Matthew Monahan, Roland Flexner – Massimo De Carlo

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Luca Pozzi – Federico Lugher

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Nel tempio dell’effimero e dell’inutile una mostra di antichi dei dal sopore un pò orientale. Matthew Monahan da MDC ha ricostruito figure umane storpiate, rattrappite, brutte. Materiche forme silenti da osservare in religioso rapimento. Notevole anche la serie di oli che replicano l’estetica delle pitture rupestri. Lo spazio e denso, senza dubbio, e come al solito, anche questa mostra è di altissimo livello. Tanti soldi, tanta qualità, tanta notorietà. Quasi prevedibile, oramai siamo viziati.
Inquietante, invece, la stanza di teschi/vanitas di Roland Flexner. Circolare assediamento di crani avvolti nel fumo che, in modo speculare, si guardano. L’altra stanza, sempre di Flexner, un pò meno coinvolgente. Nulla toglie che i paesaggi ‘alla Max Ernst’ abbiano il loro fascino.

Vuole stupirci con effetti speciali Luca Pozzi... Camminando nelle tenebre, per sbaglio ho sfiorato un tubo. ‘Attenzione…potrebbe cadere tutto!!!’ Il tutto era una pallina sospesa nell’etere.
Pozzi mi ha poi mostrato una diavoleria luminosa (sorta di spray magico) che emanato sul muro lasciava delle bave luminose per alcuni minuti. Nell’angolo una pietra fluttuante che girava su se stessa. Mi sentivo molto cretina che non riuscivo a capire dove stava il ‘trucchetto’, consapevole che, una volta scoperto, alla fine la mostra mi sarebbe parsa meno interessante. Da vedere prima di avviarsi al museo delle scienze e delle tecniche.