• Fuori Registro, Stefano Arienti - Corraini Edizioni 2017
  • Stefano Arienti, Studi per l'altare della chiesa di San Giacomo Maggiore di Sedrina, 2006, inchiostro oro su carta, disegno 100 x 150 cm
  • Stefano Arienti, veduta della mostra Antipolvere, photo Francesca Mora - Galleria Civica di Modena
  • Stefano Arienti, veduta della mostra Antipolvere, photo Francesca Mora - Galleria Civica di Modena
  • Stefano Arienti, Disegni a ricalco di tessuti, 1999-2000, acrilici su carta da lucido, installaziojne composta da 15 fogli, altezze variabili, larghezza fissa 110 cm
  • Fuori Registro, Stefano Arienti - Corraini Edizioni 2017
  • Stefano Arienti e Giovanni Ferrario, La danza delle polveri, 2009, installazione composta da 30 fogli
  • Stefano Arienti, veduta della mostra Antipolvere, photo Francesca Mora - Galleria Civica di Modena
  • Proiezioni per Fenix, 2012, progetto di Stefano Arienti e Foofwa d’Imobilité per il teatro La Fenice

Un quarto di secolo ma il suo stile rimane identico. Inconfondibile. Nella mostra che copre 25 anni di attività allestita alla Galleria Civica di Modena – a cura di Daniele De Luigi e Serena Goldoni, fino al 16 luglio – Stefano Arienti dimostra ancora una volta la sua sensibilità (rara) per la tecnica del disegno. I supporti mutano – dalla carta ai teli da cantiere, stoffe, poster, carta da giornale, da pacchi, cartoline – ma il suo tratto leggero, i suoi soggetti ‘crepuscolari’ restano impressi. Così come i processi per ‘impressionare’ i vari supporti sembrano avvalorare come Arienti compia un ‘girotondo’ per tornare, sempre, allo stesso posto. Fotocopiare, ricalcare, forare, tessere o semplicemente disegnare: tracce che evolvono una sull’altra, senza soluzione di continuità.
Apprezzo la sua irriducibile costanza. In una recente piccola mostra che l’artista ha avuto a Milano – “Capolini”, MARS Maggio/giugno 2017 – ha esposto decine di grandi fogli di carta da pacco con dipinti fiori di ogni tipo: colorati, stilizzati, abbozzati in modo veloce, l’artista ha riempito i pochi metri quadrati dello spazio espositivo con un paesaggio di fiori e vegetazione immaginari. In questo luogo scevro della formalità di un grande museo o istituzione, Arienti ha continuato, instancabile a saturare con il suo tratto, le sue forme, lo spazio.
A Modena, già dal titolo della mostra Antipolvere, l’artista sembra affermare quanto la sua pratica – la sua costanza, preferisco definirla – altro non sia che un antidoto contro il tempo. Prelevando, instancabile, immagini ‘già fatte’, spesso banali o che rappresentano la banalità del vivere, le fa rivivere attraverso il suo tratto. Prelevate da un contesto, svuotate dalla retorica che le veicola – paesaggi, alberi, copertine di libri, decori, fiori… – le immagini acquistano una vita propria, fatta per lo più del colore e dei segni che danno loro una forma.
Tra le tante opere in mostra, anche due inediti realizzati nel 2017 dove Arienti omaggia o rivisita degli artisti del passato.
Un’opera è nata per il Museo Civico di Asola, suo paese di provenienza, ed è composta da un dittico ispirato alle ante d’organo dipinte dal Romanino per la cattedrale cittadina. Si confronta con un altro grande artista, El Greco, nel secondo lavoro inedito: un’opera dedicata a Modena e realizzata grazie alla collaborazione con la Galleria Estense dove Arienti si confronta con l’altarolo del maestro tardo rinascimentale conservato nel museo modenese. Che i riferimenti siano colti – pensiamo ai grandi artisti della storia dell’arte – o tra i più triti, la sua “maniera”, sembra non cambiare, resta incisiva, ripeto, inconfondibile.

Stefano Arienti, veduta della mostra Antipolvere, photo Francesca Mora - Galleria Civica di Modena

Stefano Arienti, veduta della mostra Antipolvere, photo Francesca Mora – Galleria Civica di Modena

Il suo mischiare alto e basso, bello o brutto, colto o popolare, il ‘filtro Arienti’ racconta il mondo da una prospettiva singolare, fatta di leggerezza e armonia…
Inevitabile allora compiere un’azione sommatoria, divisibile per categoria: accanto ai libri di scienze o atlanti naturali, ci sono le copertine dei CD (è nota la sua passione per la world music, caratterizzata dalla contaminazione tra elementi di popolar music e musica tradizionale folk o etnica), vicino ai poster indiani o alle icone religiose cristiane (spesso di dubbio gusto). I puzzle, i ponghi, le zip.. Ora si aggiungono le ‘tele antipolvere’ che si utilizzano nei ponteggi, dove l’artista racconta giardini, boschetti, rilievi, parti di albero, rami. Sembrano dei profili d’ombra, come se “dietro” ci fossero veramente degli spazi aperti…
Quasi che l’artista, mantenendo fede al suo proposito di rifare la ‘natura’, abbiamo steso queste tele all’aperto per seguire poi, con un pennarello, le ombre dei fusti, dei rami, delle foglie.
“Molte delle ricette che uso per realizzare opere d’arte sopperiscono alla mia incapacità di disegnare, dipingere o modellare con le tecniche tradizionali. Per questo manipolo così tanto oggetti che portano immagini o trovo vie personali per trasformare immagini in disegno: lo faccio per me ma anche per rispondere a progetti su committenza dove il disegno o la trasformazione sono un modo di riconoscere un passaggio artistico.” (da una conversazione dell’artista con i curatori Daniele De Luigi e Serena Goldoni, tratta dal libro d’artista Fuori registro – Corraini Edizioni, 2017)

Quasi una mostra della mostra, il progetto editoriale – Fuori Registro, Corraini Edizioni- pensato in occasione della mostra, presenta una serie di immagini in bianco e nero alle quali è stato applicato un retino tipografico. Originalmente a colori queste immagini raccontano, come fosse un diario, gli appunti raccolti dall’artista in campagna. Nidi, cicogne, pecore, lumache, farfalle, piume, girasoli… alla fine anche un ritratto dello stesso artista. A differenza della visione ad ampio respiro che dominano le grandi tele, qui la visione si restringe, diventa più intima. Quasi come fossero sussurri detti in confidenza.
Racconta l’artista: “Ho progettato questo libro in bianco e nero, ma in partenza tutte le immagini sono foto digitali a colori, quelle che ormai tutti scattiamo di continuo. Attraverso la retinatura le immagini si semplificano e si avvicinano a dei disegni, ma l’effetto del fuori registro, che si ottiene stampando due volte la stessa immagine retinata in nero e in grigio, dà una strana profondità, le rende più pittoriche.” (…) “Fotografo principalmente la campagna, anche alla scala degli organismi minuti come insetti e foglie, ma troverete anche pecore e cicogne, autoritratti, muri o persone che accendono un falò di Sant’Antonio. Non è solo Natura separata dai suoi visitatori umani, ma è un paesaggio che amo e conosco bene, inquadrato da un occhio che a volte usa una vista microscopio.” (…) “Il libro “Fuori registro” è molto autobiografico, e contiene immagini di luoghi che ho frequentato spesso. Ha la visione ravvicinata ad un paesaggio del Nord Italia a cui sono legatissimo e di cui mi sento parte. Mi sembra naturale metterci pure la mia persona, sono della stessa materia delle cose che mi interessano.” (Estratti dal libro d’artista Fuori registro – Corraini Edizioni, 2017)

Stefano Arienti, Libro Fenice, 2012, acrilici, matite, penna e altro su libro, 36 x 51 x 6 cm

Stefano Arienti, Libro Fenice, 2012, acrilici, matite, penna e altro su libro, 36 x 51 x 6 cm

Stefano Arienti, veduta della mostra Antipolvere, photo Francesca Mora - Galleria Civica di Modena

Stefano Arienti, veduta della mostra Antipolvere, photo Francesca Mora – Galleria Civica di Modena

Fuori Registro, Stefano Arienti - Corraini Edizioni 2017

Fuori Registro, Stefano Arienti – Corraini Edizioni 2017