Condominio Cappuccina – Mestre
Condominio Cappuccina – Mestre

Se Venezia si presenta come palcoscenico di grandi appuntamenti e kermesse, Mestre si sta trasformando in un luogo di lavoro, ricerca e aggregazione per gruppi di giovani artisti che hanno scelto la terraferma come sede dei loro studi. 
Chiacchieriamo oggi con Condominio Cappuccina, uno studio tranquillo nascosto in un quartiere multietnico della città. Leggerezza, ingenuità sovversiva e libertà sono gli elementi che accomunano la ricerca pittorica di Giovanna Bonenti, Fabio De Meo e Andrea Zallot.

Veronica Pillon: Condominio Cappuccina nasce nel 2019. Cosa vi ha spinto a trasferirvi a Mestre?

Condominio Cappuccina: Soprattutto la mancanza di uno spazio adeguato al nostro lavoro: purtroppo se non si ha a disposizione un discreto budget a Venezia è ben difficile trovare un luogo congeniale; a Mestre abbiamo avuto la possibilità di prendere uno spazio di 100 metri quadri e pagarlo un terzo di quello che avremmo pagato a Venezia. Inoltre, a Venezia eravamo abituati a lavorare in una condizione abbastanza claustrofobica, in luoghi affollati e con un sovraccarico visivo che spesso ci impediva di avere una visione chiara: alcuni di noi lavoravano in sgabuzzini o in cucine che si trasformavano in studi improvvisati… Eravamo stanchi di lavorare così e di non poter avere delle pareti “pulite” su cui poter “vedere” il lavoro. Avevamo bisogno anche di sentire lo studio come una “casa” e viverlo fino in fondo come uno spazio privato, solo nostro, in cui potersi ritirare ogni tanto e avere la giusta concentrazione sul lavoro.
Mestre ci piace perché è un luogo più tranquillo rispetto al centro storico, a volte persino più autentico. Venezia è ormai stata quasi del tutto trasformata in un villaggio turistico e questo continuo andirivieni di turisti e negozietti di souvenir provoca un cocktail di cattivo gusto che si agita di continuo nelle nostre menti e nei nostri occhi… Siamo venuti a Mestre per cercare di ripulire i nostri sguardi da tutto questo e abbiamo scoperto che in fin dei conti non esiste più questa scissione tra il centro e la periferia: a volte si confondono e forse addirittura si scambiano di posto. Ad ogni modo Venezia rimane sempre il nostro punto di riferimento ed è la città in cui abbiamo scelto di vivere: Venezia è per noi una fonte inestinguibile di ispirazione e abbiamo mantenuto un rapporto attivo e vitale con la città, che frequentiamo quotidianamente.

VP: Avete detto di concepire lo studio come un luogo privato. Avete comunque in programma degli eventi e/o attività aperte al pubblico?

Condominio Cappuccina: Assolutamente si. Anche se amiamo molto la tranquillità e un approccio quanto più silenzioso sulle cose, non significa che concepiamo lo studio come un luogo chiuso: nel dicembre del 2019 abbiamo inaugurato il nostro spazio con una collettiva, poco prima che scoppiasse la pandemia (erano ancora i tempi in cui agli opening si mangiavano i tramezzini e le fettine di salame e di formaggio che si prendevano con le dita). È stata una serata piena di incontri e di grande condivisione, siamo rimasti molto stupiti dall’affluenza ricevuta ma subito dopo c’è stato il lockdown che ha inevitabilmente bloccato l’entusiasmo. Speriamo presto di poter presentare una nuova collettiva in autunno: ci piacerebbe coinvolgere molti artisti presenti nel territorio e cercare di trasformare lo studio, non solo in uno spazio espositivo, ma anche in un luogo di lavoro e condivisione indipendente in cui chi vuole può venire e presentare la propria opera in modo totalmente libero, senza alcuna sovrastruttura; uno spazio in cui  parlare del lavoro tra artisti, rifletterci su, raccogliere opinioni… Purtroppo questi momenti, così importanti e utili per noi, sono sempre più rari, soprattutto in questo momento.

Giovanna Bonenti, Gesti dimenticati, 2020, ceramica ingobbiata, 15 x 20 x 2 cm
Condominio Cappuccina – Mestre
Studio view, photo Studio Condominio Cappuccina

VP: Avete deciso di condividere lo studio in tre. Perché avete scelto di rimanere un piccolo gruppo? Avete una formazione o degli obiettivi in comune?

Condominio Cappuccina: In un numero ridotto riusciamo ad avere molto più spazio a disposizione, non solo per produrre i nostri lavori ma anche per poterli vedere insieme, in dialogo, che è un aspetto importantissimo nella ricerca pittorica, spesso sottovalutato. Essere in pochi permette sicuramente di avere più concentrazione e meno perdite di tempo, tutto diventa più leggero, anche nella pittura stessa. In un certo senso questo interesse per la leggerezza è un po’ quello che mette in dialogo i nostri lavori, forse è questo il tratto principale che accomuna le nostre ricerche, le nostre sensibilità.  Ma noi non sentiamo di essere “in pochi”. Come dicevamo, lo studio vuole essere un luogo aperto alla condivisione, oltre al nostro lavoro pittorico esiste anche il rapporto con i nostri amici che spesso passano a trovarci e portano i loro lavori. Per noi questo è importante.

VP: La leggerezza è davvero un filo rosso che lega le vostre ricerche e che distingue la vostra produzione. Volete raccontarmi qualcosa della vostra pratica pittorica?

Giovanna Bonenti: Nell’ultimo periodo ho lavorato principalmente con tempera su carta e con le tecniche della ceramica, tra le quali ingobbio, maiolica, sottocristalline.
Le due ricerche sono strettamente interconnesse e si completano a vicenda. In entrambi gli approcci le forme alludono ambivalentemente a spazi aperti e a perimetri chiusi. La pressione esercitata tra gli elementi delle composizioni, disposti sulla superficie, determina la formazione di confini, distanze, intersezioni, segni che vengono ammorbiditi o evidenziati dal colore e dalla luce.

Fabio De Meo: Il mio punto di partenza è il paesaggio, quello che vivo quotidianamente, quello che c’è “dietro casa”. Mi servo spesso del piccolo formato per realizzare serie di dipinti che immagino come pagine di un diario: il paesaggio rappresentato è quindi il frutto del ricordo e del modo in cui l’ho esplorato e scoperto attraverso il mio corpo. Misuro lo spazio con il gesto pittorico senza però premeditare la forma finale del lavoro: scelgo materiali liquidi e “leggeri” proprio per lasciare spazio alla materia pittorica e far si che il lavoro nasca sempre e solamente da una collaborazione tra me, il mondo, le cose. 

Andrea Zallot: Da circa un anno ho l’opportunità di lavorare in studio assieme a Giovanna e Fabio e questo mi ha permesso di ritrovare una certa consuetudine con la pratica della pittura. La mia ricerca nasce dallo studio e dall’interesse verso il paesaggio e gli elementi della realtà circostante. Attualmente dipingo con colori ad acqua (acquarelli, acrilici) su carta e tele di varie dimensioni. Spesso adopero fotografie che ho scattato e raccolto nel corso degli anni – immagini banali, inquadrature particolari, ecc… – come stimoli visivi di partenza. Lo scopo è di trovare delle connessioni ulteriori, di riflettere sulla materia giocando tra presenza e assenza, vuoto e pieno, reale e fantastico.

Studio Condominio Cappuccina
Artisti: Giovanna Bonenti, Fabio De Meo, Andrea Zallot. 
Via Cappuccina 73, Mestre 

Fabio De Meo, Condominio Cappuccina, porta di vetro, 2020, tecnica mista su lino, 35 x 28 cm
Andrea Zallot, Studio, 2015, acrilico su carta, 33 x 24,5 cm