Melancholia  di Alice Caracciolo - SPAZIO A, casa -  studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia di Alice Caracciolo – SPAZIO A, casa – studio di Alessia Rollo – Installation view

Testo di Giuseppe Amedeo Arnesano
Gennaio 14, 2019

In alcuni casi le dinamiche che conducono alla realizzazione di una mostra sono fortuite e nascono dalla combinazione di una o più esigenze tra differenti personalità. Tempo fa ho avuto modo di guardare il nuovo lavoro fotografico realizzato da Alice Caracciolo in occasione di un suo viaggio in Sicilia; per l’artista questo corpus di opere rappresentavano e rappresentano parte di un immaginario visivo legato a un’atavica riflessione del suo animo. A distanza di mesi il dialogo militante con Alice Caracciolo prosegue anche con la condivisione di più osservazioni insieme ad Alessia Rollo (artista visuale), che propone di concepire il suo spazio come luogo di ricerca su progetti in corso d’opera.

Oggi, una selezione ragionata dei lavori di Alice Caracciolo, prende il nome di Melancholia, un lavoro fotografico in fieri accolto per la prima volta tra le mura domestiche di SPAZIO A, la nuova casa/studio di Alessia Rollo. L’intensa operazione delle settimane precedenti, vissuta giornalmente quasi come una pratica relazionale, ha aperto delle ulteriori riflessioni sulle tematiche da approfondire e sulle dinamiche di allestimento concepite come interventi specifici per il modulo abitativo.

Se in un primo momento il ragionamento è stato affrontato su determinate caratteristiche di alcune stanze, in base a un eventuale dialogo etico ed estetico con le opere a disposizione, in una fase successiva è emerso il tentativo di proporre l’intero spazio abitativo- ad eccezione di alcune stanze- come un paesaggio interiore che portasse il fruitore a entrare non solo dentro casa, ma direttamente nella mente dell’artista.

Melancholia  di Alice Caracciolo - SPAZIO A, casa -  studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia di Alice Caracciolo – SPAZIO A, casa – studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia  di Alice Caracciolo - SPAZIO A, casa -  studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia di Alice Caracciolo – SPAZIO A, casa – studio di Alessia Rollo – Installation view

Inaugurare SPAZIO A con il progetto Melancholia ha innescato una serie di dinamiche fatte di continue influenze, interazioni reciproche e confronti sulle metodologie adottate. La connessione tra il sentire abitativo e installativo va oltre l’approccio espositivo e, con questo lavoro a sei mani, emergono le affinità e le differenze nel rapporto tra arte e vita in un continuo processo che coinvolge i pieni e i vuoti dell’appartamento, la riscoperta di nuovi spazi e la sostituzione di alcuni oggetti personali con materiali effimeri inseriti e pensati come una scenografia silenziosa che rimanda a una coscienza intimista.

Anche se il titolo dell’inedita narrazione di Alice Caracciolo è etimologicamente e spiritualmente immediato, in questo scritto non posso non fare rifermento alla più nota trilogia di incisioni allegoriche che l’artista tedesco Albrecht Dürer ha eseguito tra il 1513 e il 1514 e che comprende, oltre a Malinconia I (23,9×28,9 cm), anche Il cavaliere, la morte e il demonio e il S. Girolamo nello studio.

Dato l’esteso e articolato ambito di studi che custodisce il significato del termine [me-lan-co-nì-a], per specificare un campo di ricerca più definito e sobrio è necessario guardare prima di tutto alla definizione di Malinconia suggerita dal vocabolario: [ma-lin-co-nì-a] n.f. m pl. –e Etimologia ← lat. tardo melancholĭa(m) ‘umore nero’, che è dal greco melancholía, propr. ‘bile nera’, comp. di mélas mélanos ‘nero’ e un deriv. di cholḗ ‘bile’.

Per le fonti letterarie la Melanconia/Melania Choli, che si basa sulla dottrina rinascimentale dei quattro temperamenti, è uno degli umori che costituiscono e determinano l’equilibrio e la natura del corpo umano, condizionato non solo dai quattro elementi, ma anche dalle quattro stagioni. La Melanconia è anche descritta come un fluido freddo e secco generato dalla terra, un archetipo fondamentale che, nella simbologia alchemica, assume la forma di un triangolo rovesciato con una sezione del vertice attraversata da una retta orizzontale (cfr. immagine di copertina).

Dunque la bile nera o atrabile (prodotta dalla milza) che per Erwin Panofsky -padre dell’iconologia- corrisponde anche alla terra intesa come elemento, se prodotta in eccesso è causa di ansia, scompensi di umore –nero-, animo tetro, depresso e allo stesso tempo meditativo; un atteggiamento, quest’ultimo, che per le idee filosofiche del Rinascimento era sintomo di un temperamento saturnino in quanto il freddo e oscuro Saturno, il pianeta dei malinconici, è da sempre associato al silenzio, alla vita solitaria e cogitabonda. Ed è proprio da questo stato contemplativo e introspettivo che nelle prime fotografie dell’artista emergono delle forti suggestioni paesaggistiche solitarie, tracce dense di una geografia mitologica sospesa tra mondo naturale e universo interiore.

Melancholia  di Alice Caracciolo - SPAZIO A, casa -  studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia di Alice Caracciolo – SPAZIO A, casa – studio di Alessia Rollo – Installation view

Con Melancholia l’autrice ci conduce lentamente nell’abisso embrionale del suo essere, fatto da un senso di inadeguatezza mentale e corporea dovuto alle contorte dinamiche socio-culturali del mondo contemporaneo. In questo lavoro condividiamo il viaggio dell’anima incentrato sulla conoscenza di sé come consapevolezza per la comprensione del mondo. Un brusio nero, che agita i pensieri di un cielo grigio, diviene guida sonora che attraversa le architetture della mente, fino ad arrivare a una personale e moderna damnatio memoriae che vanifica il ricordo della presenza fisica dell’artista. Nelle fotografie della giovane autrice si percepisce una dimensione spirituale come quella della foresta oscura, una regione inesplorata vissuta quotidianamente per esorcizzare la morte, questo cammino è un’azione fortemente simbolica che dopo aver attraversato le tenebre notturne giunge, nelle ultime immagini, al regressus ad uterum, un raccontato visivo di autocoscienza dal carattere surreale.

Con Melancholia Alice Caracciolo avvia un processo intimo e inverso rispetto alle sue precedenti pratiche di ricerca ampliando, con profonda singolarità, un genere di indagine vivamente dibattuto. In questo caso l’artista cerca di guardare prima dentro sé stessa per poi comprendere l’esterno, non si tratta di mero egoismo, ma di un atto di amore e libertà verso sé stessi, una qualità a volte dimenticata a favore di una continua e ostinata esplorazione verso altri confini.

Nelle sue immagini Alice Caracciolo si priva del gesto iconografico più rappresentativo della melanconia (volto reclinato sulla mano, il cui braccio poggia sulla gamba) per riconfigurare una sua personale e concettuale raffigurazione dell’umore malinconico, realizzando una sorta di non-finito paesaggistico e visivo nel quale affiora una profonda armonia tra forma, soggetto e proiezione psicologica dell’artista.

Melancholia  di Alice Caracciolo - SPAZIO A, casa -  studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia di Alice Caracciolo – SPAZIO A, casa – studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia  di Alice Caracciolo - SPAZIO A, casa -  studio di Alessia Rollo – Installation view

Melancholia di Alice Caracciolo – SPAZIO A, casa – studio di Alessia Rollo – Installation view

SPAZIO A, Casa- Studio di Alessia Rollo (Lecce)
Melancholia di Alice Caracciolo

A cura di Giuseppe Amedeo Arnesano
Visitabile fino al 19 Gennaio 2019
su appuntamento: spazioa@gmail.com
4 Gennaio 2019 – 19 Gennaio 2019