scegliamo sono in genere naturali o oggetti di recupero. Se la nostra arte non è apertamente politica, attraverso queste scelte, la partecipazione attiva alla vita della comunità e le nostre azioni quotidiane, la rendono tale. Un altro elemento che ci contraddistingue è l’eterogeneità delle provenienze: nessuno di noi è veneziano doc, siamo cittadini d’adozione – molti di noi vivono qui da una decina d’anni ormai – ma le nostre origini sono tra le più disparate, dal Trentino alla Sicilia, dalla Francia alla Cina, dall’Olanda alla Croazia. Questo rende tutto più stimolante perché si intrecciano culture, tradizioni e immaginari completamente diversi tra loro. 

VP: zolforosso ha un carattere fortemente laboratoriale e siete anche molto attivi sul territorio. Come lavorate in studio? Quali sono i progetti di cui vi state occupando al momento? 

zolforosso: Il condividere lo studio richiama un po’ il modo in cui lavoravamo in Accademia. L’atelier non è infatti riservato a qualche studente in particolare, ma gli studenti di ogni anno lavorano insieme nello stesso ambiente, ciascuno di fronte al proprio panello ma allo stesso tempo vicino agli altri. Questo continuo confronto è estremamente stimolante ed è quello che cerchiamo di fare anche a zolforosso. Abbiamo infatti intenzione di proseguire e ampliare la programmazione di TAGLICHENKAMMER, appuntamenti di autoformazione in cui ciascuno di noi racconta la propria storia e si confronta con gli altri in un momento di dibattito critico. A settembre abbiamo in programma alcune mostre e un workshop di ebanisteria con un maestro d’ascia veneziano; a breve attiveremo anche il forno ceramico in modo tale da diversificare ulteriormente le nostre attività e la nostra rete di saperi. Alcuni di noi stanno anche lavorando a Venice Time Case, un progetto ideato da Luca Massimo Barbero: Venezia è spesso utilizzata come vetrina, manca un vero e proprio scouting, ma esiste una generazione di artisti provenienti dall’Accademia che condividono un qualcosa specificamente veneziano. Barbero l’ha capito e stiamo lavorando tutti insieme al progetto. 

Exhibition view Ve(r)nice, zolforosso Mestre, Ph Janos Chiala
Exhibition view Ve(r)nice, zolforosso Mestre, Ph Janos Chiala

VP: zolforosso non è l’unico studio di giovani artisti che è migrato a Mestre. Che relazione avete con gli altri studi presenti in città? Condividete delle esperienze o degli obiettivi?

zolforosso: Ci conosciamo tutti, provenendo la maggior parte di noi dall’Accademia. Ciò che manca sono dei curatori giovani che ci aiutino a sviluppare il nostro lavoro e nuovi progetti. Per questo motivo a maggio abbiamo inaugurato il nostro laboratorio mestrino coordinandoci con gli studi Casablanca e Kadabra e producendo una sorta di mostra diffusa dal titolo VE(R)NICE. Quest’operazione ha diversi scopi: far conoscere anche in terraferma il nostro lavoro e accendere i riflettori sulla scena culturale e artistica indipendente. Abbiamo deciso di chiamare il progetto Venice Independent Art Scene proprio per questo: da un lato vogliamo mantenerci indipendenti dalle istituzioni culturali o al massimo intrattenere un rapporto collaborativo e alla pari; dall’altro non vogliamo troncare il legame con Venezia. Ci piacerebbe continuare e organizzare altri eventi in futuro, ampliando la nostra rete anche agli studi veneziani e ai giovani curatori interessati al nostro lavoro. Sarebbe bello avere un coordinamento da qualcuno che ha uno sguardo fresco e, perché no, arrivare a rappresentare l’emergente vitalità metropolitana al Padiglione Venezia. 

VP: Il nome che avete scelto è molto particolare, zolforosso. A cosa allude e cosa rappresenta?

zolforosso: Lo zolfo rosso è un riferimento alchemico. Indica quello stadio del processo in cui l’idea sublimata ritorna nella materia per “sporcarsi” e raggiungere lo stadio definitivo.  Ci piace pensare zolforosso come una metafora del nostro processo artistico e creativo. 

Zolforosso
Artisti: Filippo Rizzonelli, Giulio Peirè, Luisa Badino, Riccardo Vicentini, Bruno Zhang (RunoB), Manuela Kokanović, Nicolas Magnant, rob van den berg, Angelo Licciardello, Maddalena Tesser, Giordano Tricarico, Giacomo Briano.
Santa Croce 1894, Venezia (laboratorio)
Viale San Marco 96/i, Mestre (laboratorio)
Santa Croce 1996, Venezia (white cube)