©Roncelli Ezio

© Roncelli Ezio

Da martedì 14 a sabato 18 marzo 2017 si terrà a Milano la terza edizione di Studi Festival, il “festival delle mostre negli studi degli artisti”.
In 5 giorni verranno presentati 65 mostre in studi d’artista aperti in tutta la città, 17 proposte in spazi istituzionali o no profit, 20 eventi collaterali in artist run spaces e luoghi speciali aperti per l’occasione. Sono oltre 500 gli artisti coinvolti. Gli spazi aderenti saranno aperti tutti i giorni dalle 14 alle 17, mentre nella giornata di focus (stabilita in base alla zona: 5 giornate per 5 zone) saranno aperti dalle 18 alle 21, con una sorta di inaugurazione.
Il progetto è ideato e curato da Claudio Corfone, Rebecca Moccia, Anna Stuart Tovini e Vincenzo Chiarandà (Premiata Ditta). Ce ne hanno parlato durante la serata di presentazione di martedì 28 febbraio.

Di seguito i loro interventi –

Anna Stuart Tovini

Studi festival è un progetto che nasce dalle idee e dall’attività di quattro artisti appartenenti a tre generazioni diverse. Nella prima edizione Studi festival aveva trovato la realtà giusta in Undo, dove è stato sviluppato come pagine, call, newsletter per lanciarlo su una community molto ampia di artisti in modo interattivo e partecipativi. In questa edizione parteciparono 50 studi prevalentemente di giovani artisti. Nella seconda edizione siamo diventati 100, tra studi d’artista, eventi speciali, spazi no-profit. Studi ha visto già molte diversità: c’è stato un infoltimento delle relazioni intergenerazionali, hanno partecipato artisti già affermati che hanno invitato artisti emergenti, ci sono stati coinvolgimenti più capillari,…
Mi piace molto pensare che si dia la possibilità a tutti di andare nella ‘carne viva’ della produzione artistica, vicino ad una dimensione di sperimentazione che è quella degli studi degli artisti e delle proposte dirette degli artisti. Attraverso di loro si scoprono luoghi e spazi che sono spesso utilizzati solo da loro.
Vorrei fare una brevissima panoramica delle proposte di Studi Festival 3. Susanna Baumgartner ha scelto uno studio in cui non c’è la luce elettrica e dove quindi si lavora solo alla luce solare o con la luna piena. Oppure la proposta del collettivo Gattabuia è tutta giocata su ombre, suoni e movimenti. La luce è qualcosa che molti degli studi hanno preso in considerazione per fare le loro proposte, nei modi più diversi, anche dal punto di vista fisico e non solo ‘della fisica’.
Un altro tema diffuso è il sesso, o una sensualità vista in una dimensione trasversale. Altro tema è la corporeità, presa in esame da tanti punti di vista. Per esempio nello studio di Luca Pozzi ci sarà una mostra che ha come sottotitolo “psychophysical treatment”, presentata nella press release da un rapper dello Srilanka. Ci saranno dei tatami per terra e l’artista suggerisce di guardare i lavori degli artisti da quella prospettiva.
Gli artisti si sono inventati anche cose particolari, non tutti hanno uno studio e ci sono molte mostre che ospitano artisti stranieri. Oppure ci sono eventi dove partecipano molti artisti che hanno come punto di riferimento la città di Milano senza abitarvi, che forse non potrebbe mai essere abbastanza grande per ospitare tutti gli artisti che vorrebbero partecipare a Studi Festival. Poi hanno aderito spazi anche “istituzionali”, come musei aperti per l’occasione, le residenze di Viafarini, lo studio legale NCTM, con un progetto di Emilio Fantin…
Quello che studi festival propone a tutti è un momento importante, di passaggio, un momento sospeso, perché le mostre che troviamo qui, immaginate e create dagli artisti, sono qualcosa di particolare, non si sa se sono già mostre, se lo sono già state o lo saranno in futuro. Proprio questo momento liminale di interstizio, di passaggio, in cui le cose cominciano e le cose finiscono, è quello più interessante, è il momento vero della sperimentazione.

Claudio Corfone
Milano è stata divisa in 5 zone, ognuna delle quali avrà il suo giorno-focus. Si va dal centro fino alla periferia: Studi Festival attiva la periferia, in maniera semplice e concreta: muovendo persone per andare a visitare gli studi che lì sono.
Un altro aspetto per me interessante è che a Studi Festival partecipano senza troppi clamori e senza distinzioni sia i ragazzi che vengono sia da Brera che da Naba, quando invece spesso ci sono eventi solo per gli uni o gli altri. Vengono eliminati i paletti, i falsi limiti, i falsi problemi.
Sul programma del festival abbiamo usato la parola “Eventi” sia nel significato di “qualcosa che può capitare”, ma anche come momenti di coinvolgimento di artisti che non hanno uno studio a Milano ma organizzeranno in città atti performativi, mostre particolari, ecc. con un luogo e un tempo breve.
Studi Festival non è una “realtà”, ma una cosa che si fa.

Vincenzo Chiarandà
Questo non è un normale festival: è un’opera d’arte fatta da artisti con gli artisti per gli artisti, che solo poi si sviluppa come festival.
La cosa interessante di Studi è che prende in esame lo studio di un artista, ovvero il dietro le quinte rispetto all’opera, è il luogo in cui l’arte viene pensata, progettata, ideata, provata prima di entrare in uno spazio espositivo. Durante Studi ogni artista lavora per pensare al display con cui presentare il proprio studio, fa un lavoro per modificare lo spazio da privato a pubblico (temporaneamente). Studi ha quindi una durata maggiore rispetto ai 5 giorni del festival, ha un prima e un dopo. Studi offre la possibilità agli artisti di fare vedere il loro lavoro: la città non potrebbe mai disporre di uno spazio abbastanza grande per mostrare il lavoro di tutti i suoi artisti, quindi si trasforma nei 5 giorni del festival in uno spazio espositivo immenso.

Rebecca Moccia
Più che un’opera d’arte, Studi festival è rappresentativo dell’artista che si riprende finalmente i propri spazi e diventa consapevole del proprio ruolo all’interno della città. È la dimostrazione che a Milano di artisti che fanno e si danno da fare ce ne sono davvero tanti.
La specificità di Studi Festival è entrare negli spazi inusuali per il mondo dell’arte (strade, palazzi, scantinati,…), rendere possibile il rapporto diretto che di solito non si ha con l’arte e questa è una grandissima opportunità sia per il pubblico di entrare in contatto con l’arte contemporanea, sia per gli artisti che hanno l’opportunità di confrontarsi in modo diverso, con la possibilità di far vedere ad altri occhi anche non esperti e non allenati il proprio lavoro, che per me è una sfida molto interessante.

La documentazione fotografica di Studi Festival verrà eseguita dagli studenti della Scuola di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera, diretta da Paola di Bello – che a proposito dice: “Penso che studi festival sia un’iniziativa molto importante. Siccome i nostri studenti escono da un master dell’Accademia di Brera, loro devono essere i primi a vedere gli studi degli artisti e cosa questi fanno, in una dimensione ‘dal basso’, senza la mediazione di gallerie e musei, scoprendo direttamente le forze messe in campo” –, mentre i contenuti testuali nel blog del festival saranno a cura degli studenti di NABA Nuova Accademia di Belle Arti e della stessa Accademia di Brera.

Studi Festival è gratuito per tutto, ma per le spese vive di comunicazione, materiali, webmastering e grafica è stata intrapresa una nuova campagna di crowdfunding di weartproject.com, in cui si possono trovare benefits messi a disposizione dagli artisti organizzatori e da Stefano Arienti, Mario Airò, Alice Cattaneo, Vedovamazzei e Gianni Caravaggio. 

©Federica Biosa, Giuseppe Triscari, Kasper Gustavsson. Cometa sepolta sottoterra.

©Federica Biosa, Giuseppe Triscari, Kasper Gustavsson. Cometa sepolta sottoterra.

Federica Botto, REHEARSAL

Federica Botto, REHEARSAL