SPAZI 2017 - Edicola Radetzky - vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Edicola Radetzky – vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)

Edicola Radetzky progetto coordinato da Città Ideale, ospita la seconda edizione di SPAZI, momento di interrelazione tra opere di diversi progetti indipendenti sparsi sul territorio italiano, con l’allestimento di Agreements To Zinedine – ATZ e la curatela di Andrea Lacarpia sarà visibile fino al 2 aprile 24 ore su 24. Il piccolo spazio espositivo di Milano diventa scrigno al fine di ospitare analogie e conversazioni sulle pratiche artistiche contemporanee. La mostra diventa anche un’occasione per riflettere sulla condizione di queste realtà autonome e sulle potenzialità dei luoghi di collaborazione, habitat della contemporaneità.

Gli spazi invitati sono: Localedue (Bologna), Pelagica (Milano), Space 4235 (Genova), Spazio Radicchio (Bologna – Imola), Tripla (Bologna), Yellow (Varese).
ATP ha rivolto delle domande al curatore, ad ATZ e ad ognuno degli spazi coinvolti.

Intervista al curatore Andrea Lacarpia —

Francesca D’Aria: La prima cosa interessante di questo evento è che l’osservatore potrà fruire in un unico progetto di opere e artisti che appartengono a contesti diversi ma che qui trovano un unico punto d’incontro. Mi parli dei protagonisti e delle loro ricerche?

Andrea Lacarpia: Il concetto di spazio indipendente è molto ampio e in esso possono rientrare realtà molto diverse tra loro. Ogni spazio è un universo a sè, indipendente perchè autonomo rispetto a fattori esterni come il mercato o le prassi delle istituzioni. L’autonomia e l’autosufficienza sono qualità positive perchè rendono libera la ricerca artistica, ma l’isolamento che spesso ne consegue può bloccare le esperienze più innovative in una dimensione locale. L’idea di SPAZI è attivare sinergie tra diverse realtà indipendenti per superare l’isolamento e nel contempo valorizzare le diversità. L’edizione 2017 di SPAZI unisce in una mostra visibile 24 ore su 24 le forme proposte da artist run space e progetti curatoriali, white cube e luoghi inusuali come vetrine o mercati ortofrutticoli. Yellow, spazio di Varese che si concentra sulla ricerca pittorica italiana e internazionale, propone un dipinto del giovane artista inglese Archie Franks, in cui l’immagine piatta e pubblicitaria dei popcorns è resa corposa e complessa dalla stratificazione pittorica. Space 4235, nato in Norvegia e con sede a Genova dal 2012, presenta un’opera realizzata con dei tessuti che, partendo dall’estetica del vestiario autoprodotto diffusa nella cultura punk, si pone come un paesaggio urbano minimalista in cui il rosa del tramonto incontra il grigio dell’asfalto. Tripla, spazio di Bologna che invita gli artisti ad esporre in tre vetrine visibili 24 ore su 24, propone un’opera di Luca Bernardello e Filippo Cecconi, un libro sigillato sottovuoto in cui la copertina pone una domanda che non troverà risposta: “Was Marcel Duchamp an alien?”. Localedue, spazio di Bologna votato alla crescita e alla promozione di artisti e curatori, presenta una delle interrogazioni avvenute via e-mail che delineano il percorso sotteso alle opere presentate nella mostra di Marcello Spada appena conclusa. Pelagica, progetto di ricerca sullo scenario del Mediterraneo, presenta un’opera che anticipa il progetto con il quale inaugurerà la nuova sede milanese. Composta da tre specchi, l’opera si pone come una riflessione sulla percezione del nemico nella diversità. Spazio Radicchio è una cassetta di legno che ospita nel banco delle verdure opere di diversi artisti, girando nei mercati tra Imola e Bologna. L’attività di Spazio Radicchio è presente a SPAZI 2017 con una foto documentativa della mostra di Cinzia Delnevo svoltasi nel novembre 2016.

F.D. Il fatto che queste dimensioni autonome trovino il modo di interagire l’una con l’altra attraverso questi circuiti crea scambi, influenze e nuove sperimentazioni. Con quale criterio sono stati scelti i lavori e come avete messo in luce i rispettivi punti di forza?

AL: Ad ogni spazio è stato chiesto di presentare un’opera o altro materiale che riassumesse l’identità della propria attività, lasciando piena libertà di scelta, ovviamente con il limite delle dimensioni contenute in proporzione con l’Edicola Radetzky. L’allestimento progettato da ATZ ha tenuto conto delle specificità di ogni opera e nello stesso tempo ha armonizzato l’insieme dandogli un’identità precisa.

FD: Spazi è inserito nel circuito NEXT, l’evento è ospitato nello spazio di Edicola Radetzky e si costituisce come un momento espositivo che apre ai progetti indipendenti italiani. Cosa significa dal punto di vista curatoriale occuparsi di questo tipo di realtà e cosa sta cambiando nella scena italiana grazie agli spazi indipendenti contemporanei?

AL: Gli spazi indipendenti hanno avuto un ruolo fondamentale nel presentare le nuove urgenze dell’arte contemporanea, basti pensare, concentrandosi su Milano e su realtà nate negli anni tra il 2008 e il 2010, a Brown Project, Mars e Spazio Morris. Oggi tali esperienze si sono moltiplicate a causa di una profonda crisi delle gallerie e delle istituzioni, che si mostrano sempre più distanti dalle reali evoluzioni del contesto artistico. Occuparsi di questo tipo di realtà significa ritrovare nella produzione artistica una certa autenticità ed incisività, energie nuove che, se immesse nei circuiti ufficiali, darebbero nuovo slancio al contesto culturale italiano. NESXT, progetto di Olga Gambari al quale collaboro all’interno del team curatoriale, è un ampio network che abbraccia tutte le forme di produzione culturale indipendente, condividendo con SPAZI la volontà di promuovere tali realtà, anche mettendole in relazione. Attualmente è online nel sito di NESXT una call rivolta agli spazi indipendenti, che possono proporre dei video d’arte che verranno proiettati per due notti in piazza Carlina, importante luogo appena restaurato del centro storico di Torino.

SPAZI 2017 - Edicola Radetzky - vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Edicola Radetzky – vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)

Intervista ad Agreements To Zinedine – ATZ

FD: Le opere che costituiscono il corpus di questa edizione di SPAZI sono molte, qual è il rapporto che intercorre tra il luogo e i lavori lo abitano?

ATZ: Ognuno degli spazi invitati ha un differente statuto di riferimento e un altrettanto approccio alla pratica artistica, così come una geo-localizzazione che, talvolta, detta le caratteristiche delle rispettive ricerche. Di conseguenza, ci siamo focalizzati sulla struttura dell’edicola, affidandole il concept dell’intervento, attraverso l’esasperazione degli elementi costruttivi, sino a pensarla come una voliera, con rastrelliere e piani d’appoggio, per un habitat di coabitazione tra SPAZI e le entità che lo compongono. L’area ristretta di edicola può, in questa visione delle cose, riflettere un continuo rimando tra le singolarità, per ricostruire l’attività collettiva, alla quale si riferiscono progetti di questa tipologia.

FD: Che iter ha seguito l’allestimento della mostra? Ci sono state delle scelte nelle quali è venuto meno il progetto iniziale lasciando libero il richiamo tra le opere, i materiali, il posto e la loro armonizzazione?

ATZ: Il progetto è stato strutturato a partire da queste esigenze e mediato da alcuni aspetti estetici (oppure materiali) che giocassero sempre in contraddizione o sottrazione con edicola Radetzky. Il floccaggio, ad esempio, è una tecnica di rivestimento che accentua la sua efficacia in relazione alle proprietà tattili, che in questo caso non si attivano, accentuando così il limite della struttura e della relazione con il pubblico, in un contesto di grande dispersione. Inizialmente abbiamo anche pensato di predisporre degli elementi, insiti nel nostro progetto, che permettessero uno sviluppo di possibili narrazioni su tre diversi livelli. Durante la fase di allestimento, però, sono nate delle esigenze che hanno attivato nuove vie di dirottamento dello stesso, creando uno statuto proprio che analizzavamo mediante l’attenzione e le reazioni dei passeggiatori del sabato mattina. Dunque: il progetto è stato arrangiato dalle opere, ma è rimasto pertinente agli intenti di base, che prevedevano la volontà di chiudere in cattività degli spazi, la cui indipendenza fosse evidenziata dai “limiti” del nostro habitat.

SPAZI 2017 - Edicola Radetzky - vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Edicola Radetzky – vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 - Edicola Radetzky - vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)

SPAZI 2017 – Edicola Radetzky – vista della mostra (foto Maurangelo Quagliarella)