Intervista di Francesca De Zotti e Tommaso Pagani —

Tilt (2020) Photo credits: Chiara Destine

La festa, al pari del gioco e del rito, mette in moto comportamenti improntati alla dimensione collettiva che segnano una rottura con il corso ordinario della vita. Insomma, si presta a essere un terreno culturalmente creativo perché i partecipanti sono coinvolti in un processo dove le differenze tradizionali si annullano o si riducono notevolmente. Cosa ti interessa delle feste, o delle sagre tipiche della bassa padovana, e come i loro corollari si traducono nella tua ricerca e pratica artistica? 

Provenendo e abitando tutt’ora in quest’area geografica, ho sperimentato tali ambienti a più livelli, dall’infanzia all’oggi.Sono attratto dal fantasioso e caleidoscopico talento grezzo che si sprigiona. Una sagra è un insieme di medley differenti sparati a mille. Un habitat di iperboli e contrasti.
Attualmente la mia indagine si concentra sull’aspetto sinistro-ludico della giostra e di chi la esperisce, intravedendo in questi una possibile allegoria della prestazione.

Tilt (2020), particolare. Photo credits: Chiara Destine

La creatività della festa non coincide né con il suo carattere trasgressivo (come nel carnevale) né, all’opposto, con il suo carattere normativo (come nei riti di iniziazione). Anzi consiste nella possibilità che si inneschino accostamenti simbolici inediti, o insoliti, mediante cui trasmettere concetti e stati d’animo difficilmente esprimibili altrimenti. Come rielabori queste istanze?  

Come se dovessi elaborare il motorino che ho sotto la tettoia per andare in argine con gli amici a sgommare di prepotenza. Lo spirito è un po’ questo: vedere e capire com’è fatta una cosa e dargli un ulteriore apporto più o meno consono. Smonti, distruggi, ti fai male. Progetti, ripari, costruisci. Riassembli e sicuramente impari qualcosa!

Gnaro (2020)

Prossimamente Galleria Ramo presenterà il tuo progetto Altro giro, altra corsa che sembra alludere ancora una volta all’ambito delle giostre. Puoi anticiparci qualcosa? 

Altro giro, altra corsa è un lavoro che ho rimuginato, sputato, abbandonato, rimasticato ed essiccato nel corso di quest’ultimo anno. A Galleria Ramo saranno presentati la prefazione e un primo capitolo. La stesura completa è ancora aperta e, lentamente, in corso d’opera. Senza rivelare troppi particolari, Altro giro, altra corsa è astio, conflitto, rischio, furto, inimicizia, fratellanza, grezzume, sfolgorio, birra.

Veglia (2020), particolare

Christian Marazzi in Che cos’è il plusvalore dimostra come oggi l’accumulazione di plusvalore si sia modificata, mettendo al lavoro l’intera vita delle persone. Uno scenario da molti definito capitalismo cognitivo, che trasforma gli esseri viventi in capitale fisso ed estrae valore aggiunto dalla produzione di forme di vita. Questo ricorda la tua opera Veglia, ultimata durante il periodo di residenza a VIR Viafarini-in-residence. Ce ne vuoi parlare? 

Veglia ingloba anche questi aspetti. È un’installazione a parete composta da sette travi IPE, le comuni putrelle che compongono l’ossatura di una costruzione. In ognuna sono collegate ventiquattro lampade led a luce bianco-fredda – per un totale di centosessantotto lampade – costantemente accese. Un riassunto visivo di 24/7, l’ordinata rappresentazione temporale della settimana, nonché espressione di un servizio costantemente attivo, operoso, vigile. 

Veglia è una trappola nauseante che abbaglia, coccola, incolla, convince, esalta, opprime. Una sorta di tentacolare creatura smembrata, impagliata e messa lì a parete, come un trofeo. È un ghigno che inghiotte senza spalancare le fauci.

Veglia (2020)

Per leggere le interviste Staging the Residency – Viafarini – VIR 2021