Host, Tobias Collier
Pianissimo

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Matthias Bitzer – Maison Automatique
Francesca Minini

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Pianissimo – La mostra di Tobias Collier mi sembrava una stanza per giochi (in senso buono!). L’artista è interessato alla produzione artistica come pratica di ricerca (e fino a qui tutto normale, quasi banale), ma in particolare alla produzione influenzata dalla metodologia descritta dal matematico ungherese Imre Lakatos, ossia lo sviluppo del sistema di cio? che egli chiama “geometria culturale”, il cui elemento centrale è il ‘principio di mediocrità’…
Ma poi va a parare anche nel cosmico o meglio, al meta-galattico… Insomma non ci sto più dentro. Mi domando: perché rendere complicate delle cose che si potrebbero spiegare (per gente come me) in modo più semplice? Da qui la mia metafora della ‘stanza dei giochi’. Cosa serissima e impegnativa.
Francesca Minini“Alla fine – scriveva Pessoa nel Libro dell’Inquietudine – di questo giorno resta quello che è rimasto di ieri e ciò che rimarrà di domani: l’ansia insaziabile e infinita di essere sempre lo stesso e altro.” Citazione che termina il comunicato stampa della mostra da Francesca Minini di Matthias Bitzer. Mostra elegantissima, laccata e fotogenica (ho sentito dire in giro). In effetti, ruotare, toccare, lasciarsi ispirare da un grande personaggio come Pessoa, è molto suggestivo.
Ottimo allestimento, ma, alla fine, il risultato sembrava appunto un esercizio di stile, quasi un ‘tor sur ton’ non solo concettuale, ma anche cromatico.

A volte ho la sensazione che gli artisti abbiano una vita miserabile e poco attraente. Chi va a parare nel galattico, chi nelle profondità abissali di letterati affascinantissimi, chi in astrusità concettose… mha.