E’ inaugurata ieri la mostra 25 days after October, la prima mostra personale di Rashid Johnson alla galleria Massimo De Carlo. Nella prima sala 3 planimetrie specchianti delle case di tre scrittori: William Faulkner, Bertrand Russell e William Edward Burghardt Du Bois. La stanza funziona, i lavori dialogano idealmente tra loro grazie a dei piccoli oggetti che l’artista pone nelle varie mensole. La pace e uguaglianza che i 3 scrittori hanno predicato nella loro vita, sembra aver affascinato Rashid che dedica loro questa sorta di salottino con tanto di tappeto circolare in mezzo alla stanza.
Nell’altra parte della mostra, i toni si smorzano un pò. Una serie di totem ritmano lo spazio. Nonostante le intenzioni dell’artista di costruire dei monumenti in cui il pubblico poteva sedersi (cosa che nessuno, ovviamente, faceva) o guardarci attraverso scorgendo il proprio futuro (testuale da comunicato stampa). A me davano la sensazione di un paesaggio un pò funereo. Mischia piastrelle di bagni pubblici, scritte a spray, cera nera, dischi, libri ecc. per animare queste pseudo-panche. Non so, non mi convinceva molto. L’artista, con questo progetto ha voluto interrogarsi sulla propria identità, culturale e razziale, mischiando letteratura, storia dell’arte, mondo afroamericano, misticismo e cosmologia.
Oltre a questa personale, anche la collettiva Yotta Paintings, con le grandissime, immense, eccessive opere di autori storici della galleria ( John Armleder, Olivier Mosset, Jim Shaw, Josh Smith) e di nuovi artisti ( Dan Colen, Nate Lowman, Aaron Young). Tutti realizzati per l’occasione, i grandissimi quadri avevano tutte le stesse dimensioni. Mha.. tutto mi sembrava eccessivamente ‘muscoloso’ e un pò noioso.